abbassarsi .62


Da quando gli inglesi hanno spazzato via il teatro dal giardino per comprendere la Natura -quella con la N maiuscola, un po' meno coltivata di quella con la n minuscola- rendendo tutto cio' che succedeva davanti ed intorno un luogo gioioso, il giardiniere e' diventato il designer. O meglio il designer ha dovuto rimboccarsi le maniche ed imparare come si pianta un albero.

   Il poeta inglese del '700 Alexander Pope scrive un'epistola: Epistle IV, to Richard Boyle, Earl of Burlington, dedicata al proprio amico cultore dell'architettura del Palladio. La lettera e' conosciuta da tutti i giardinieri e garden designer, che l'Inghilterra fa crescere nei propri giardini, per alcune righe:

"Consult the genius of the place in all;
   That tells the waters or to rise, or fall;
   Or helps th' ambitious hill the heav'ns to scale,
   Or scoops in circling theatres the vale;
   Calls in the country, catches opening glades,
   Joins willing woods, and varies shades from shades,
   Now breaks, or now directs, th' intending lines;
   Paints as you plant, and, as you work, designs."

   ... e di queste: genius of the place.

   Per chi studiava in una facolta' di architettura dagli anni '80 in poi questa espressione - veicolata da una importante pubblicazione e, nel frattempo, ritornata alla sua origine latina genius loci- era il pudico filo rosso delle accese discussioni tra amici oppure l'ultimo chiavistello dello studente per cambiare le sorti di un esame penoso.

   Il "Genio del luogo", lo "spirito del luogo" e' il carattere proprio di un luogo fisico, diverso da quello di ogni altro luogo fisico, con il quale noi entriamo in relazione ed al quale la nostra stessa identita' e' affidata.

   Portare rispetto a tale carattere, da parte di uno studente di architettura, non era doveroso, bensi' essenziale perche' la sua stessa identita' non si disperdesse nell'incapacita' di rintracciarsi in luoghi non piu' riconoscibili... mi viene da pensare che qualsivoglia luogo non sarebbe, nel corso del tempo, piu' riconoscibile persino a se stesso, se avesse almeno un paio dei nostri sensi e che dunque non esista uno spirito del luogo, ma solo la nostra urgenza di coglierne uno nell'immediato presente... e' ovvio, il che e' lo stesso che dire che un luogo ha un suo spirito... Quella riflessione e' dunque davvero fondamentale e, seppure sottratta ora alla sacralita' biografica dei vent'anni, resta un punto fondamentale nell'approccio alla lettura della realta' fisica in cui viviamo, cui davvero la nostra identita' e' affidata.

   Non un carattere che detti univocita' di forma per il progetto, ma un carattere che interroghi il progettare stesso in quel luogo. Nessun determinismo formale, bensi' ricerca. La descrizione e l'emergenza del segno... che meraviglia...

   Era il mondo delle metropoli cui si faceva riferimento e della campagna inondata di case e capannoni industriali contro le sedimentate e riconoscibili forme delle citta' storiche e delle architetture che entro esse cercavano, dal secondo dopoguerra in poi, un dialogo... penso alla studentessa cinese che al professore che le chiede perche' ha disegnato un grattacielo di 150 piani in Piazza Tienanmen, risponde: "Perche' c'e' posto...". Era il master di architettura alla Bartlett School of Architecture di Londra dove un cinese va con il suo peso di almeno 20 anni di pressione psicologica nella scalata al successo. 

   "Paints as you plant, and, as you work, designs." "Dipingi come pianti e, come lavori, disegna.", che puo' anche leggersi: "Dipingi mentre pianti e, mentre lavori, disegna.". Cosi' a Pope premeva la necessita' di un'intelligente interazione con la Natura, il cui canto i maleodoranti fumi delle ciminiere cominciavano a tradurre. Genius loci, dunque... ogni volta che siamo allarmati da qualcosa, sia essa la Rivoluzione Industriale, sia essa la rivoluzione del mercato globale con le sue citta'-infrastrutture.

   Il garden designer che abbia appreso a progettare sentendo il tratto scorrere sulla zolla di terra senza interruzione di continuita', interagisce con la natura in modo intelligente, tutto qua. Ecco perche' il designer ha dovuto rimboccarsi le maniche, abbassarsi, si' abbassarsi, perche' portare una cariola carica di letame ben macerato e' abbassarsi per chi non l'ha mai fatto e non ha la cultura che viene dall'istruzione alla bellezza artigianale dei mestieri.

   E allora mi viene in mente una canzone di Yves Montand, Planter cafe':

Planter café, c'est pas pour les gens fragiles
Y'a qu'a se baisser mais c'est ça qui est difficile
Fait chaud l'été, le soleil pèse des tonnes
Y se fait porter et c'est trop pour un seul homme

Le patron dira ce qu'il voudra, mon sommeil est à moi

Rêver café, je ne connais rien de pire
Pour m'énerver, ça m'empêche de dormir
Porter café jusqu'au ventre des navires
Y'a qu'a en grimper et faire semblant de sourire

Ton métier contre le mien mais surtout je te préviens

Planter café, c'est pas pour les gens fragiles
Y'a qu'a se baisser mais c'est ça qui est difficile, difficile, difficile.

Guido Cavalcanti .61


In un boschetto trova’ pasturella
più che la stella – bella, al mi’ parere.

   Cavelli avea biondetti e ricciutelli,
e gli occhi pien’ d’amor, cera rosata;
   con sua verghetta pasturav’ agnelli;

scalza, di rugiada era bagnata;
   cantava come fosse ’namorata:
er’ adornata di tutto piacere.

   D’amor la saluta’ imantenente
e domandai s’avesse compagnia;
   ed ella mi rispose dolzemente
che sola sola per lo bosco gia,
   e disse: «Sacci, quando l’augel pia,
allor disïa ’l me’ cor drudo avere».


   Po’ che mi disse di sua condizione
e per lo bosco augelli audìo cantare,
   fra me stesso diss’ i’: «Or è stagione
di questa pasturella gio’ pigliare».
   Merzé le chiesi sol che di basciare
ed abracciar, se le fosse ’n volere.

