Sicuramente e' stato il pallone dei monelli brasilpakistannigeriani a dimezzare l'alberello di mele, ma sicuramente sono stati quei monelli b/p/n ad aiutare me e gli altri oggi a piantare 30 piantine di Rosa canina. Quindi pari.
Ed il giardiniere a casa, come si puo' vedere, e' pienamente soddisfatto di aver completato il Giardino di frutta del grattacielo di Ferrara.
il salto di scala dell'arboricoltura .131
Questi invece sono i due disegni curati per il corso "Woodland Habitat Management" al College a Londra. Una visita ad Hatfield Forest e la mia scelta del bosco da gestire era presto fatta. Uno dei paesaggi che piu' mi hanno aiutato a comprendere che cosa Alexander Pope intendeva quando scriveva a proposito del genius loci, lo spirito di un luogo che unisce i boschi e guida le linee immaginate.
Qui comincia l'avventura della cimatura.
E' una tecnica forestale che per secoli ha coltivato gli alberi per la produzione di legna da ardere. Ancora oggi si possono vedere i resti lasciati da questa pratica in alcune foreste, molto rare. Alcuni di questi alberi sono enormi cavita' di 3, 5 metri di diametro sulla cui circonferenza, informe ed appena leggibile, altri alberi sono cresciuti. Sono i pronipoti del primo albero che hanno progressivamente occupato l'area, crescendo dai primi tagli e dalle parti che si sono aperte dal primo tronco, andando cosi' formando nei secoli una corona di alberi cresciuti fino ad oggi, protetti e non piu' tagliati se non per potature di cura. Lungo il bordo del taglio l'albero produce molti rami, cosi' che da una sola potatura si genera un gran numero di rami che una volta maturi sono pronti per diventare legna da ardere. E questo ad altezza non raggiungibile da un bue, ma raggiungibile da un uomo su una scala. Ed il problema inizia qui.
Facciamo
un passaggio in altro ambiente ed altra cultura dove l'unica unita'
di misura per la potatura piu' consueta che i nostri alberi vedano
nel corso della loro vita e': la scala. Mettiamo una scala appoggiata
all'albero e tagliamo il ramo che sta pendendo sul tetto. Da questo
taglio nascono bellissimi giovani ramoscelli, troppo alti perche' una
mucca urbana possa smangiucchiarne il legno. La scala e' messa in
cantina ed i ramoscelli crescono, diventano grandi, del diametro di
5, 10 centimetri. Questi rami ora sono circa 6 per ramo tagliato e
sono diventati pesanti. Il
tetto in questione ha ora sul capo 6 volte il rischio rappresentato
dal ramo che preoccupava tanto. Con un bonus: i 6 rami non partono
direttamente dal tronco con la continuita' di fibre che li farebbe
lavorare alle sollecitazioni meccaniche in modo unitario con il
tronco e le radici, bensi' partono da un ramo. Quanto di meno sicuro
ci sia.
Da
una complessa struttura che lavora scaricando ogni sollecitazione
dalla fronda al terreno, attraverso il tronco e le radici in una
totale unita di azioni e reazioni, si crea una struttura squilibrata
in ogni suo punto maggiormente propensa ai cedimenti ed alle
malattie.
Un
albero non ha una vita infinita, ha semplicemente un arco di tempo
piu' o meno lungo. Le malattie possono interrompere la sua vita, ma
sono le condizioni in cui un albero vive a renderlo piu' o meno
sensibile a ricevere un attacco patogeno esterno e piu' o meno capace
di resistere ad una malattia nel caso in cui essa sopravvenga. La
salute di un albero si fa piu' debole quanto piu' difficile e' per
l'albero mantenere lo stato di corretto rapporto tra le sue parti
aeree e sotterranee ovvero la condizione che garantisce lo stato di
corretto approvvigionamento di acqua e sali minerali dal terreno.
Ad
un certo punto la scala e' stata riposta in cantina ed e' arrivata la
moderna arboricoltura ovvero, accanto a studiosi che tagliavano gli
alberi per il lungo studiandone in sezione ogni minimo dettaglio di
funzionamento, alcuni giovani americani appassionati di montagna
cominciarono ad arrampicarsi sugli alberi usando funi fissate qui e
la' sulla chioma, creando un sistema a pendolo ad una estremita' del
quale appendersi e camminare tra i rami. Come il barone rampante.
La
leggerezza del tree climber penetra ovunque, si appoggia ai rami e
taglia senza imporre al materiale vivente una logica funzionale
astratta all'albero, coniugando il tipo ed il modo d'intervento alla
fisiologia delle piante.
Tornando
al problema del tetto un tree climber procederebbe in un altro modo:
ridurrebbe il numero dei rami minori che si sviluppano lateralmente
lungo il ramo in questione, sfoltendo e riducendo il peso che le
foglie hanno in primavera ed estate con il carico della pioggia.
Quindi poterebbe il ramo prevedendo la crescita laterale destinata a
svilupparsi a monte del taglio, cosi' da permettere che lo sviluppo
di questa vada in una direzione e secondo un angolo che non crei
ulteriori problemi al futuro assetto.
Ogni
taglio apicale infatti innesca inevitabilmente lo sviluppo di cio'
che sta a monte in quanto nella parte apicale c'e' un ormone che controlla la crescita laterale nelle regioni che vengono prima, inibendola. Una
volta soppressa la parte apicale le gemme latenti fanno festa.
