lo scoiattolo giardiniere .43


Alberi e vento vanno insieme: se sia il vento a far muovere le fronde o siano invece le fronde a generare il vento non si sa. Ghiande e tavoli nel parco, anche, vanno insieme, se non fanno centro nel bicchiere davanti a me perche' allora ghiande e bicchieri vanno insieme. Queste due ghiande sono cadute sul mio tavolo, con il forte vento di oggi.

   Se fossero cadute in terra e nel parco ci fossero gli scoiattoli, questi le prenderebbero e le porterebbero chissa' dove a nasconderle per la riserva invernale. Gli scoiattoli poi non avendo buona memoria dimenticherebbero i nascondigli di centinaia di ghiande. Mangerebbero comunque le noccioline che tutti noi non vedremmo l'ora di offrire loro, quindi, niente paura, sopravviverebbero senza problemi all'inverno.

   Comunque le ghiande sarebbero li' sotto e germoglierebbero. Germogliano. Nascono cosi' le querce che vediamo in giro, nei parchi con scoiattoli, a disegnare un nuovo parco alla prima pioggia di primavera. Dipende solo dalla gestione dello sfalcio se dare corda a questa fantasia di scoiattoli oppure riportare tutto all'ordine.

   Due ghiande fuori dal bicchiere e due nuove querce nel parco. Il parco si muove.

   Confesso che qualche anno fa mi era venuta l'idea pirata di portare due scoiattoli (uno non basta) nel nostro parco cittadino. Il secolo diciannovesimo ha fatto i nostri grandi giardini privati come fossero grandi aiuole. Mi immaginavo dunque cosa sarebbe diventata la nostra amata grande aiuola cittadina se gli scoiattoli ne avessero preso possesso: l'idea e' durata un paio di secondi, per fortuna di quegli esserini. I quali esserini sono in realta' dei piccoli mostri che distruggono nidi e rovinano la corteccia degli alberi provocando danni letali qui e la'. Pero'... un parco senza di loro...

   Le querce sono gli alberi in assoluto piu' belli del paesaggio di ogni tempo e luogo, non perche' siano l'immagine di sogno degli alberi piu' antichi o perche' siano i piu' ricchi in termini di biodiversita' e non perche' siano gli alberi da sempre associati al fare legna, alla casa, alle sculture nelle chiese rurali, alla nascita e alla prospera crescita, bensi' perche' sono le Querce. Non c'e' nulla da spiegare.


   Quel nulla da spiegare che si forma come i valori comuni, che vengono a galla nel tempo, il tempo che scorre nella consuetudine della condivisione di una convivenza che dell'uso comune delle risorse fa la propria possibilita' di durata, il proprio immaginario, la propria estetica.


   Ecco come da millenni il Bello ed il Bene vanno insieme. Nulla da spiegare. Un respiro.

humilis ulmus .42

Montale direbbe che "riesce" al muro di cinta. E' l'olmo o meglio una crescita dalle sue radici che sta salendo nel caldo. E' l'olmo altissimo, come non se ne vedono piu', che cresce nel giardino ottocentesco di una casa privata qui vicino.

   La famiglie importanti della mia citta' alle volte lasciano che i propri giardini divengano rigogliosi rifugi della biodiversita', non li toccano dal secolo scorso. Felici dunque gli insetti, gli uccelli ed io quando passo lungo la strada che fiancheggia il muro di cinta. Un'ombra unica di due olmi piantati entro due aiuole dove le tappezzanti hanno nascosto chissa' quanti palloni da calcio, fermi ancora di piu' se oltre l'ombra c'e' l'Estate.

   Le foglioline d'olmo sui rametti appena formati alla base del muro resistono al caldo: di un verde denso, ovali dal margine seghettato e rugose in superficie, sembrano gia' grandi su rami gia' grandi. Hanno fretta!

   E' l'olmo, l'albero che ha dato nome al figlio di un amico, cosi' forte da tenere tutte le viti di questa campagna.

come .41

Chiara come il mare, come i baba', la musica, le lettere che si scrivono, i disegni, le matite colorate, i libri e i disegni ancora e la matita sul tavolo che rotola fino alla gomma e si ferma, come le sfogliatelle che arrivano, le calze color senape, il te alla menta, i mesi che passano veloci perche' il mare e' li', non ha bisogno di attendere, sempre vicino, come la scoperta che e' fatta di persone e si ritorna nuovi, si', si ritorna nuovi.

apre .40


Questa porta apre ad un giardino. Il verde sfocato di un albero, la terra bianca di polvere, il marrone che si fa blu. Chissa' perche' amo cosi' tanto i colori.