   Per man mi prese, d’amorosa voglia,
e disse che donato m’avea ’l core;
   menòmmi sott’ una freschetta foglia,
là dov’i’ vidi fior’ d’ogni colore;
   e tanto vi sentìo gioia e dolzore,
che ’l die d’amore mi parea vedere.




Il bosco, il museo e la curiosita' che in essi ci accompagna.

   Chissa' di cosa e' fatta la liberta' che sta dietro, davanti ed intorno alla curiosita'?

   Nel bosco si sa' e' l'ombra ed il fresco e nel museo le forme piu' comuni, cosi' simili alle nostre, ancora da scoprire per la prima volta, forse, ancora da ricondurre al presente dei propri gesti d'amicizia e d'amore.

   Il bosco viene da lontano come una statua greca, come la musica sia essa il canto degli uccelli o le note di una siringa al tempo di questo busto.

   Il bosco viene dal tempo delle foreste, qualunque sia la sua ampiezza, fosse anche un giardino, perche' e' come e' fatto che lo nomina, la sua densita', la sua massa, come quella scultura che porta la ragazza a guardare dove forse non ha ancora mai guardato.

   Le cose da scoprire di una vita si rivelano e tornano a portarci nel bosco dal quale non usciamo mai e dove ci ritroviamo ogni volta che non ci basta cio' che abbiamo davanti. Forse ci sospingiamo noi in esso. E' il bisogno di perdersi, di lasciarsi portare, come questa ragazza al Met si sta lasciando portare, libera di sentirsi al sicuro lasciandosi portare via.

   Un bisogno di scoperta, di entrare, ogni tanto, in allunisono con corde che vibrano diversamente dalla nostra voce, dai nostri gesti, dai nostri sguardi fino a quel momento, fino a quel momento, ogni volta, non piu' adeguati a seguire cio' che sta accadendo davanti: una luce diversa, un suono nuovo, un tepore piu' fine che ci nominano diversamente da come siamo stati abituati ad udire il nostro nome fino ad allora.

   Liberta' dell'ascolto e liberta' del seguirlo. Certamente c'e' un'eta' in cui la paura di spingersi oltremare va insieme alla gioia, quando ognuno dice: "Or è stagione di questa ... gio’ pigliare" (ognun riempia lo spazio vuoto delle proprie musiche), quando ognuno si addentra nel fosso, insegue una lucertola o tira da un lato i rami pendenti del salice, gia' liane, gia' avventura.

   Il bisogno ed il desiderio di entrare nel bosco, nel museo, delle forme che nascondono, aprono ad altre forme e quinte teatrali dove conoscersi e' l'avventura unica che tiene insieme tutta una vita.

   Il bosco non e' altro: Guido Cavalcanti, sarebbe proprio un errore non seguire alla lettera le sue parole, come anche, per la ragazza del museo, ascoltare solo cio' che le cuffie le stanno dicendo.

un forte rumore di radici .60

Le misure della chioma di un albero mi danno i grammi di azoto che tale albero puo' rendere assimilabile alle radici delle piante intorno: una sorta di gioco matematico di cui rendo partecipe il Bosco.


   1 albero di ontano (in latino Alnus ed in questo caso glutinosa) vale 100mq di approvvigionamento di azoto. Il valore dato e': 1 ontano=10g(azoto)/mq(metri quadri di estensione della chioma). Una chioma generica (raggio di 2,5m) e' di 20mq=200g(azoto). Il Bosco non necessita di terreno ad alta fertilita', gli basta un'approvvigionamento di 2g(azoto)/mq: 200g=100mq. Risultato: 8 Alnus glutinosa riescono a fissare azoto per 800mq. Felici le piante intorno.


   Perche' poi si consideri l'estensione della chioma, se tutto questo avviene sotto terra nella regione delle radici dove si formano i noduli dei batteri azotofissatori, dipende dal fatto che le radici mediamente hanno uno sviluppo tale quale l'ampiezza (in mq) della chioma dell'albero. Occorre rispolverare il buon vecchio pi greco (3,14).

   ...

   Poter portare sul foglio di carta cose che esulano totalmente dal disegno e l'esperienza estetica che esso veicola e scoprire che quanto sopra mi sposta un po' piu' a destra la Parrotia persica ed anche il Morus nigra. Un calcolo mi sta ridisegnando il Bosco, non una suggestione formale, non un ricordo d'ombra, di umidita' ed esso acquista autosufficienza, quasi almeno, si muove un po', tutti gli alberi si muovono, ciascuno a modo suo, si aggiustano assestandosi davanti a me nella loro posizione piu' consona, in silenzio con il loro forte rumore di radici e fronde e torsione di tronchi. E poi, lentamente, si fermano, mi guardano ed uno di loro mi dice: "Hai capito?!".

   Era calcolo quello di Schonberg che diceva al suo allievo Webern: "Guarda le nuvole.", il calcolo che prende delle forme davanti a noi, in cui noi troviamo un senso inatteso ed e' la suggestione delle cose che non dipendono dal nostro linguaggio e che si articolano secondo una propria necessita' per poi apparirci ricche come mai avremmo potute immaginarle.

the brave gardener .59

Si, certo: potare ad altezza di 50-60cm gli alberi di un anno appena piantati per incoraggiarne la crescita laterale dalla base cosi' che la siepe selvatica sia densa fin da terra ... e chi ne ha il coraggio?! Il giardiniere deve essere coraggioso.

verso l'autunno .58

Pollini suonera' Mozart il 23 Settembre, portando a Ferrara il concerto in Sol maggiore K453. Il Sol ritorna ed evidentemente e' la nota che preferisco, un po' autunnale, morbida. Pollini poi non suona spesso Mozart, come se volesse tenerlo per un tempo piu avanti negli anni, piu' semplice (il tempo, non il suono). Ed allora questi sguardi oltre la siepe fino all'Adagio di tutta una vita, come nessun altro e' mai riuscito a comporre - alcune battute, per sempre e poi via si torna di nuovo a scherzare - non riesco proprio a perdermeli.