Si
tratta dunque di seguire la cosi' chiamata intelligenza dell'albero:
riuscire a leggere le fibre esterne ed interne che costituiscono la
struttura di un albero, conoscere come un albero cresce, come si
muove e come reagisce agli eventi esterni. Avere la capacita'
d'immaginare che cosa succede dopo che alcune parti sono state
recise, come da queste recisioni si sviluppi altra crescita e come
questa nuova crescita incida sul comportamento generale dell'albero,
dalla chioma, al tronco e alle radici. Si tratta di comprendere
l'architettura di un albero nella sua unita'.
Certo, possiamo anche intervenire sugli alberi usando una gru. La gru
si avvicina con le ruote al tronco e qualche tonnellata si posa alla
base dell'albero compattando il suolo. Le particelle di terra in
un terreno ottimale per la crescita delle radici hanno dimensioni che
variano ed e' questa varieta' di dimensione a garantire, tra
particella e particella, il vuoto. Si parla di "struttura del terreno" ed e' grazie ad una ottimale crumbly structure di equilibrata proporzione tra particelle grandi e piccole che l'aria e
l'acqua riescono a passare. Lo
schiacciamento delle particelle, porta alla rottura di questa fragile struttura con riduzione drastica dello spazio
vuoto fino alla sua totale eliminazione. E senza aria ne' acqua,
l'albero e' sottoposto ad uno stress che ne riduce le capacita' di
vita portando all'insorgenza di malattie, cui in condizioni ottimali, l'albero sarebbe molto meno sensibile.
Si tratta di leggere che cosa c'e' scritto negli ultimi capitoli dei libri.
Ricordo una foresta.
Si tratta di leggere che cosa c'e' scritto negli ultimi capitoli dei libri.
Ricordo una foresta.
il sasso e lo scivolo .130
Fleur de lys in francese come quello che doveva coprire la bella cui, a sentire Brassens, il vento aveva portato le vesti sulle nuvole mentre faceva il bagno.
Al rettangolo verde, invece, ho sentito un padre che diceva alla figlia di uscire dal bosco perche': "... ci sono gli animali." ... Secondo me lei era entrata nel bosco proprio per cercarli, questi animali, che lei stava portando con se', fosse stato suo padre meno naïf.
Il bosco quindi da questa primavera e' usato ed i percorsi interni si delineano senza che io mi sforzi piu' del necessario. Gli afidi pasteggiano sulla faccia inferiore delle foglie dei meli e le formiche ne approfittano per godere della compagnia e dello zucchero lasciato. Un paio di insetti mai visti, uno rosso-arancio ed uno giallo senape accarezza la ragione di questa avventura dedicata all'erba alta.
L'erba alta piace a tutti quelli cui viene spiegato che gli insetti e gli uccelli vanno insieme in un giardino e poiche' un giardino senza uccelli non piace a nessuno, ecco che l'erba alta piace immediatamente!
Altra cosa: il sasso. Un pesante sasso trovato dentro il bosco era stato da me spostato alla base del grande pioppo. Aveva gia' camminato un metro piu' in la', ma ora sembra proprio voglia raggiungere lo scivolo.
il signore delle pere .129
Sono contento che al castello di Lisa sia stato aperto un caffe'.
La mia amica tedesca venuta in visita a Ferrara una quindicina di anni fa, aveva conosciuto il signor Luciano che abitava e lavorava in una casa di campagna entro le mura di Ferrara.
Naturalmente non era stato chiesto il permesso per entrare e nell'incontrarlo sull'uscio gli dissi che non sapevo fosse un luogo privato... un attimo dopo gli dissi che certo lo sapevo e mi scusai tanto. Diventammo amici (anzi, molto amici) e ci fece assaggiare le pere che suo nonno aveva piantato in un angolo del campo. Lisa lo chiamo' da allora: Il signore delle pere!
E' la precisione, con la quale si ripetono i gesti nella cura di uno spazio enorme per una sola persona, che permette l'impensabile. La necessita' delle scelte e la sua regolarita' si fa perizia e passatempo e, quando io non ero la' con lui davanti al camino, Il signore delle pere! poteva fare il suo lavoro in santa pace.
Peter Altenberg era uno scrittore viennese del tempo in cui Vienna era davvero il posto piu' malinconico del mondo e lui ovviamente era innamorato di una ragazza, lei bella e giovane, lui vecchio e non bello. Cosi' lei non gli concesse il bacio che salva il cuore, ma con lui passeggio' tante volte lungo i filari di meli. "... Lei certo dimentichera' i suoi belli e giovani amanti, ma ogni volta che passera' davanti ad un albero di mele esclamera': Il signore delle mele!".
Un'altra storia e' quella di una bimba alla quale una signora chiese: "Vuoi piu' bene alla mamma o al papa'?!" E lei rispose: "Alla cioccolata."
La mia amica tedesca venuta in visita a Ferrara una quindicina di anni fa, aveva conosciuto il signor Luciano che abitava e lavorava in una casa di campagna entro le mura di Ferrara.
Naturalmente non era stato chiesto il permesso per entrare e nell'incontrarlo sull'uscio gli dissi che non sapevo fosse un luogo privato... un attimo dopo gli dissi che certo lo sapevo e mi scusai tanto. Diventammo amici (anzi, molto amici) e ci fece assaggiare le pere che suo nonno aveva piantato in un angolo del campo. Lisa lo chiamo' da allora: Il signore delle pere!
E' la precisione, con la quale si ripetono i gesti nella cura di uno spazio enorme per una sola persona, che permette l'impensabile. La necessita' delle scelte e la sua regolarita' si fa perizia e passatempo e, quando io non ero la' con lui davanti al camino, Il signore delle pere! poteva fare il suo lavoro in santa pace.