   Il vetro ha una patina che lo rende opalino ed il legno dietro diventa blu. Un bambino disegna il cielo blu. Chissa' chi diceva che il cielo e' cielo da lontano. Si' e' vero, il cielo da vicino e' l'aria e l'aria non si vede. Il blu allora e' un colore per cio' che non si vede. L'opalino del vetro rende cio' che accade oltre quasi fantasma, fatto d'aria e tutto cio' che succede li' si fa blu. Ecco come il legno della porta da marrone muta in blu: si fa d'aria, come il giardino di Luciano, un giardino che e' un giardino da lontano.

green red yellow blue .39

Palloni rossi, gialli e blu andati a finire sul tetto vegetale piantato di fiori selvatici. Cosa si vuole di piu'.

perimetro di canti .38

Oggi ho stampato le tavole per un giardino.

   I due committenti si sono incontrati su scelte d'affezione e senza timore si sono lasciati portare da un'onda di graminacee+erbacee perenni.

   4000mq: mare aperto sul quale si increspano i 55x10 metri di Deschampsia cespitosa a nascondere e rivelare sparse le erbacee perenni, mentre piu' giu', alberi singoli, calmi.

   Una vigna, un orto, un piccolo frutteto, siamo in campagna ed in campagna gli uccelli hanno bisogno di cercare dove fare il nido, il deserto verde e' un po' troppo grande anche per loro. Crescera' dunque una siepe selvatica di Acer campestreCarpinus betulusCrataegus monogynaCrataegus OxyacanthaPrunus spinosa: il perimetro del giardino, presto popolato di canti.

   Cosa puo' un giardino! ... Credevo capitasse soltanto nella combinazione: committenza mercantile olandese/Piet Oudolf... Mi inchino al maestro e ai suoi disegni e corro lungo la siepe.

hedge/siepe .37

Questa sera un ricordo di cosa ovvia, assodata, serena: la siepe selvatica in Inghilterra.

   Paul Eluard e Man Ray avevano fatto nel 1935 un libretto di poesie che accarezzavano i profili di Noush Eluard e l'avevano chiamato FACILE dove il senso e' la bellezza stessa di Noush coniugata in tutti i suoi tempi possibili fino a restituirla al suo eterno presente da cui sempre essa proviene.

   Ogni volta si tratta di: FACILE versus "Perche...?", versus il domandarsi da cosa deriva la chiusura, la difficolta' di condivisione intorno, il domandarsi come mai qui non si respira quell'ossigeno ed altrove si', il domandarsi ed il domandarsi ancora, che si innesca per prendere le misure e mantenere la rotta.

   Ecco, quel FACILE e' in verita' l'unica rotta da tenere, prima ancora di innescare il punto di domanda. Si', non c'e' bisogno di capire il perche' delle chiusure dei cuori, l'abbiamo gia' saputo come misto di ignoranze e paure... FACILE!

   La siepe selvatica, the wild hedgerow, e' cosa complessa, come i giochi dei bimbi che battono le mani che si intrecciano sempre piu' velocemente tra i cui disegni gli uccellini fanno i loro nidi, di passaggio, la Primavera ed attenzione a non potare quando siamo gia' in Aprile ed i piccoli ancora nel loro limbo, mi raccomando.

Zyryab .36

E' di fuoco lungo le corde, e' il giallo caldo, il rosso soltanto alla luna, persiano di origine, camminava per un giardino blu, l'Inverno le mani fredde da riscaldare, battere il tempo, batterlo fin da bambino quando imparava, chissa' chi era il maestro, la stanza nella casa, il patio a Cordoba, corde di budello, d'aria, il giardino e' sempre li', la sabbia gli e' sopra da molto, sopra anche al suono che cosi' ha potuto trasportarsi in quell'aria piu' ad ovest, la' dove il colore va a coricarsi senza dormire.

   Per anni sono andato in Andalusia, chissa' perche' ed e' la' che ho visto i giardini arabi, gli aranci ed i cerchi di mattoni, l'alba nella filigrana gialla del muro dopo le case basse, l'acqua fino in alto, verde e blu davanti alle foglie ed alle maioliche.

   Non puo' esserci giardino senza queste cose. Non puo' esistere un giardino senza l'acqua perche' e' l'acqua che lo fa cominciare nella mente, come il muschio non e' causa di nulla, soltanto indica l'ombra umida, l'edera che fa piu' belli gli alberi.

   Quest'acqua che piove in gocce in fili scolpiti nel marmo bianco e' il segno dell'attenzione a lasciare indietro ogni cosa che passa, che batte il tempo e nascono le note che diventano calde la notte e passano in altre note, sempre altri noi dalla Persia a Cordoba e durano, solo che le si lasci piovere, scaldare le mani come il marmo l'estate, solo che le si guardi passare, come Paco de Lucia con il musico Zyryab.

il posto delle fragole e le rane .35

Sulla strada per il mare sono andato a cercare un mio posto delle fragole di quando, a dieci anni, seduto sul muretto di un canalino di scolo ho cercato di pescare le rane... La casa di campagna dell'Alda ed Alberto, fratello del Michelangelo dei film.