   Il 23 e' anche il giorno in cui entriamo tutti nell'autunno e, per quanto ne sappia, la terra che gira proprio mentre le note si sollevano da lei, mi fa proprio felice e penso alla zucca cotta nei forni della citta', poche ore dopo il concerto, gia' in autunno.

polline .57

I disegni di Montale sono fatti con il caffe', il rossetto e la matita. Uno mi piace molto. C'e' una mucca che pascola. C'e' una torre e ci sono degli alberi. Nuvole. Uccelli ed il suo nome. La luna a destra.

   Deve essere al tramonto quando la luna ha ancora gli uccelli davanti, la goccia di caffe' dal dito tocca il foglio e si espande per poi asciugarsi piu' e meno color del caffe'. Il rossetto poi contorna una nuvola, quella piu' rosa.

   Montale pittore come colui che gioca con il caffe'. Anche la torre e la mucca sono colorate con il rossetto ora che guardo meglio. La luna e' marcata molto, fatta di grafite, ma anche caffe', rossetto e due nuovi tratti di matita sul rosa. Si era cancellata quasi tra caffe' e rossetto e doveva disegnarla ancora. Un po' trema, non la mano: la luna non ha le punte chiuse, sono due curve, una che comprende l'altra, come la luna di Leopardi che era stata tremola e forse Montale non puo' dimenticarla.

   Il paesaggio e' tranquillo scendendo. Le fronde degli alberi si muovono al vento verso destra, mentre due gocce di caffe' segnano il foglio fino al bordo sinistro dove si fermano fondendosi al generale sfondo del cielo che e' diventato un pasticcio gia' da prima, quando ha piegato il foglio per farlo asciugare meglio, se no e' troppo il tempo da aspettare prima che il caffe' si asciughi. Io, ad esempio, lo asciugo con un tovagliolino di carta strappato cosi che' il suo bordo diventi piu' assorbente, una, due volte e soffio.

   Per raccogliere il polline dai fiori ed impollinare una varieta' diversa di una stessa specie si usa una striscetta di carta strappata: il bordo tocca le antere del fiore e ne raccoglie il polline e poi passa sullo stigma di un altro fiore.

domenica mattina, soft .56

Attraversando un prato per il cammino piu' facile, la terra si compatta e l'erba si fa rada, le particelle di argilla, limo e sabbia tenute insieme dall'acqua in briciole piu' grandi e piu' piccole, tra cui l'aria passava e l'acqua pure, vengono premute tra di loro chiudendosi cosi' gli spazi vuoti. L'acqua e l'aria non passano allora piu'. Ed allora il campo ha un segno in piu': il cammino desiderato, il desired path... che soffice la parola path e buffo che venga assegnata alla parte piu' dura di un bosco che e' tutto soffice e poi... nella lingua piu' onomatopeica che ci sia!

   Le vie che le persone desiderano sono sempre dirette e non seguono gli spigoli o meglio li ammorbidiscono, li affidano all'uso. Affidare all'uso un giardino significa forse affidarlo alle piante che scelgano un percorso preferito in cui muoversi libere di disegnare il giardino. 

   Significa lasciare il vuoto necessario al movimento cosi' che un invito, un'opportunita', siano tesi a, ed incontrino il desiderio, il bisogno, la necessita' di una pianta, che non potremmo mai chiedere o sapere prima... come noi.

   In 5 anni si puo' vedere il disegnarsi di un carattere tutto proprio di questo dialogo. E' il Bello come lo si immagina solo dopo averlo visto, per affezione o dopo averne udito la descrizione da qualcuno, dopo averne ascoltato la spiegazione, per fiducia.

   Si tratta allora di far provare il gusto di questo paesaggio, divulgare le sue forme ed accostargli un nome onomatopeico che sappia descrivere tutto l'arco dell'apertura mentale della somiglianza che esso racchiude tra la forma fisica di piccolo paesaggio urbano e l'esigenza di un'ecologia che preme di farsi ascoltare, parola che passi di voce in voce e fra uno, due decenni divenga il modo di fare giardini pubblici in citta'. Giardini un po' piu' simili alla vita delle persone, un po' piu' morbidi.

VUD like wood like wouldlike .55


Devio dal giardino ed arrivo in cucina, con il mio amico Filippo dal suo laboratorio di falegnameria e design di Trieste chiamato VUD come legno, come i taglieri che scolpisce per il pane formaggio salame. E questo e' il tagliere comprato sulle rive della Miljacka, a Sarajevo nel 1996, a Luglio. Era un signore 80enne che vendeva utensili da cucina fatti da lui. L'ho pagato due marchi. Sono arrivato al giardino a partire da quel vetro fatto cadere davanti ed ai viaggi da ragazzo che viaggia e che non fa fotografie perche' le fara' quando sara' pronto, oltre lo spettacolo di cio' che e' accaduto davanti. Sono contento che il mio amico Filippo faccia taglieri per il taglio del pane formaggi salami.

chiara sabbia .54

Le piante del Bosco verranno dal vivaio padovano Guagno con sede anche a Comacchio... Comacchio...

   Valli della Pianura Padana a 50km da Ferrara, verso il mare, un posto isolato come il suo dialetto che immaginiamo venire dall'acqua, dove l'agricoltura si arresta rispettosa davanti ad un muro di luce diafana dal quale comincia un medioevo vallivo di aironi cenerini, fenicotteri rosa, anguille e ristoranti che le fanno alla brace nel fumo e l'abbazia di Pomposa tenuta in piedi da ciotoline di terracotta tra i mattoni a decorare l'aria e specchiare il mare, piu' in la', dopo aver superato il breve tratto delle dune fossili di Massenzatica, dove il vento ha mosso la sabbia alta fino a 7m con i suoi semi spontanei e, sulla strada, il Bosco della Mesola, le viti dei vini delle sabbie, imbevibili per alcuni, cosi' buoni con la Salamina da sugo...