Peter Altenberg era uno scrittore viennese del tempo in cui Vienna era davvero il posto piu' malinconico del mondo e lui ovviamente era innamorato di una ragazza, lei bella e giovane, lui vecchio e non bello. Cosi' lei non gli concesse il bacio che salva il cuore, ma con lui passeggio' tante volte lungo i filari di meli. "... Lei certo dimentichera' i suoi belli e giovani amanti, ma ogni volta che passera' davanti ad un albero di mele esclamera': Il signore delle mele!".
Un'altra storia e' quella di una bimba alla quale una signora chiese: "Vuoi piu' bene alla mamma o al papa'?!" E lei rispose: "Alla cioccolata."
le pesche .128
Si dice che un giardino nasca
quando si pianta un albero
e che si pianti un albero
quando nasce un bambino.
Oggi c'erano le pesche ed il giardino
e' decisamente al femminile.
lusso .127
Si e' parlato del lusso. Il lusso di poter tenere in mano le cose piu' belle, quelle che passano di mano in mano e sono di nessuno.
in limine .126
Alla lettura di martedi' 14 Maggio parlero' degli spazi verdi abbandonati, riserve di biodiversita'.Cose belle... finche'... non ho incontrato il margine tra la citta' romana di Pompei e la campagna, dove la via si apre agli interni di case che toccavano altri interni, aperti ora ad un boschetto, alcuni alberi fitti ed arbusti ed il sole che riappare, la' fuori, nel campo che comincia fatto di tutt'altro.
Un vuoto spinto che stringe. La musica dentro le corti, dove l'acqua si e' raccolta dai tetti nella vasca di marmo al centro, quando la sera scende, e non ci sono piu' i turisti. E' quando il bosco si intrattiene a raccontare, come i viburni nelle corti facevano da tramite tra i cari e quelli che ancora ascoltavano e mangiavano nella casa.
Il boschetto a margine degli spazi usati, dove non c'e' alcun interesse a tagliare le piante, e' tornato ad avere una funzione sacra. Non per noi perche', quando tutto ricomincia ogni sera, non possiamo stare entro il limite di Pompei dove gli alberi crescono tra i quadratini bianchi e neri.
beh... quasi .125
Una volta, tanto tempo fa, occorreva costruire un muro per difendere un giardino, ora invece che tutto e' aperto, occorre costruire una condivisione sull'uso delle cose che lo riguardano per difendere un giardino. E' affascinante questa inversione di prospettiva del prendersi cura delle cose, ma e' certo piu' difficile creare il consenso intorno ad un uso delle cose comuni che differisca dalla consuetudine in cui quell'uso si e' sedimentato.
Tagliare l'erba e' costoso e non sostenibile per piu' di una ragione... estetica in primis, pero' va tagliata. Sono quindi molto felice di vedere come la mia citta' sia attenta a condurre uno sfalcio differenziato nei vari, tanti, luoghi verdi che possiede. Poi c'e' la signora che telefona all'ufficio comunale e chiede di tagliare l'erba davanti a casa... le viene spiegato che la pioggia anomala di questo inizio primavera non ha permesso lo sfalcio nel periodo consueto... e lei risponde: "Beh... venite con il phon."
...
Credo dunque si possa creare un consenso sul fatto che l'erba alta possa essere tagliata con maggior disinvoltura.
Tagliare l'erba e' costoso e non sostenibile per piu' di una ragione... estetica in primis, pero' va tagliata. Sono quindi molto felice di vedere come la mia citta' sia attenta a condurre uno sfalcio differenziato nei vari, tanti, luoghi verdi che possiede. Poi c'e' la signora che telefona all'ufficio comunale e chiede di tagliare l'erba davanti a casa... le viene spiegato che la pioggia anomala di questo inizio primavera non ha permesso lo sfalcio nel periodo consueto... e lei risponde: "Beh... venite con il phon."
...
Credo dunque si possa creare un consenso sul fatto che l'erba alta possa essere tagliata con maggior disinvoltura.
just around the corner for you .124

I fiori del giardino del Barco possono crescere indisturbati nell'erba alta per questa ed altre cinque Primavere. L'Adozione Verde si rivela in questi giorni una verifica di come le persone accolgono un paesaggio apparentemente inconsueto che si mostra davanti a loro sicuramente per la prima volta dopo tanti anni: l'erba alta ed i fiori selvatici tra i quali camminare ininterrottamente dalla Primavera all'Estate... certo, se uno vuole!
E' una verifica di come potrebbe essere il paesaggio urbano ad ogni Primavera e che, ad ogni Primavera, non fa' in tempo a prendere forma se lo sfalcio si pone indifferenziato ed omologante. Quel "come potrebbe essere" significa ritrovare una familiarita' con qualcosa di inconsueto e stupirsi di quanto esso sia dietro l'angolo.
Nel corso della storia i giardini sono stati creazioni nelle cui forme trovavano la propria rappresentazione idee dominanti. Le idee cambiavano ed i giardini cambiavano come altrettanti loro teatri. Viene da domandarsi quale possa essere l'idea dominante oggi, l'idea alla quale nessuno di noi riesce a non rivolgere almeno un pensiero ogni giorno. Forse tutti noi possiamo rispondere: l'urgenza ecologica. Ed allora la domanda e': quale giardino puo' essere la piu' intima rappresentazione di tale idea?
Mi viene da pensare che forse il giardino contemporaneo va pensato proprio in riferimento ad un modo sostenibile di gestire lo spazio, piu' che ad una forma... e che forse, proprio come risultato di tali pratiche, la sua forma trovi vita come quell'insieme di elementi eterogenei ed insoliti, apparentemente imbarazzanti anche, che pero' meglio riescono a rappresentare le cose che piu' ci stanno a cuore.