   Perche' le rane sono tanto selvatiche quanto poco furbo e' il bambino di citta' che le immagina uscire allo scoperto e saltare sulla calza legata al filo.

   Un canalino e l'angolo di una casa. Un prugnolo grande. Mi fermo a sensazione. Il muretto e' li', nascosto dal prugnolo.

   Cara Alda, ho mangiato alcuni frutti... Mi aveva raccontato che un giorno, ai piedi della quercia, ero stato seduto a guardare l'albero per un bel po'. Il caldo, lentissimo da riprendere con la macchina da presa, faceva cominciare l'Estate.

il signor Dario .34

Lo chiamo perche' voglio visitare il suo parco, oasi, bosco... non so, ne ho sentito parlare. Sono curioso. Vicino a Ferrara. Conosco di vista il signore, maestro di Yoga di un amico e cugino di un altro. Prendo la macchina e mi avvio mentre in alto il vento ed il sole sono splendidi.

   Mi invita ad entrare, attraverso il soggiorno, di qui una fotografia, una seggiola ed una vetrata bianca di luce, mi apre la porta del giardino.

   Si chiama London Wetland Centre, siamo a Londra e Peter Scott l'ha immaginato. Si chiama sogno e l'intelligenza per realizzarlo. E' il bisogno di vivere in un paesaggio piu' ricco di quello che ci sta nutrendo e via, creare connessioni di persone, discussioni e denaro... che qualcuno poi, magari offre, innamorato della stessa necessita' e sicuramente piu' facoltoso.

   Ferrara ed il London Wetland Centre: non posso che descrivere la passeggiata di ieri per riflessi molteplici di un'unica cosa meravigliosa, cosi' che a poco a poco si approssimi l'immagine che desidero comunicare. Quell'immagine senza connessioni reali in cui idea e paesaggio geograficamente percorribile si tengono insieme per diventare sentieri, viste, serenita' profonde e durature.

   Anche Peter Scott era cugino di qualcuno e qualcun'altro avra' varcato la soglia per entrare in un soggiorno e, una sedia, una fotografia: Peter Scott non fece in tempo a vedere completate le immense vasche del progetto meraviglioso che a sud del Tamigi, in una delle piu' inquinate capitali degli anni sessanta, avrebbe avuto la forza di inondare un'area sottratta al densificarsi dell'edificazione urbana e permettere a me, naso in su, di vedere anatre volare e nidificare nel centro di Londra. Era il presidente del WWF non a caso. Aveva ucciso in una battuta di caccia un uccello e da quel momento ha offerto la propria vita ai nuovi nati, che nascessero e vivessero a migliaia, con Londra sotto, dal mare e le terre acquitrinose dei vecchi porti.

   Lascio Londra e l'acqua si increspa al vento da una vasca di 4m, ad un'altra di 2m e da li' ad un'altra ancora che si copre di 10cm: "... Per gli uccelli con le zampe corte..." passando da canale a canale per la campagna ferrarese, rinfrescandosi dell'acqua che emerge da uno scavo di 8m "... Vedi, la' dove c'e' l'isolotto con il salice...".  Spazi creati dove non si mette piede. La porta del giardino e' aperta e diventa verde e blu davanti, dove ci si inchina alle plantumazioni, scavi e cure alla cosa fatta il giorno prima, ogni giorno dopo. E' la scala di tutto cio' che mi tocca, quasi non mi accorgo dei miei amati biancospini perche' e' la scala di tutto cio' che mi tocca, un fuori scala rispetto alle mani.

   Un bosco di piante da margine boschivo, l'erba alta, un sentiero in movimento tra gli alberi i cui frutti ci sporcano le dita "... Ma tu non ti sporchi?! ... Ah no, mi pareva!...". Ed un cerchio disegnato nel terreno per vie di sogno scozzesi per essere felici, perche' come tramite riusciamo ad esserlo, riusciamo a fare le cose, cosi' che la strada si formi ospitale: mi accoglie, come le erbe selvatiche che non si puo' evitare vi prendano dimora. Riprendiamo il sentiero.

   Il caspo di insalata tagliato per me e' li' davanti sul viottolo, messo li' prima cosi' che mi ricordassi di prenderlo sulla via del ritorno. Sull'argine, a sinistra il sole e' piu' giallo, la strada bianca davanti.

il giardino ed il deserto .33

Una distanza separa il muoversi alla stessa velocita' della Terra, dove le cose e le loro persone accadono ed il fare giardini. E' la stessa distanza che sta tra il guardare dal di qua di un vetro e l'andare oltre quel vetro. Per stare al di qua degnamente e' richiesta una distanza critica, che si impara con gli anni contro la propria sicurezza, per chi ce la fa. Ma c'e' chi ha rotto quel vetro ed e' passato oltre e per un po' si e' mosso a quella velocita'. Pero' averlo nel sangue e' tutta un'altra cosa e dopo un po' qualcosa riporta a casa. O meglio, dopo un po' ci si calma e si entra in un giardino.