   Come quelle che disegnavano il bordo adriatico quando il mare era piu' vicino ed il vento entrava prima a portare i semi sulle dune in primavera e, superandole sulla pianura, arrivava alla citta' tra i mattoni in spigolo del campanile di San Giorgio, anche. Un po' di sabbia nel risvolto dei pantaloni, sul vetro della Polo. Teodorico voleva guardare il mare per sempre dal suo mausoleo, una volta lasciata la spiaggia e Brassens voleva una montagnola di sabbia, tra mare e cielo sulla spiaggia di Se'te, per fornire un paravento alle ragazze quando avrebbero voluto cambiarsi il costume (sic).

   "100% sabbia, terreno percolante, arido"... a me non sembra.

shh .53

L'erba piu' bella in autunno diventa trasparente, si chiama Stipa tenuissima.


otto e mezzo .52

Quando sono arrivato a Londra mi e' venuta voglia di diventare una rock star. Piet Oudolf al curatore del Garden Museum che gli chiede quale musica voglia al suo entrare in sala conferenze, un giorno di due anni fa, dice: "...Vorrei i Cure.": si chiudeva in quei mesi il mio percorso formativo di garden designer. Ed iniziava il mio percorso da solo.

   Qualcosa e' cambiato rispetto al pubblico che anima il Garden Museum cui Bach e Mozart erano stati fino ad allora assegnati. Si sa, l'istituzione e' li', cosi', perche' attende di essere sorpresa, quasi attenda di essere presa per mano laddove mai da sola si avventurerebbe. Qualcosa e' cambiato rispetto al fare i giardini, dunque.

   In quell'occasione il giardino accoglieva, in un paese apparentemente all'avanguardia come l'Inghilterra, il meglio delle ricerche olandesi: un gruppo di amici si incontrano e ragionano su come rendere piu' sostenibili gli spazi verdi delle citta', attraversano gli anni '80 e dopo qualche esperimento ben riuscito, ricevono il nome -alle loro orecchie un po' imbarazzante- di New Perennial Wave e si affermano come alcuni dei piu' influenti pensatori del giardino semi-naturalistico il cui simbolo puo' essere rintracciato (semplificando, ma e' troppo bella per non diventare tale) la High Line di New York.

   Gli anfibi senza lacci di Oudolf sono olandesi e la scuola di design olandese, come anche la moglie di Oudolf, sono modelle. Non ci si puo' fare niente, dai tappeti antichi e bellissimi davanti ad un camino cinquecentesco sembra che non nasca poi granche'... ed il rock, si sa', e' seducente... Christopher Lloyd era rock, piu' di cosi', nella sua casa dove i tappeti antichi e bellissimi erano volati via in giardino colorandolo come mai quel ceto sociale inglese aveva visto e avrebbe voluto vedere! Caro il vecchietto del giardino inglese che non si staccava mai da sua madre ed e' diventato il piu' dissacrante e libero giardiniere inglese.

   Si incontrano in questo giardino un'urgenza ambientalista ed un'urgenza estetica che insieme hanno bisogno di scuotere cio' che e' stata chiamata la "... soft pornography..." dell'approccio tradizionale al fiore, per aprire la progettazione degli spazi vegetali a cio' che la vita del fiore restituisce alla nostra vita: il tempo. La giovinezza sfugge... e chi se ne infischia! Noi siamo la vita, qualcosa di molto, ma molto piu' esteso, che piu' lo si guarda piu' diventa grande, espandendosi a tal punto che deve essere condiviso... Mi piace immaginare che questo sia l'afflato che muoveva e muove quegli amici.

   Le piante muoiono e noi le guardiamo: i giardinieri di un certo tipo tagliano gli steli secchi, i giardinieri di un altro tipo mantengono gli steli e le corolle dei fiori, perche' le  infinite sfumature di marrone, nero, rosso, grigio, argento con i loro semi, insetti ed uccelli dalle infinite sfumature di marrone, nero, rosso, grigio, argento... non sono cose morte: il fiore, insieme al nostro paesaggio, viene restituito alla vita e dura. Un fiore e' paesaggio ed il paesaggio e' l'immaginazione intorno ad un luogo fisico, che di fisico perde immediatamente le coordinate non appena vi ci ritroviamo dentro, per diventare, appunto, quel paesaggio: paesaggio tout court. Come puo' finire, essere interrotto? Non e' ne' materialmente, ne' immaginificamente possibile.

   Si tratta di aprirsi un poco di piu' a cio' che fa paura, cio' che sembra sporco e non curato, cio' che scuro ed opaco comincia all'ombra di un albero o di un muro, anziche' quel brillante, nuovo, fresco che era stato due mesi prima... ma allora, mettiamoci d'accordo: forse che dei guanti di velluto grigio sono fuori luogo? Ed una cravatta arancio scuro? E si' che perdere l'occasione di associare il blu al marrone, al nero, al giallo ed all'azzurro e' costata ai paesi che non hanno avuto un Paul Smith la perdita di un business da miliardi, che avrebbe fatto bene al paese intero, oltre che al senso di cio' che puo' essere bello dietro l'angolo. Ancora il Rock, erano quelli gli anni.

   Si tratta allora di estendere l'abitudine dello sguardo alla nostra capacita' di scoprire il bello ovunque. Tanto piu' che in giardino il Bello risiede nella sua propria casa, in quel dove in cui dimora anche il Giusto, la' dove gli esseri viventi trovano nutrimento anche l'inverno e la vita il suo ciclo completo.

   Un tempo, la sostituzione stagionale dei fiori dalle aiuole si accompagnava alla sostituzione stagionale degli uomini dalle citta' e dai villaggi da spedire soldati. Le cartoline dei giardini dell'epoca vittoriana mi fanno venire i brividi, non riesco a non pensarci. Certo siamo altrove, ed allora si puo' migliorare. La conquista selettiva e riduttiva di un'immagine di se stessi sempre performante nella quale rispecchiarsi anche d'inverno con il giardino asettico ed il vuoto spinto creato tra pianta e pianta e ramo e ramo, senza alcun suono, a me non piace. Quando il paesaggio e' il tepore della casa che si riflette nel giardino e si puo' amare da fermi un paesaggio che si assopisce e rende i suoi colori e le sue possibili offerte a chi non necessita altro che qualche seme di cui nutrirsi tra i fiocchi di neve, allora sono in giardino.