Il rischio di non ascoltare questa urgenza e' che il giardino non rappresenti piu' nulla, non abbia piu' alcun significato e si ripeta in forme prive di contenuto intorno alle quali non faccia in tempo a formarsi quel senso di comune condivisione presso cui si formano e trovano senso i diversi aspetti del nostro rapporto con la Natura.
Il giardino allora si porrebbe come una rovina al suo nascere, come fosse un reperto di archeologia, privo di vita. Il grande Stirling lo aveva espresso bene riguardo alle architetture. Io non ho fatto altro che copiare!
Albrecht o Albert? .122
Il 14 Maggio e' la data della lezione alla Biblioteca Bassani che si aprira' con "La grande zolla" di Durer e si chiudera' con "La grande zolla" di Durer... praticamente stara' ferma davanti a quei ciuffi d'erba alta.
Vorrei infatti che quei ciuffi d'erba, nell'arco dell'ora a disposizione, diventassero da negletti, normali ed infine una sorta di "la cosa piu' bella del mondo" che si abbia voglia di andare a vedere non appena fuori dalla biblioteca. E trovare quella bellezza ovunque, cosi' che ci si stupisca ovunque.
E' questione di upbringing -che puo' tradursi: "educazione nei primi anni di vita"- scriveva il 21 Dicembre 1978 il grande Christopher lloyd. E se sei cresciuto correndo tra i fili alti dell'erba, non ne puoi piu' fare a meno per tutta la vita.
... Ma io non sono cresciuto tra i fili alti dell'erba... gia'... ma l'ho dimenticato e mi sono appassionato. Deve essere stata l'impressione lasciatami, nelle mie prime passeggiate al bosco di Hampstead Heath, dallo spazio di rispetto di erba alta non falciata lasciato alla base del tronco degli alberi. Era simile all'erba alta non falciata delle fotografie del libro che ho comprato di un tal Piet Oudolf e nel libro visto di questo signor Lloyd e lungo le copertine degli scaffali della libreria Foyles dove tutte le persone si incontravano a condividere la bellezza di quello spazio di rispetto di erba alta non falciata.
Si tratta di costruire condivisione intorno ad alcuni punti. Fosse anche solo questo punto dell'erba alta a passare, sarei felice.
Il fatto e' che passera'. Tutti saranno contenti di essersi appassionati nell'arco di un'ora a qualcosa che hanno sempre amato moltissimo, fin dalla prima volta in cui ne avevano visto la fotografia nel libro di storia dell'arte... avevano 13, 14 anni... erano alle scuole medie ed il nome Albrecht era piu' difficile da pronunciare del nome Albert.
Vorrei infatti che quei ciuffi d'erba, nell'arco dell'ora a disposizione, diventassero da negletti, normali ed infine una sorta di "la cosa piu' bella del mondo" che si abbia voglia di andare a vedere non appena fuori dalla biblioteca. E trovare quella bellezza ovunque, cosi' che ci si stupisca ovunque.
E' questione di upbringing -che puo' tradursi: "educazione nei primi anni di vita"- scriveva il 21 Dicembre 1978 il grande Christopher lloyd. E se sei cresciuto correndo tra i fili alti dell'erba, non ne puoi piu' fare a meno per tutta la vita.
... Ma io non sono cresciuto tra i fili alti dell'erba... gia'... ma l'ho dimenticato e mi sono appassionato. Deve essere stata l'impressione lasciatami, nelle mie prime passeggiate al bosco di Hampstead Heath, dallo spazio di rispetto di erba alta non falciata lasciato alla base del tronco degli alberi. Era simile all'erba alta non falciata delle fotografie del libro che ho comprato di un tal Piet Oudolf e nel libro visto di questo signor Lloyd e lungo le copertine degli scaffali della libreria Foyles dove tutte le persone si incontravano a condividere la bellezza di quello spazio di rispetto di erba alta non falciata.
Si tratta di costruire condivisione intorno ad alcuni punti. Fosse anche solo questo punto dell'erba alta a passare, sarei felice.
Il fatto e' che passera'. Tutti saranno contenti di essersi appassionati nell'arco di un'ora a qualcosa che hanno sempre amato moltissimo, fin dalla prima volta in cui ne avevano visto la fotografia nel libro di storia dell'arte... avevano 13, 14 anni... erano alle scuole medie ed il nome Albrecht era piu' difficile da pronunciare del nome Albert.
planted .121
Piantare 18 alberi da frutta, devo dire, stanca ed oggi ero abbastanza stanchino. Non capisco perche' se un cantiere ha avuto luogo in un punto, i suoi resti perdurino in un'area ampia almeno il doppio... ma cosa fanno i costruttori, lanciano i mattoni in giro alla fine dei cantieri?! Non capisco, non sanno forse quanto e' faticoso poi, nel futuro, magari trent'anni, cento anni dopo, scavare una fossetta di 40 centimetri per un Malus domestica 'Abbondanza', non meno faticoso certo dello scavare un'altra fossetta di 40 centimetri per una Cydonia oblonga, figuararsi per altre 16 piante... non meno faticoso comunque del portare acqua con due bottiglie da 2 litri dalla fontanella distante 50 metri, ma questo e' un altro discorso.
Il "Giardino di frutta" al grattacielo di Ferrara, detto anche "Giardino ben temperato" dalla temperanza con la quale i cittadini l'hanno voluto... e' nato.
Il "Giardino di frutta" al grattacielo di Ferrara, detto anche "Giardino ben temperato" dalla temperanza con la quale i cittadini l'hanno voluto... e' nato.