   Lo chiamo giardino perche' i Paradisi erano gli spazi circondati da mura nell'immenso deserto della Persia dove alberi da frutta crescevano: giardini. Il muro era alzato per impedire al deserto di cancellare l'operato del giardiniere. Difendersi non da nemici, ai quali quel muro faceva un baffo, ma dal deserto che via via entra e infido si fissa tra le piante ed il lavoro necessario a coltivarle, indebolendo l'incanto. Incanto necessario per vedere un giardino dalla sabbia.

   L'incanto si annichilisce se la velocita' e' fuori scala per le proprie gambe ed i propri occhi. Cosi' nasce il giardino. Cosi' se e' vero che la distanza critica deve venire a galla con l'esperienza -unico antidoto all'inadeguatezza- e' pur vero che il coltivare il proprio Paradiso e' un sacrosanto omaggio all'incanto.

traveller's joy .32

Una passeggiata per i campi ed ecco la tovaglia coperta di erbe commestibili: Chenopodium album, Portulaca oleracea, Potentilla reptans, Medicago sativa, Artemisia aquatica, Trifolium repens, Malva sylvestris, Polygonum aviculare, Veronica persica, Oxalis acetosella, Matricaria chamomilla, Urtica dioica, Parietaria officinalis, Agropyrum repens, Taraxacum officinale, Plantago lanceolata, Capsella bursa-pastoris, Clematis vitalba.

   Con un ennesimo sforzo dovrei ricordarmeli...

   La Capsella si chiama "Borsa del pastore" ed e' ovviamente la piu' simpatica, ma il fatto che la Clematide si possa mettere nella zuppa mi fa felice e mi sento il traveller la cui gioia da il nome inglese alla pianta.

terra .31

La Terra sta tremando da giorni in Emilia Romagna, la mia regione. Alcune persone non ci sono piu' e molte altre hanno perso casa e lavoro. Non riesco a non scrivere una pagina.

   La terra tremava da una settimana e la campagna verso il mare era calma. Piu' ad Ovest, dove la campagna si e' sempre pensato avrebbe attutito un terremoto, si e' vista l'argilla uscire in superficie e creare un abbassamento del livello del suolo.

bassa padana .30

Ieri andavo al mare e per strada una rotonda era uno splendido paesaggio davanti a me. Dopo essermi rallegrato mi sono domandato chi potesse aver fatto un progetto cosi' cool nella Bassa Padana. Poi, piu' in la', era il ciglio stradale a diventare quello splendido paesaggio che, senza pausa, continuava per chilometri... Trovare l'artefice della rotonda e dell'intero paesaggio intorno a me e' stato facile: la dimenticanza.

   Un progetto si arricchisce delle proprie dimenticanze. Cosi' una rotonda diventa uno splendido giardino grazie all'aver tralasciato, in fase di progetto, di garantire una densita' alta di plantumazione che, riducendo lo spazio vuoto tra le piante, avrebbe reso difficile la via alla competizione vegetale che in aperta campagna e con la pioggia di questa primavera non attendeva altro.

   Le opportuniste aeree diventano le star: le graminacee arrivano al seguito delle specie scelte, le quali, come gregari, ci fanno immaginare "le piante giuste", ci fanno disegnare un progetto, acquistare, piantare, innaffiare... perche' quelle altre, gia' ovunque nell'aria, facciano lo scatto finale quando, bellissime, daranno il senso inatteso al nostro fare.

   Un giardino che nessuna immaginazione avrebbe potuto inserire con tale continuita' di carattere nel paesaggio circostante divenendo esso stesso paesaggio.

   (Al College descrivevano talvolta un fiore come: so sexy! so cool!)

music for gardeners .29


"There is no formal Planting Plan and the perennials are laid out in clumps and Stipa tenuissima dotted in the gaps.
Over time the grass forms drifts around the more static perennials and shrub-like planting while Verbascum thapsus and Kniphofia disperse naturally throughout the steppe.
Bare root whips (planted at 1.5-2m intervals) or trees up to 1.8m tall are cut back to near ground level after planting and cut back at any time from one to five years.
Ground cover perennials are planted at random on a 50cm grid and a seed mix of transient woodland edge biennials and perennials is then sown over the whole area. So long as grasses are not included in the seed mix there is no need to keep a clean plant-free area around the base of each tree.”
From the book: "A New Naturalism" by C. Heatherington, J. Sargeant, Packard Publishing, Chichester

Robin Hood .28

Il seme di Fraxinus excelsior sembra non avere intenzione di germinare. Almeno fintanto che non decida di spuntare mi dispiace, perche' sarebbe un altro albero da piantare in qualche posto della mia citta'. Dato pero' che i due Acer negundo piantati la primavera di tre anni fa non hanno superato il diligente sfalcio pubblico l'estate successiva, mi viene da pensare che forse e' bene che l'albero che non nasce resti dov'e', in quello stesso dove da cui un giorno e' venuto alla luce il nouveau ne' di Brancusi.