   Si', l'Italia dei giardini e' indietro perche' in tutta la sua bellezza ha ancora bisogno di mandare al piano superiore le bellezze sfiorite, perche' la bellezza cambia, e' vero e, se vuoi, anche sfiorisce -dopo la sincerita' di 8 1/2 non c'e' piu' la paura ne' l'ipocrisia su queste cose- ma nel frattempo si cresce e si scopre che non si puo' piu' fare a meno del cambiamento in atto e delle sfumature che accompagnano la durata.

   Crescita, disponibilita': tutte conquiste estetiche. Il "percorso da solo" non puo' inventarsi la bellezza, altrimenti perde l'equilibrio, perde la rotta. Puo' soltanto incontrarla, lasciarsi guidare -perche' c'e' gia' tutto, occorre soltanto non escluderlo a priori- senza astrarsi da cio' che esiste intorno, senza escludere le cose che esistono intorno e come queste si tengono insieme nello stesso paesaggio, come queste sfilano insieme sulla stessa passerella, tutte insieme. Ed il film puo' cominciare.

Quercus avium .51

Le foglie di quercia che si sono seccate (quelle che aprivano lo scritto .43) hanno un profumo di ciliegia. Una fragranza di resina che si fa piu' dolce per dare nome ad una nuova specie arborea nella famiglia delle Fagacee, la Quercus avium proveniente dall'impollinazione avvenuta tra la Quercus robur ed il Prunus avium, tra una quercia ed un ciliegio, in tempi sospetti di mutamento climatico.

   ... Chissa' quante volte da studente e da professore il buon Carolus Linnaeus si e' divertito nel nominare per gioco una pianta in base a criteri che, slittando agili sul brillante schema binomiale, si reinventavano di volta in volta, aprendo a sempre nuove possibili classificazioni.

   Innocenti combinazioni dei nomi in base al profumo o al colore o, perche' no', al momento del giorno ed a quanto era buono il pollo mangiato a pranzo prima della lezione pomeridiana... cosi', da provare lo spirito degli studenti, ridere un poco e metterli all'erta sulla necessita' di astuzia e rigore nello spirito dell'osservazione scientifica.

   L'invenzione dei mostri Basilischi, nati dall'immaginazione e dalla combinazione di parti anatomiche di diversi animali per disturbare i sonni ed inventare pozioni magiche che da essi potevano derivare, era l'altro aspetto delle possibili invenzioni, quelle senza ironia, quelle che strumentalizzavano l'ignoranza e costruivano il sistema della paura. Proprio quell'ignoranza che il buon Carolus Linnaeus sconfiggeva con il suo chiaro sistema di nomenclatura botanica.

   Molti anni piu' tardi un grande storico dell'architettura Manfredo Tafuri, mio professore meraviglioso a Venezia, racconto' di aver fatto uno scherzo agli studenti di Harvard. Dopo aver programmato una visita al Seagram Building, il grattacelo di Mies van der Rohe a New York, porto' gli studenti davanti ad un banale grattacielo. Un'ora dopo che gli studenti avevano dedicato il loro tempo ed attenzione alle fotografie ed ai disegni il caro professore rese loro noto che il Seagram Building era l'edificio accanto.

   Solo il vuoto davanti alla torre di bronzo, con il suo schiaffo al mercato del suolo ed il cielo aperto a render sacro lo spazio davanti all'ultima colonna della storia dell'architettura, poteva dimostrare la verita' dell'edificio, ma se il maestro non fosse stato cosi' crudele con gli studenti, quel vuoto sarebbe rimasto inascoltato.

   D'altronde e' noto che le ciliege della Quercus avium vengono mangiate dai basilischi che ne sono ghiotti nonostante ogni volta il nocciolo li trasformi in ghiande. Il tutto in modo cosi' rapido che a non bene osservare non ce ne si accorge ed a terra rimangono solo le ghiande cosi' che le persone che passano di li' credono che quelle siano i frutti delle Quercus robur.

   Eh gia'.

m'ama, non m'ama, .50

Nel terreno del futuro Bosco c'e' l'acqua... lo si sapeva visto il canale di fianco, ma prendere acqua dal canale azionando una pompa a benzina con un tubo che doveva passare per una pista ciclabile francamente mi sembrava piuttosto complicato e l'avventurosa sommatoria: acqua+secchio+carrucola+ponte sul canale poteva essere gioiosa nell'entusiasmo dei primi 10 minuti, ma se 3500mq non sono tanti, non credo di pensare la stessa cosa per i 1000 secchi d'acqua al giorno e soprattutto sembrano tutti molto gentili nell'informarmi al telefono della possibilita' di un allaccio alla rete idrica urbana!

   Prima della telefonata all'ufficio competente un'opzione alternativa si era presentata alla mente: il bosco poteva diventare un giardino come il Phoenix Garden del mio amico Chris a Covent Garden, un giardino senza l'acqua, un dry garden ovvero un francobollo direttamente da Marte spedito nella Pianura Padana... davvero intelligente, un giardino di piante senza necessita' d'acqua: si tolgono le amate erbacce, si aggiunge sabbia rotonda di fiume (senza spigoli come invece sarebbe quella di cava) per circa meta' della quantita' dei primi 20cm di terra (che per 3500mq sono 700mc), cosi' che l'acqua scorra rapida nello strato in cui la terra e' piu' protetta dalla forza evaporante del calore solare e le radici corrano a cercare l'acqua in profondita' senza preferire le facili diramazioni superficiali... insomma, tutto cio' che si legge nel bel libro di Olivier Filippi "The dry gardening handbook" che Chris mi ha suggerito tra i suoi vari consigli.