Detto anche "Giardino ben temperato" dal titolo del grande libro di
giardinaggio di Christopher Lloyd. Il quale Christopher Lloyd viene
menzionato dai garden designers perche' e' morto e quindi e' l'icona, cristallizzata per sempre nell'Olimpo dei giardini, legittimante senza alcuna possibilita' di controbattere. Chissa' se io sarei accolto positivamente dal
vecchio Peter Pan o se la sua crudelta' da enfant gâté si
sarebbe abbattuta su un pivello che si mette a dare 4 litri d'acqua
con delle bottiglie d'acqua... sarebbe comunque contento della scelta di piantare alberi da frutta!
non c'e' bisogno di ortiche .120
Mi
e' stato
chiesto di parlare di quello che sto facendo nell'area verde del quartiere Barco della mia citta', Ferrara: il
piccolissimo bosco.
Quello che sto facendo e' in verita' quasi nulla. Era quello che mi diceva, quando ero piccolo, un restauratore di sculture lignee che al tempo in cui il restauro consisteva per lo piu' in rifacimenti mimetici marcati da segnetti rivelatori dell'intervento, seppure rispettando tale scuola di pensiero, metteva mano alle sculture che i clienti gli affidavano garantendo che il legno non si deteriorasse. Tutto qui. La patina veniva salvaguardata dopo una prima pulitura leggera che rivelava gli strati inferiori laddove il tempo aveva gia' fatto riaffiorare ogni singolo strato successivo. La scultura era dunque un pezzo di legno dalla forma di angelo o madonna nel mare ondulato delle cui pieghe venivano a galla un azzurro, un oro. Il tempo e' questo colpo della fortuna di cui parlo all'inizio. Poi noi facciamo il resto.
Il
bosco del Barco e' troppo piccolo per essere un bosco ed e'
abbastanza grande per partire da li' ed immaginare qualcosa di forse ancora piu' ricco di un bosco, grazie ad un colpo di fortuna.
E' di questo, dunque, che parlero'.
E' di questo, dunque, che parlero'.
A piantarlo non sono stato io. Io sono semplicemente arrivato qualche tempo dopo a leggerlo a mio modo. E' quasi
nulla, ma occorre spiegare di che cosa questo "quasi nulla" e' fatto perche' la
lettura di un tale luogo divenga un modo nuovo di guardare gli spazi verdi delle nostre citta'. E certo questo non e' un modo inventato da me, perche' a mia volta l'ho appreso da qualcuno, altrove, un po' piu' vecchio di me.
La
fortuna di avere a disposizione uno spazio verde che non ha ricevuto le tradizionali cure ricevute dalle piantumazioni durante i primi anni, risiede nella possibilita' di
usare tale spazio come esempio di un nuovo tipo di relazione tra il verde urbano ed il suo pubblico. Un pubblico che si fa nuovo, rinnovato da un diverso approccio al verde cittadino, grazie alla comprensione del significato ecologico che si da' alle pratiche di gestione degli spazi verdi. Occorre imparare ad accogliere l'ecologia nelle pratiche estetiche del vivere quotidiano, cosi' che il bello ed il buono siano un solo desiderio condiviso.
"Non c'e' bisogno di ortiche" e' il titolo di un libro di Ken Thompson, professore di botanica all'Universita' di Sheffield. Non c'e' bisogno infatti di tenere le ortiche in giardino per avere un giardino ricco di uccellini cantanti. Rassicuriamoci. Thompson, K. (2006) No Nettles Required: the Reassuring Truth about Wildlife Gardening. Eden Project Books (a division of Transworld Publishers), London (paperback published 2007)
"Non c'e' bisogno di ortiche" e' il titolo di un libro di Ken Thompson, professore di botanica all'Universita' di Sheffield. Non c'e' bisogno infatti di tenere le ortiche in giardino per avere un giardino ricco di uccellini cantanti. Rassicuriamoci. Thompson, K. (2006) No Nettles Required: the Reassuring Truth about Wildlife Gardening. Eden Project Books (a division of Transworld Publishers), London (paperback published 2007)
Incuria
custodita ed incuria creata si incontrano nella formazione di spazi
ricchissimi dal punto di vista del valore ecologico, ovvero della ricchezza delle specie vegetali ed animali presenti. La varieta'
vegetale ed animale custodita da tali spazi non necessita di grandi
dimensioni, bensi' di un "come" di gestione.
Tale ricchezza diviene abitudine pubblica ed i principi di tale
gestione diventano di dominio pubblico veicolati
dall'esperienza estetica della convivenza con questo tipo di spazi.
L'esperienza pubblica di tale tipo di approccio alla gestione di un
area verde permette la diffusione di elementi che vanno ad arricchire
i singoli spazi privati, fino a giungere in ultima istanza, ad arricchire l'intero spazio verde di una citta'.
L'intera citta' e' un grande unico giardino dato dalla sommatoria dei suoi piccoli giardini. Ecco perche' un minimo spazio e' sempre troppo piccolo ed abbastanza grande.
L'intera citta' e' un grande unico giardino dato dalla sommatoria dei suoi piccoli giardini. Ecco perche' un minimo spazio e' sempre troppo piccolo ed abbastanza grande.