   E' una questione di civilta' non piantare alberi in aree di verde pubblico al di fuori della programmazione dell'ufficio pubblico competente. La diffusione di essenze non catalogate e non monitorate precedentemente la plantumazione puo' risultare in una proliferazione di specie ammalate o invasive che potrebbero andare a detrimento della buona convivenza delle specie arboree. Prendere ai ricchi per dare ai poveri puo' essere importante, ma non si tratta di questo e, cosa piu' sensata, parlare con le amministrazioni pubbliche forse e' meglio che perdere le future piante pirata, che di colpa non ne hanno alcuna!

   Credo pero' che un albero qua e la' piantato da un ragazzino che dedichi alla fidanzata quella nuova promessa dalle radici profonde sia la piu' grande conquista della civilta' urbana. Se quel ragazzino piantasse un Ailanthus altissima (forse la specie arborea piu' felicemente invasiva del mondo), allora mi sentirei di suggerirgli di cambiare scelta la prossima volta (sempre pero' per la stessa fidanzata) e magari non lasciarsi confondere dal suo nome di "Albero del Paradiso" per rivolgere lo sguardo, qui sulla terra, ad un albero da frutta: poiche' un seme di albero da frutta e' un "frutteto invisibile", come scrive il professore di ecologia Jonathan Silvertown.

   E lo sfalcio, l'estate successiva?! Intanto fidanzarsi d'autunno, poi ci penseremo...

herbarium .27

Nessun viaggio per mare, nessun ammutinamento (il Bounty andava alla ricerca di piante, ma poi, arduo a credersi, fu preferito da alcuni il sole delle isole), una matita e dieci nomi latini di piante ogni settimana da imparare a memoria. Si' questo e' il mio piccolo Herbarium di 47 piante ovvero una pianta disegnata, su dieci studiate ogni settimana, in due anni al College. Grazie a Carolus Linnaeus.

   Quel simpaticone di Linneo dava alle nuove piante (e a quelle gia' conosciute, facendo impazzire i botanici non piu' ventenni i quali, di affaticata memoria, non vedevano certo di buon occhio essere messi di nuovo sui banchi di scuola) i nomi dei propri amici o nemici. E se quelli amici diventavano piante sempreverdi dal fiore profumatissimo, imaginate i nemici (e ne aveva molti).

   A me Linneo e' molto simpatico, uno spirito bambino fino agli ultimi giorni, conscio di se' fin dall'inizio del palesarsi di un talento unico per l'organizzazione delle cose e dei loro nomi (sarebbe detto oggi una forma di autismo) e antipatico agli spocchiosi studiosi inglesi (immaginiamoli seduti al banchino di scuola!). Cosa c'e' di meglio.

   Ha sbagliato solo nel non essere generoso. Piante e disegni dai colleghi, mercanti e ricercatori di tutto il mondo non venivano ricambiati. Cosi' sarebbe stato abbandonato anche dai pupilli, senza capire il perche'. I bambini non cresciuti non capiscono il perche' e gli adulti non riescono ad avere la distanza storica che porta alla comprensione che un albero di pere non puo' dare mele. E visto che i frutti che da' sono gia' dolcissimi, allora lasciatelo correre per i campi con i suoi studenti, organizzati in giocosi battaglioni, vestiti da primavera con retini, lenti, bastoni, vanghe e via! a dare nomi a piante, uccelli e pietre. Osservare per vedere. Tutti si divertivano ed imparavano dal piu' grande botanico esistente in un tempo in cui se una donna dava un infuso d'erbe senza essere un farmacista veniva arsa viva davanti ad una folla di ignoranza e paura.

   Linneo ha messo ordine, semplificando i metodi contemporanei di classificazione del vivente, sottraendo la vita e i suoi nomi all'arbitrio, quell'arbitrio tra le cui fibre la superstizione puo' fare sempre capolino.