   Ci penso, certo che ci penso. Mi incanta l'idea, un giardino pioniere, un giardino intelligente, un esempio e monito di un clima che cambia con assoluta evidenza. Si', gia', ma un bosco, anzi il Bosco?! No, non riesco a resistere al bosco. Forse alla sua frescura. Preferisco la sensazione di ristoro all'intelligente dialogo con il calore che ci obblighera' negli anni a venire a mutare il nostro modo di immaginare il paesaggio.

   E' una questione estetica: preferisco passeggiare in un bosco usando l'acqua per crearlo, piuttosto che godere al piacere intellettuale di creare un giardino secco usando molta meno acqua. E' vero... c'e' una soglia sulla quale nel lungo tempo i due luoghi si incontrano: dopo alcuni anni, sia il bosco che il dry garden diventano (quasi) autonomi rispetto all'irrigazione artificiale e questa e' la soglia anche della mia contentezza. Vince dunque il bosco.

   Confesso che nella mia immaginazione il Bosco, gia' da un po', fa capolino come prato di fiori selvatici al seguito di ruspe atte ad impoverire il terreno sottraendone i primi fertili 20cm di strato superficiale cui e' sempre legata l'alta competizione di alcune erbacce rispetto alla delicatezza dei fiori selvatici... Ed una porzione di prateria di erbacee perenni e graminacee?! ... Lo sapevo...

   "Garden me" significa anche l'auspicio che il giardino guidi la noce sulla quale il giardiniere naviga, che metta un freno, un albero, una pianta, un sasso intorno al quale, come un giapponese, cominciare, altrimenti trovero' una margherita da sfogliare finche' il m'ama non segni il Nord.

Sparta, Scotland, UK .49

Perche' Little Sparta, il giardino di Ian Hamilton Finlay, mi porta via con se'?

   Me lo sono domandato piu' volte o meglio ogni volta mi perdevo in quel libro che lo ritraeva in splendide foto alla libreria Foyles, mai comprato perche' gia' mio. Si', questo appartenermi come l'avessi voluto fare io quel giardino scritto sopra le pietre.

   A tenermi legato ad esso non e' la ragione che scorre nelle fibre del giardino stesso, a detta del suo giardiniere: "Una dichiarazione di guerra al Presente", non solo almeno, piuttosto e' la sensazione di ritrovare ogni volta casa e ripartire. Le frasi scolpite su spesse lastre di pietra calcate nell'erba, simili a lastricati romani, sembrano poggiare sull'erba, lasciare il supporto, senza piu' pietra, cosi', parole con l'erba intorno, simili ad uno sguardo che abbia conosciuto e poi disinnescato la malinconia, piu' preciso.

   Credo di immaginare queste pietre come il racconto a memoria di storie che ci accomunano, racconti dei valori in cui si articola la convivenza del presente, fibra di un paesaggio comune che pur necessita traduzione, descrizione ed allora cerca i propri supporti in cui dire: "Passo la parola". Lo sguardo segue la collina o si riposa all'ombra e la descrizione di cio' che avviene dentro viene a galla, passa per la mano e si stampa da qualche parte facendosi unico con quel paesaggio. Racconta questa storia comune che non puo' fare a meno di passare per le figure note della cultura classica e dei simboli del mondo contemporaneo ed allora ci sono granate di pietra al posto degli ananassi sugli stipiti delle porte d'accesso, soltanto simili e forse ancora piu' dure.

   Come disinnescarle, come curare la piega della collina e l'ombra, qual e' il modo per non farci distrarre dal giardino romantico ed essere veramente romantici, precisi, armati di ananassi da maneggiare con cura, astuti, ironici, da passare di mano in mano, dal giardiniere Jan Hamilton Finlay a colui che sfoglia le pagine in libreria?

   Alla libreria Foyles c'e' un caffe' e nel caffe' c'e' un apple crumble che e' piu' buono di quello della pasticceria Bertaux. Il barista svedese mi faceva sempre lo sconto dandomi fette piu' grandi degli altri, organizzava nella sua citta' un festival di giovani artisti sconosciuti raccogliendo fondi dalle imprese sponsor piu' importanti di Svezia; la barista, inglese, non faceva lo sconto ed era molto bella; l'altro barista, italiano, aveva studiato alla SOAS cinema cinese e mi ha insegnato a fare la torta al limone. Nel frattempo gruppi suonavano jazz nel programma organizzato da un ragazzo sardo innamorato di una cinese che sapeva bene l'Italiano. Fuori, Soho e la pasticceria Bertaux, con la sua cioccolata e il tea, le teiere rotte ed un poco sporche, servite a due alla volta perche' una era per l'acqua calda da aggiungere a quella con le foglioline. E' li' che Jonsi ed Alex, un giorno, hanno presentato un disco ed i loro disegni. Questo e' il modo.

giardinare .48


Un circo in fil di ferro di Calder come a fil di ferro erano i disegni di Francesco di Giorgio Martini: gli angoli senza spessore murario fanno slittare le aperture in facciata piu' a destra o a sinistra senza preoccuparsi della simmetria o... facendola fluttuare! Si tratta di una precisione nuova, quella che libera e da vita al moto trattenendone la linea di caduta. Poco importa, anche l'architettura gia' si muove non appena realizzata, impossibile trattenerla, figurarsi un circo o un giardino. Da seguire allora, soltanto seguire.

   Da miglior studente di meccanica Calder sembra avere la stessa precisione e dei suoi circensi, che saltano incontrandosi a mezzo volo per tenersi per mano, rimane la sospensione e risata degli spettatori.

   Il coniugarsi di caduta e stupore si accorda al giardino dove il lavoro "per" il giardino e' una sorta di giardino. Mi piace il termine inglese: gardening, che derivando da garden potrebbe rendersi in italiano con "giardinare": I garden, you garden, io giardino, tu giardini, egli giardina e cosi' via fino all'identificazione dell'azione con la sua stessa materia, oggetto e fine.

   Come visitare un giardino e non apprezzare le azioni che lo trasformano mantenendolo costantemente tale? Le stagioni simili del giardino e della nostra vita?