Quello che sto facendo e' in verita' quasi nulla. Era quello che mi diceva, quando ero piccolo, un restauratore di sculture lignee che al tempo in cui il restauro consisteva per lo piu' in rifacimenti mimetici marcati da segnetti rivelatori dell'intervento, seppure rispettando tale scuola di pensiero, metteva mano alle sculture che i clienti gli affidavano garantendo che il legno non si deteriorasse. Tutto qui. La patina veniva salvaguardata dopo una prima pulitura leggera che rivelava gli strati inferiori laddove il tempo aveva gia' fatto riaffiorare ogni singolo strato successivo. La scultura era dunque un pezzo di legno dalla forma di angelo o madonna nel mare ondulato delle cui pieghe venivano a galla un azzurro, un oro. Il tempo e' questo colpo della fortuna di cui parlo all'inizio. Poi noi facciamo il resto.
28 Marzo 2013: 44!
E' la sera che precede il mio compleanno e con la benevolenza del cielo
mi permetto di anticipare il giorno di domani per ripetere l'augurio fatto l'anno scorso.
While my guitar gently weeps
Live in Japan
I look at you all see the love there that's sleeping
While my guitar gently weeps
I look at the floor and I see it needs sweeping
Still my guitar gently weeps
I don't know why nobody told you
How to unfold your love
I don't know how someone controlled you
They bought and sold you
I look at the world and I notice it's turning
While my guitar gently weeps
With every mistake we must surely be learning
Still my guitar gently weeps
Well…
I don't know how you were diverted
You were perverted too
I don't know how you were inverted
No one alerted you
I look at you all see the love there that's sleeping
While my guitar gently weeps
Look at you all
Still my guitar gently weeps
Oh, oh
Oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh
Oh, oh, oh, oh
Yeah, yeah, yeah, yeah, yeah
Yeah, yeah, yeah, yeah, oh, ooh
Live in Japan
I look at you all see the love there that's sleeping
While my guitar gently weeps
I look at the floor and I see it needs sweeping
Still my guitar gently weeps
I don't know why nobody told you
How to unfold your love
I don't know how someone controlled you
They bought and sold you
I look at the world and I notice it's turning
While my guitar gently weeps
With every mistake we must surely be learning
Still my guitar gently weeps
Well…
I don't know how you were diverted
You were perverted too
I don't know how you were inverted
No one alerted you
I look at you all see the love there that's sleeping
While my guitar gently weeps
Look at you all
Still my guitar gently weeps
Oh, oh
Oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh
Oh, oh, oh, oh
Yeah, yeah, yeah, yeah, yeah
Yeah, yeah, yeah, yeah, oh, ooh
V .119
Fra due giorni si piantano gli alberi da frutta, ma piovera' e quindi si pianteranno il giorno dopo, ma piovera' anche quel giorno e quindi si pianteranno il giorno dopo e cosi' via: Keep off the grass / non camminare sul prato... il terreno, quando e' bagnato, non deve essere calpestato. I pori attraverso i quali aria e acqua passano si chiuderebbero e le parti di terra comprimendosi diverrebbero una massa compatta inospitale alle radici.
Gli alberi preparati dal vivaista, potati nei rami e nelle radici cosi' che si sveglino dal loro stadio dormiente in condizioni ottimali per l'entrata della primavera nelle loro vene, dovranno attendere un giorno o due, che la pioggia finisca ed il terreno abbia fatto scendere l'acqua sotto ed ancora piu' sotto.
Gli alberi vengono allora inginocchiati, inclinati in un fossato scavato a V nel terreno cosi' che le radici trovino dimora e la pianta possa attendere anche alcuni mesi prima di essere piantata!
Mi e' sempre piaciuta questa capacita' dell'uomo di adattare i tempi della Natura ai propri tempi, propri desideri, ostacoli e sorprese... d'altronde e' Natura anche il desiderio dell'uomo... questo a volte e' difficile comprenderlo e cosi' ci si imbarazza alle cose piu' belle. Costretti poi da questo imbarazzo a non fare esperienza di tali cose belle con l'incanto ovvio di cui la Natura ci fa regalo, ci si allontana dalla possibilita' di fare esperienza degli stadi piu' maturi di quelle cose belle, gli stadi che sfiorano la sfera spirituale. E cosi' si passa la vita a non volare! Incredibile, no?! Incredibile, si!
Gli alberi preparati dal vivaista, potati nei rami e nelle radici cosi' che si sveglino dal loro stadio dormiente in condizioni ottimali per l'entrata della primavera nelle loro vene, dovranno attendere un giorno o due, che la pioggia finisca ed il terreno abbia fatto scendere l'acqua sotto ed ancora piu' sotto.
Gli alberi vengono allora inginocchiati, inclinati in un fossato scavato a V nel terreno cosi' che le radici trovino dimora e la pianta possa attendere anche alcuni mesi prima di essere piantata!
Mi e' sempre piaciuta questa capacita' dell'uomo di adattare i tempi della Natura ai propri tempi, propri desideri, ostacoli e sorprese... d'altronde e' Natura anche il desiderio dell'uomo... questo a volte e' difficile comprenderlo e cosi' ci si imbarazza alle cose piu' belle. Costretti poi da questo imbarazzo a non fare esperienza di tali cose belle con l'incanto ovvio di cui la Natura ci fa regalo, ci si allontana dalla possibilita' di fare esperienza degli stadi piu' maturi di quelle cose belle, gli stadi che sfiorano la sfera spirituale. E cosi' si passa la vita a non volare! Incredibile, no?! Incredibile, si!
che belle le giapponesi... .118
Le campane dall'acqua bianche e oro ed i mosaici come l'albero nel ruscello o nel pozzo sono gli infiniti possibili di cui scrive il compositore Nono a Venezia alcuni decenni fa. Una citta' dove le fibre arabe che avevano lavorato il marmo con l'acqua si facevano qui piu' raccolte, trattenute, un poco, nei disegni del giardino di Scarpa.