   Fatto sta che i nomi latini sono ardui da ricordare, oltremodo sapendo che non c'e' alcun fondamento ad un nome quale: Siegesbeckia, visto che e' dal suo cattivo odore e dal suo nascere in zone disabitate che deriva il suo essere stato cortesemente associata all'odiato Siegesbeck, acerrimo nemico, detrattore della definizione del Sistema Sessuale alla base del lavoro di Linneo.

re, pirati e giardinieri .26

...
A gente trabalha o ano inteiro
Por um momento de sonho
Pra fazer a fantasia
De rei o de pirata ou jardineira
...
(Gal Costa canta Tom Jobim)

Re, viaggi per mare, giardinieri a cercare piante ad ogni capo della terra ed i pirati, a scocciare gli Inglesi (ma anche altri) diventandoci simpatici. Pero' a me stanno piu' simpatici i giardinieri che se ne andavano per mare e per terra a trovare meraviglie vegetali da spedire a casa. Certo, la fama... si, se si rimaneva in vita. Erano dei folli il cui demone era l'amore della scoperta di piantine mai viste, punto e basta, valli a capire...

   Che bello un'epoca di scoperte scientifiche fondate unicamente sulla Liberta', quella liberta' che aveva nome di: osservazione e sperimentazione, anziche' le riflessioni filosofiche e le verita' ecclesiastiche. Un po' come avere davanti una torta fatta di farina di castagne e, anziche' assaggiarla, cominciare a domandarsi se l'uso del coltello e della forchetta, consueti per l'assaggio delle torte di farina di grano, vadano bene oppure no... piu' o meno cosi' la scoperta veniva frustrata nella mente di studiosi che dovevano ancora apprendere ad osservare direttamente i fenomeni. Anche perche' quegli studiosi con gli occhi aperti rischiavano grosso. Erano dei pirati, in fondo... Giardinieri e pirati, dunque, un po' piu' vicini.

   E pensiamo al ritratto di John Tradescant il giovane (1608-1662), figlio di John Tradescant il vecchio (1570-1638) e, come il padre, giardiniere del re d'Inghilterra: la mano poggia sulla vanga (il modello di manico piu' comodo mai inventato, ripreso oggi dai migliori fabbricanti e, manco a dirsi, presente tra i miei strumenti...), la spada del Re del giardino. Spada che noi, scimmiottando l'Inglese, pronunceremmo "speid"... non fosse che questa e' la pronuncia corretta del termine inglese spade che significa appunto: vanga! Fatto sta che i due John sapevano di essere dei re. Nessuno prima del vecchio Tradescant aveva vissuto l'avventura di viaggiare per terra e per mare e, una volta tornato, creare una wunderkammer di oggetti e piante, The Ark, aperta al pubblico e primo museo d'Inghilterra, nonche' nucleo del futuro Ashmolean Museum di Oxford. Giardinieri, pirati e re.

   O in altro ordine: "De rei o de pirata ou jardineira". E' appunto qualche secolo dopo in Brasile, al tempo in cui cantava Tom Jobim, sicuramente amico del giardiniere Roberto Burle Marx, che le tre figure delle nostre storie non sono mai state cosi' vicine.

   Le carte si accordano se c'e' liberta' di farlo. E' allora che i destini si intrecciano e tutto si fa possibile seguendo la piega che si vuole seguire, la piega che si e' in grado di seguire. Un giardino e' mettere insieme le piante che giardinieri viaggiatori hanno avuto la liberta', il coraggio e l'orgoglio di immaginare.

pollicino .25

Mattina di giornata di sole, foto dal Portogallo di amici ed ecco che tutto si raccorda nel profumo di anni di viaggi e scoperte: del Portogallo e di tutti gli altri posti insieme e quegli anni tutti presenti, ora, qui, con poche piantine a segnare la via. Sara' Buarque che canta, saranno le fresie sul tavolo. Pollicino aveva piantato ghiande ed ora ci sono alberi della sua altezza, un po' piu' bassi del bosco intorno, un po' piu' alti dell'erba. Bello.

equivalents / my garden .24

La fotografia apre al pubblico un giardino privato (un fatto che mi affascinera' sempre della fotografia): welcome to my garden.

weeds forever .23

Viva la calma libera e bella del botanico inglese Richard Mabey.

   "Weeds. How Vagabond Plants Gatecrashed Civilisation and Changed the Way We Think About Nature", in Italiano: "Elogio delle erbacce", e' il suo ultimo meraviglioso libro.

   Sono felice che il progetto del "Bosco" sembri uscire dalle pagine dell'ultimo capitolo (un po' di ossigeno di Londra e' entrato nelle vene): giardini di nessuno e di tutta la citta', pubblici perche' non privati della possibilita' di diventare riserve della biodiversita' progettate per essere tali prima del loro tempo naturale, prima cioe' che, nel tempo necessario ad essi di diventare oasi naturalistiche da angoli urbani dismessi, possano subire l'arbitrio del mercato immobiliare.

   Alternanza di civilta'.

calder .22

Un giardino in fil di ferro con leoni e scimmie e tendaggi e una frusta e l'anello di fuoco e i saltimbanchi e rose, sicuramente... si inizia dal cielo, da una nuvola come quella che porta il cielo dentro il MOMA. Amo Calder.  