   Nella prefazione all'ultimo libro di Piet Oudolf si dice che il maestro olandese ha restituito i fiori alla loro vita e noi alla nostra, riportandoci sulla strada che ci restituisce alle stagioni delle piante ed a quelle della nostra vita. Solo stupore davanti ai marron dell'autunno ed i fiocchi di neve sulle corolle prive di vita: non ci sono piu' i fiori, sono diventati un'altra cosa e qualcosa d'altro comincia piu' vicino a noi, piu' simile al nostro assomiliare al loro scorrere, fluttuare e ritornare.

   E' una precisione di paesaggio nuova, presa in prestito dal paesaggio semi naturale delle praterie e degli spigoli assolati lungo le strade cittadine.

sassi .47

Il piccone contro la parete, una volta ed un’altra, il sasso e’ tenero e la luce entra nel sasso. Piu’ a destra, tracce lunghe e poco profonde dove il piccone si e’ fermato, chissa’ perche’, dove non passera’ la luce. “… Quando non avevano niente da fare scavavano un’altra camera!”.

   Sua moglie non vuole che vada a prendere i fichi ed io l’ho incontrato sotto un fico, svegliandomi all’alba sul torrente Gravina: “… Non ti preoccupare, lo conosco bene, tu stai indietro, mi raccomando”. Raccolgo i “fichi facili” e li metto nella sportina. Che buoni i fichi bianchi.

   I Sassi di Matera si svegliano la mattina umidi tra i fichi caramellati lasciati dagli uccellini sul Ficus carica: gli alberi da frutta sono femminili perche’ danno frutti. “Che belli questi alberi cresciuti spontanei”… “No, li abbiamo piantati noi, cosi’ almeno c’era qualcosa da mangiare”. 87 anni fa altri piantarono un albero di fichi e dopo qualche anno il mio nuovo amico Saverio poteva raccoglierli.

   Sua moglie lo attende entro le 9, siamo allora rapidi nel superare il muretto di cinta dal burrone e raggiungiamo gli alberi cresciuti piu’ in la’. Ombra luce ombra ombra luce, so che Saverio guarda dove metto i piedi mentre entro nelle dimore abbandonate: la cucina, il forno, il letto e la luce che non faceva in tempo a svegliarlo quando lavorava come piccolo muratore. Lui raccoglie i fichi da prima che io nascessi ed io entro nelle sue case dove non abita nessuno. Sospeso sta tutto. Luce ombra luce, il piccone che si ferma, un fuoco acceso tante volte all’angolo del camino ed un bambino che esce dalla porta per cercare nuovi amici che lo stanno attendendo… basta solo che si alzi presto la mattina all’alba sul torrente Gravina… macchie verdi che mi attraggono ed una figura di rami e foglie ed allora, come sempre, mi fermo, lo guardo e guardo il cielo il monte e le prime ombre nel tufo dei picconi che non si sono fermati.

   “Buongiorno” allora ed allora un fico in regalo e: “Vieni con me”, dove non sono mai stato neppure in sogno, sogno che si apre al giorno, non meno vero. Occhi blu e le mani fatte di pietra come quelle delicatissime di ragazze danzanti sulla spiaggia di Picasso, fatte per raccogliere i fichi da offrire ad altre mani un po’ addormentate.

   Lo seguo e conosco i pensieri di sua moglie che e’ a casa e senza nome osserva da qualche anno preoccupata e conosco il 1943 che non dava lavoro come muratore e gli occhi sorridenti fermi contenti.

   Torniamo. Arrivederci. La stretta di mano e tutto si fa BIANCO. La sportina nella mano accarezzata dalla pietra, la mano diventata per un po’ di pietra, danzante per un po’, un po’ di piu’. Brilla e tremola tutto davanti, sulla superficie degli occhi, per un istante di ritorno al giorno. Poi, tepore.

   Sua moglie lo sgridera’, sono oltre le 9… cosa farebbe un uomo senza una moglie che lo sgridi per aver scavalcato il muretto ed essere volato via, oltre il burrone, attraverso, con le rondini sfiorata l’acqua del torrente, tra i rami e le foglie degli alberi bassi a raccogliere i fichi “… che gli uccellini hanno lasciato… d’altra parte e’ proprieta’ loro”.

Oh mon empire d’homme

terra acqua foglio 40% nel giusto ordine per il mio amico Giorgio .46

Ora la terra e' nei vasi delle piante di casa, ma e' anche sul foglio, cosi' come nel bicchiere d'acqua che mi serviva per separare le sue componenti.

   Sabbia, limo ed argilla, meravigliosa questa, la piu' leggera, che si separa e scende lenta ad appoggiarsi al limo: cosi' ho studiato la composizione del terreno del futuro Bosco.

   Una palla di terra si e' formata bagnando il terreno raccolto nel campo. Curvato in un serpentello mi avrebbe indicato la presenza di una buona quantita' di limo ed argilla, poi, la sua eventuale chiusura ad anello mi avrebbe detto che l'assorbimento dell'acqua sarebbe stato non cosi' rapido da perdere i minerali di cui le piante necessitano. Insomma una buona terra per il progetto immaginato (lo so, avrei dovuto verificarlo prima e poi immaginare il Bosco: jolie surprise, dunque).

   40% sabbia (drenante), 40% limo (nutrimento trattenuto), 20% argilla (ulteriore nutrimento trattenuto, senza che il terreno sia difficile da lavorare). Ho ovviamente disegnato con le dita.

   Percentuali relative che oscillano e possibili giardini, possibili paesaggi che si moltiplicano nella combinazione delle particelle di sabbia, limo ed argilla. E' alchimia, si', come Richard Long che, con i guanti da cucina per non troppo perdere il contatto, disegna sul muro di 10 metri per 7 metri le impronte delle mani di colore terra, uguale al colore terra di ogni altro luogo, cosi' che la prima grotta dell'uomo si espande fino al cielo di luce ed ancora luce e non paura e buio in cui sapersi a partire dall'impronta della mano.

   Cosi' il tempo presente si rintraccia nel tempo identico della ricerca e del gioco in cui sappiamo ritrovare il nostro profilo. Pasticciando, pastrocchiando.