Una signora giapponese ascoltava ieri il mio racconto del pavimento di marmo di Granada e con il suo viso faceva "Ahhh... Ahhh..." un po' aspirato, come fanno loro e trovava che il Giappone potesse scorrere nelle acque arabe.
In fondo me lo sono un po' inventato... mi piace vedere l'architetto Carlo Scarpa sdraiarsi e passare il dito sui due millimetri del rilievo a spirale che guida l'acqua in quel patio dell'Alhambra.
Credo sia scritto da qualche parte, ma non ho voglia di leggere di Scarpa, ora preferisco passare il dito sui due millimetri del piano inclinato che guida l'acqua biancopanna nella fontana del giardino alla Fondazione Querini-Stampalia.
Una signora giapponese ascoltava ieri il mio racconto del pavimento di marmo di Granada e con il suo viso faceva "Ahhh... Ahhh..." un po' aspirato, come fanno loro e trovava che il Giappone potesse scorrere nelle acque arabe.
In fondo me lo sono un po' inventato... mi piace vedere l'architetto Carlo Scarpa sdraiarsi e passare il dito sui due millimetri del rilievo a spirale che guida l'acqua in quel patio dell'Alhambra.
Credo sia scritto da qualche parte, ma non ho voglia di leggere di Scarpa, ora preferisco passare il dito sui due millimetri del piano inclinato che guida l'acqua biancopanna nella fontana del giardino alla Fondazione Querini-Stampalia.
('-')_ .117
Quando in un sasso del giardino si vede una montagna, vuol dire che si ha un'eta di 5 anni oppure che la propria vista sta facendosi piu' sottile e l'immaginazione piu' ampia da oltrepassare la soglia da cui comincia il giardino giapponese dove tutto il paesaggio del Giappone comincia fatto dello sguardo che scivola su un sasso.
Sono i ricordi di viaggi fatti sempre al di qua del contorno di un'isola, sono i paesaggi presi in prestito nella propria dimora, e' il bisogno di mantenere lo spazio dentro di se' il piu' ampio possibile, spazio che si espanda e riecheggi simile gia' a cio' che e' infinito, grande quanto ogni cosa davanti, ogni sasso e albero e fiume e uccello davanti... le cui dimensioni si dissolvono perche' ogni cosa che esiste e' l'espressione della vita infinita e, come tale, senza dimensione.
E' la consonanza: la mente vede un sasso ed e' gia' sospinta sui boschi a seguire le montagne, come capita a noi davanti ad un disegno della pagina di un pittore giapponese dove piccolissimo c'e' un sasso... la pagina e' grande alcuni centimetri quadrati ed allora il sasso e' una montagna... ed anche il giardino della casa del pittore e' grande alcuni metri quadrati, non certo grande come un'isola... eppure anch'esso e' un'isola, l'isola del pittore.
Questo costante salto di scala dove il piccolo comincia non diverso dalla sua corrispondenza infinitamente piu' grande, e' molto simile all'astrazione che le parole portano con se'. La parola "acqua" e' un fiume ed e' il mare e, se poco poco non ci spostiamo, ci sta gia' bagnando dal cielo o ci sporca le scarpe in una pozzanghera. Cosi' la parola "verde" fa cominciare tutti i boschi della Terra, cosi' come la parola "ruvido" e' gia' diventata una roccia pronta a sommarsi ad ogni altra roccia toccata, pronta cioe' a diventare identica alla parola "montagna".
Il paesaggio e' uno strumento per mantenere vivo lo sguardo, e' un sasso lanciato davanti a me perche' io lo segua e mi perda a scoprire che cosa c'e' tra me e quel sasso lanciato.
Il paesaggio e' uno strumento per mantenere vivo lo sguardo, e' un sasso lanciato davanti a me perche' io lo segua e mi perda a scoprire che cosa c'e' tra me e quel sasso lanciato.
Una regola di molti secoli del fare i giardini in Giappone pone le rocce in combinazioni di tre... lo sguardo non si ferma se in mezzo a due rocce c'e' un'altra roccia perche' essa lo distrae dal fermarsi sulla facile consolatoria pausa della ripetizione, lo moltiplica, lo fa ricominciare sempre, lo fa durare e stare attento al suono degli uccelli, dell'acqua che esiste tra una roccia e l'altra.
La malinconia del Giappone, ahime', e' sempre sveglia, ma in giardino tutto e' possibile, puoi assecondarla oppure sorridere di essa. E' cosi' che il muschio attutisce il passo, perche' non si faccia troppo forte il bisogno di riconoscere che la rapidita' dei cambiamenti fa male ed il Giappone sa cosa vuole dire. "Viva Japan!"-"Viva Japan!" dice la mia cara amica giapponese.
"Viva Japan!"... "Viva Japan!" ('-')_
La malinconia del Giappone, ahime', e' sempre sveglia, ma in giardino tutto e' possibile, puoi assecondarla oppure sorridere di essa. E' cosi' che il muschio attutisce il passo, perche' non si faccia troppo forte il bisogno di riconoscere che la rapidita' dei cambiamenti fa male ed il Giappone sa cosa vuole dire. "Viva Japan!"-"Viva Japan!" dice la mia cara amica giapponese.
"Viva Japan!"... "Viva Japan!" ('-')_
il giardino ben temperato e le polpette del 25 Marzo .115
Il comitato del grattacielo (vedi scritto .104) ha deciso che e' molto meglio preparare torte e polpette per una giornata di festa intorno a 20 nuovi alberelli da frutta che non farlo. I piu' agguerriti si sono sciolti perche' le cose belle sciolgono. Ne abbiamo davvero bisogno tutti e gli alberi da frutta sono forse la via piu' ancestralmente connessa al nostro cuore che ci sia. Tutti gioiscono a percorrerla quando l'opportunita' fa capolino.