   Pianterebbe una Lunaria annua con i suoi semi di carta traslucida che si muovono all'aria piu' fina e la chiamerebbe Lunaria annua 'Mobile'!

cra... cra... cra... / pagina quarta .21

Felice di aver piantato le anemoni e le altre piante nel giardino mi accorgo di una cosa: l'acqua?... Gia', nel mio disegno i fiori crescono per grazia di Dio, cosa d'altra parte vera (lo si chiami come si voglia), ma certo un aiuto per mano dell'uomo ne e' la via, come al solito. 

   Devo quindi pensare ad un impianto di irrigazione. Mi vengono i brividi che scorrono come i tubicini di plastica nera necessari alla sopravvivenza del giardino. Non ricordavo questa presenza dell'acqua da garantire costante. Il giardino era il "giardino di casa", apparteneva agli anni passati di liceo, viaggi, reportage, distanze, neve, impronte di gatto, calicanthus e raccourcis emotivi che, sedimentatisi insieme ai gusci di lumache ed un fico-mattoni-radici-altri mattoni ed ancora tempo e tempo, era diventato quello scrigno in cui, ogni volta che entravo, soltanto l'ilare sconfitta della malinconia giovanile poteva risolvere altrimenti rispetto al silenzioso sedersi sulla panchetta sgangherata a guardare dentro!

   "Scusami giardino, ma che vuoi, non potro' essere sempre li' ad innaffiarti, non potro' eppoi voi piante, voglio dire, dovreste imparare ad adattarvi come si legge sui libri, non e' che solo in suolo inglese potete show off... gia', facile essere star da manuale quando piove e c'e' il sole almeno quattro volte al giorno!"

   Ma si sa, giardinare (come direbbero in Inghilterra) impone la sua legge: "Se vuoi un giardino senza fatica, pavimentalo"... chiaro, mi pare. Quindi da ieri i tubicini da 6mm corrono un po' dappertutto: inganno di naturalita' addio e non c'e' sotterramento che tenga, so che sono li' sotto.

   A quel punto del pomeriggio pero', il patto con il tempo, necessario al giardiniere assente, al giardiniere pigro e a chi comunque al cemento preferisce le piante, e' diventato quel patto di assenza-presenza che ha spinto l'uomo ad affidarsi una volta di piu' al proprio ingegno, inventando un marchingegno magico, che a fine lavoro ha cancellato il mio lieve senso di disagio quando l'ho azionato. Incredibile il timer, la pompetta che si apre e si chiude! La pigrizia da lettura di istruzioni (un amico invece ama leggerle... ) unita alla sorpresa della scoperta, mi ha fatto giocare per una mezzora con l'unico pulsante presente, premendo con regolarita' il qualela costanza e affidabilita' delle risposte mi hanno svelato le sue funzioni. 

   ... L'acqua era ovunque e lo shady garden era diventato un bog garden: cra... cra... cra... tra le anemoni.

le erbacce e la melancolia .20


Le erbacce crescono ovunque, testimoniano a noi le condizioni che abbiamo sotto i piedi senza saperlo: esposizione, umidita', terreno argilloso o sabbioso e vengono dal binario vicino o dal deserto portato nel risvolto dei pataloni della vacanza, da poco o da molto tempo, persino secoli di distanza. Sono, a quanto pare, l'impossibilita' d'arresto della vita ed alcuni la chiamano Liberta', altri ne hanno paura.

   Albrecht Durer disegna la sabbia nella clessidra giunta a meta' del suo corso, nella sua Melancolia. E' l'anno 1514, ha 40 anni, piena maturita' a quel tempo, forse pero' sentita quale meta' della propria vita. 

   In un altro momento, anni prima, Albrecht si sdraiava in un campo, appoggiava la testa, seguiva i filamenti d'erba... chissa' se aveva paura dei ragni; lo spazio bianco del cielo si macchiera' di giallo nello spessore della pergamena ed allora sembrera' la pagina di un erbario e la terra, sotto, il fango dalle radici pressate... ma qui c'e' il campo su cui e' sdraiato, non un erbario ed il cielo e' bianco perche': "... tanto, che importa farlo azzurro!"; i nomi latini delle piante li conosceva, difficili da ricordare anche per lui; l'Estate il campo e' bellissimo; "... Porto a casa la zolla?...".

   Dipingere, dipingere, dipingere, cosi' che lo sguardo non si perda in cose non fissate per sempre. Cosi' che ancora una volta lo sguardo non sa semplicemente passare sulle cose, scorrere.

   La Grande zolla e' una piccola porzione di terra che diventa grande perche' scelta nel foglio che misura 31cmx40cm. Una dichiarazione d'amore, simpatia, serenita' difesa. E' il 1503.