   Una volta un amico era in spiaggia con un amico. Scavavano architetture fatte di bastoni e costruivano buche nella sabbia. Una signora si ferma, li guarda e lancia un: "Ma che cosa state facendo?" e l'amico risponde: "Gentile signora, ha mai sentito la parola giuocare?!".

una volta, due volte, tre volte .44

Viene voglia di scrivere ogni volta finito di scrivere. Scrivere di giardini senza menzionare il nome di un giardino storico, il cosa ed il come si fa o un nome latino, senza nulla di tutto cio' che dimostra conoscenza della storia e della pratica dell'arte del fare giardini.

   Ignoranza di giardinaggio e di storia dei giardini ed allora soltanto una grande voglia di parlare rintracciando piccoli magneti di senso qua e la'. Negarlo sarebbe bugia e sostenere il contrario volgare.

   Semplicemente si tratta di una grande voglia di parlare di giardini seminando senso tra le immagini degli studi storici e nelle peripezie di una pratica di giardinaggio che non sara' mai abbastanza, ma a tal punto piena di cielo, che l'ignoranza e la contentezza si toccano in tangenza: i fiori normalmente sbocciano a primavera, le foglie di alcune piante si colorano d'autunno ed i petali di altri fiori colorano i rami nudi mentre la neve di Febbraio cade... su altri fiori che colorano di bianco la neve.

   Non c'e' senso alcuno nelle ultime tre righe e qui non si impara a piantare perche' credo sia importante scrivere di qualcosa d'altro. Poi, se uno vuole, il giardinaggio lo impara da qualche altra parte, come pure le discussioni sulla qualita' del verde cittadino le puo' sempre sentire da qualche altra parte insieme alla descrizione di quanto e' meraviglioso il parco di Rousham.

   Quello che mi preme e' un certo modo costruttivo di guardare al giardino, parco, albero, foglia, giochi a palla, altalene chiassose. E' l'approssimazione letteraria di una sensazione di benessere che si svolge per associazioni di immagini e ha come risultato sperato la costruzione di un bisogno. Il resto per me non conta. Ecco perche' viene voglia di scrivere: per non perdere il contatto della pianta dei piedi con il prato verde.

   Ne ho visti tanti di prati o lo stesso prato un'infinita' di volte e non riesco a separare l'immagine del verde da quella del tea con la fetta di torta la domenica, seduto tra anziani che si alzano cortesemente e si prendono mano nella mano tra giovani coppie di ogni genere. Questo e' il giardino, parco, albero, foglia, giochi a palla, altalene chiassose, il resto e' tutto cio' che si perde nel rumore vero della dimenticanza del bisogno di certe sensazioni e la loro curiosita'.

   Basta fare l'abitudine a questo modo di camminare, una volta, due volte, tre volte...

"garden me" / A writing about a wished frontier for the natural gardening

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Ecological Planting Design

Ecological Planting Design

Drifts / Fillers (Matrix) / Natural Dispersion / Intermingling with accents/ Successional Planting / Self seeding
What do these words mean? Some principles of ecological planting design. (from the book: "A New Naturalism" by C. Heatherington, J. Sargeant, Packard Publishing, Chichester)
Selection of the right plants for the specific site.
Real structural plants marked down into the Planting Plan. The other plants put randomly into the matrix: No. of plants per msq of the grid, randomly intermingling (even tall plants). Succession through the year.
Complete perennial weed control.
High planting density. Close planting allows the plants to quickly form a covering to shade out weeds.
Use perennials and grasses creating planting specifications that can be placed almost randomly.
Matrix: layers (successional planting for seasonal interest) of vegetation that make up un intermingling (random-scattering) planting scheme: below the surface, the mat forming plants happy in semi-shade, and the layer of sun-loving perennials.
Plants are placed completely randomly: planting individual plants, groups of two, or grouping plants to give the impression of their having dispersed naturally. Even more with the use of individual emergent plants (singletons) that do not self-seed, dispersed through the planting.
An intricate matrix of small plants underscores simple combinations of larger perennials placed randomly in twos or threes giving the illusion of having seeded from a larger group.
The dispersion effect is maintained and enhanced by the natural rhythm of the grasses that give consistency to the design. They flow round the garden while the taller perennials form visual anchors.
Allow self-seeding (dynamism) using a competitive static plant to prevent self-seeders from taking over: Aruncus to control self-seeding Angelica.
Sustainable plant communities based on selection (plants chosen for their suitability to the soil conditions and matched for their competitiveness) and proportions (balance ephemeral plants with static forms and combinations such as clumpforming perennials that do not need dividing: 20% ephemeral, self-seeding plants, 80% static plants) of the different species, dependent on their flowering season (a smaller numbers of early-flowering perennials, from woodland edges, which will emerge to give a carpet of green in the spring and will be happy in semi-shade later in the year, followed by a larger proportion of the taller-growing perennials which keep their form and seed-heads into the autumn and the winter).
Year-round interest and a naturalistic intermingling of plant forms.
Ecological compatibility in terms of plants suitability to the site and plants competitive ability to mach each other.
Working with seed mixes and randomly planted mixtures.
Perennials laid out in clumps and Stipa tenuissima dotted in the gaps. Over the time the grass forms drifts around the more static perennials and shrublike planting while the verbascum and kniphofia disperse naturally throughout the steppe.
Accents: Select strong, long lasting vertical forms with a good winter seed-heads. Select plants that will not self-seed, unless a natural dispersion model is required.
Planes: if designing a monoculture or with a limited palette, more competitive plants may be selected to prevent seeding of other plants into the group.
Drifts: to create drifts of naturalistic planting that are static in their shape over time use not-naturalizing, not self-seeding, not running plants.
Create naturalistic blocks for the seeding plants to drift around. For the static forms select plants that do not allow the ephemerals to seed into them.
Blocks: use not-naturalizing species, in high densities, in large groups.
Select compatible plants of similar competitiveness to allow for high-density planting (to enable planting at high density in small gardens).
Achieve rhythm by repeating colours and forms over a large-scale planting.