   Ma forse non e' questione di giovinezza o vecchiaia. Comunque, in un altro momento, Durer ferma la sabbia a meta' del suo corso, per sempre, perche' l'inchiostro nell'incisione non scorrera' mai oltre, non spingera' i granelli verso il basso.

   Mi piacerebbe che lo sdraiarsi nell'erba fosse diventata abitudine per lui, un po' di piu' e si fosse lasciato cadere da quell'altezza da vertigine di 30 centimetri dell'erba dalla quale si puo' soltando apprendere a cadere, come anche Leopardi apprese nella dolcezza che l'infinito aveva ormai insegnato al suo sguardo.

   Albrecht Durer sceglie gli esseri piu' confusamente inutili, arbitrari e pure temuti, usati da farmacisti e streghe, messi a volte al bando. Guarda, sceglie e rende grande. Non gli fanno paura, scorrono e poiche' lo fanno senza un piano preciso e' bene conoscere queste piantine lentamente, prendersi tempo, magari aiutandosi con gli acquerelli, veloci e leggeri, pur sempre aiutandosi con il disegno. Segnare dove si e', costantemente, anche in un campo l'Estate e, piu' avanti negli anni, fissare a che punto si e' del percorso (sembra inevitabile per chi vive quaggiu').

   Ecco qual e' l'importanza delle erbacce: farsi accogliere come compagne, perche' marcano il vuoto, lo rivelano a noi e dicono: "buon viaggio".

"garden me" / A writing about a wished frontier for the natural gardening

................................................

Ecological Planting Design

Ecological Planting Design

Drifts / Fillers (Matrix) / Natural Dispersion / Intermingling with accents/ Successional Planting / Self seeding
What do these words mean? Some principles of ecological planting design. (from the book: "A New Naturalism" by C. Heatherington, J. Sargeant, Packard Publishing, Chichester)
Selection of the right plants for the specific site.
Real structural plants marked down into the Planting Plan. The other plants put randomly into the matrix: No. of plants per msq of the grid, randomly intermingling (even tall plants). Succession through the year.
Complete perennial weed control.
High planting density. Close planting allows the plants to quickly form a covering to shade out weeds.
Use perennials and grasses creating planting specifications that can be placed almost randomly.
Matrix: layers (successional planting for seasonal interest) of vegetation that make up un intermingling (random-scattering) planting scheme: below the surface, the mat forming plants happy in semi-shade, and the layer of sun-loving perennials.
Plants are placed completely randomly: planting individual plants, groups of two, or grouping plants to give the impression of their having dispersed naturally. Even more with the use of individual emergent plants (singletons) that do not self-seed, dispersed through the planting.
An intricate matrix of small plants underscores simple combinations of larger perennials placed randomly in twos or threes giving the illusion of having seeded from a larger group.
The dispersion effect is maintained and enhanced by the natural rhythm of the grasses that give consistency to the design. They flow round the garden while the taller perennials form visual anchors.
Allow self-seeding (dynamism) using a competitive static plant to prevent self-seeders from taking over: Aruncus to control self-seeding Angelica.
Sustainable plant communities based on selection (plants chosen for their suitability to the soil conditions and matched for their competitiveness) and proportions (balance ephemeral plants with static forms and combinations such as clumpforming perennials that do not need dividing: 20% ephemeral, self-seeding plants, 80% static plants) of the different species, dependent on their flowering season (a smaller numbers of early-flowering perennials, from woodland edges, which will emerge to give a carpet of green in the spring and will be happy in semi-shade later in the year, followed by a larger proportion of the taller-growing perennials which keep their form and seed-heads into the autumn and the winter).
Year-round interest and a naturalistic intermingling of plant forms.
Ecological compatibility in terms of plants suitability to the site and plants competitive ability to mach each other.
Working with seed mixes and randomly planted mixtures.
Perennials laid out in clumps and Stipa tenuissima dotted in the gaps. Over the time the grass forms drifts around the more static perennials and shrublike planting while the verbascum and kniphofia disperse naturally throughout the steppe.
Accents: Select strong, long lasting vertical forms with a good winter seed-heads. Select plants that will not self-seed, unless a natural dispersion model is required.
Planes: if designing a monoculture or with a limited palette, more competitive plants may be selected to prevent seeding of other plants into the group.
Drifts: to create drifts of naturalistic planting that are static in their shape over time use not-naturalizing, not self-seeding, not running plants.
Create naturalistic blocks for the seeding plants to drift around. For the static forms select plants that do not allow the ephemerals to seed into them.
Blocks: use not-naturalizing species, in high densities, in large groups.
Select compatible plants of similar competitiveness to allow for high-density planting (to enable planting at high density in small gardens).
Achieve rhythm by repeating colours and forms over a large-scale planting.