Fatto sta che la signora Edda era la piu' agguerrita contro l'idea degli alberi da frutta, con motivazioni serie dato il contesto in cui il giardino si pone... le polpette saranno le sue, perche' si tratta di una scommessa, si tratta di vedere se la bellezza introdotta degli alberi da frutta portera' il rispetto dei passanti diurni e notturni.
Fatto sta che la signora Edda era la piu' agguerrita contro l'idea degli alberi da frutta, con motivazioni serie dato il contesto in cui il giardino si pone... le polpette saranno le sue, perche' si tratta di una scommessa, si tratta di vedere se la bellezza introdotta degli alberi da frutta portera' il rispetto dei passanti diurni e notturni.
ohayo / buongiorno .114
E questo mese, il mese di Marzo, il mese del mio compleanno, mi si chiede di trasformare un giardino abbandonato in un giardino giapponese... occorre allora cominciare dalla musica.
natura tectorum .113
E' il cosi' chiamato climax, vale a dire il processo secondo il quale uno spazio di terra vuoto si trasforma in una foresta. Il tetto del droghiere diventera' quest'estate un prato fiorito. Bastano poche manciate di terriccio, preso da quella quantita' che il vaso rotto aveva rovesciato due giorni fa (vedi scritto .111), miscelato con semi di fiori selvatici. Oggi piove ed e' l'ideale per la distribuzione dei semi tra gli anfratti del muschio e delle piantine esistenti, ovviamente senza ostruire le tegole...
Il droghiere e' un tipo simpatico e quest'estate vedra', una volta di piu', quanto miracolosa e' la natura nel portare i fiori anche sui tetti.
luna .112
La luna muove i mari e quando si parla della luna si diventa sottili. Muove la linfa nei ramoscelli quando e' crescente ed invece favorisce il fruttificare quando l'energia non va alla crescita del legno bensi' dei frutti, a luna calante, quando si puo' procedere alla potatura... O cosi' mi sembra di aver capito sfogliando oggi un manuale in libreria. Ci credo, perche' e' bello.
Fondamentalmente pero' non mi importa quasi nulla che sia vero oppure no: gli alberi da frutta crescono e diventano bellissimi e li' la mia curiosita' viene sedotta fin dall'inizio a tal punto che ogni ragionamento e' per me come mettersi a ragionare sulla struttura lignea di un violoncello mentre questo suona. Tanto piu' che frutti bellissimi crescono sugli alberelli dei giardini abbandonati.
La luna porta nello spazio silenzioso della nostra testa, nella immensa sfera nella quale dimorano fin dal primo sguardo la luna, i mari e i cieli, nella quale il rumore ed i suoni tutti diventano il sibilo sottile al quale comincia la prima sinfonia di Mahler, quando, o forse dove comincia il suono... il suono che comincia nella testa, quel suono simile ad un sibilo, che nel silenzio non ci lascia e ci fa piu' aerei, piu' simili a cio' che di piu' leggero c'e' nello Spazio.
Nel mio rapporto con un albero, che importanza ha che la Luna muova le maree o la linfa, quando la conoscenza di questa influenza fissa un campo di esistenza per il mio rapporto con quella pianta che non ha nulla a che vedere con la gioia di guardarla ed immaginare, immaginare qualsiasi cosa?! La materia del suono e' aria ed allora mi fermo ad ascoltare, mi fermo alla domanda e mi piace restarci e l'albero forse e' il primo cui non importa granche' di una risposta.
Se fosse stato per me la conoscenza non sarebbe andata molto oltre la magia (me ne vergono un poco) e scopro di essere lontano da quel fascino analitico che ha portato, porta e sempre portera' gli scienziati a rendere giustizia alla vocazione umana alla liberta'. Se non sono uno scienziato posso pero' piantare un albero di mele per fare ombra ad uno di essi.
Fondamentalmente pero' non mi importa quasi nulla che sia vero oppure no: gli alberi da frutta crescono e diventano bellissimi e li' la mia curiosita' viene sedotta fin dall'inizio a tal punto che ogni ragionamento e' per me come mettersi a ragionare sulla struttura lignea di un violoncello mentre questo suona. Tanto piu' che frutti bellissimi crescono sugli alberelli dei giardini abbandonati.
La luna porta nello spazio silenzioso della nostra testa, nella immensa sfera nella quale dimorano fin dal primo sguardo la luna, i mari e i cieli, nella quale il rumore ed i suoni tutti diventano il sibilo sottile al quale comincia la prima sinfonia di Mahler, quando, o forse dove comincia il suono... il suono che comincia nella testa, quel suono simile ad un sibilo, che nel silenzio non ci lascia e ci fa piu' aerei, piu' simili a cio' che di piu' leggero c'e' nello Spazio.
Nel mio rapporto con un albero, che importanza ha che la Luna muova le maree o la linfa, quando la conoscenza di questa influenza fissa un campo di esistenza per il mio rapporto con quella pianta che non ha nulla a che vedere con la gioia di guardarla ed immaginare, immaginare qualsiasi cosa?! La materia del suono e' aria ed allora mi fermo ad ascoltare, mi fermo alla domanda e mi piace restarci e l'albero forse e' il primo cui non importa granche' di una risposta.
Se fosse stato per me la conoscenza non sarebbe andata molto oltre la magia (me ne vergono un poco) e scopro di essere lontano da quel fascino analitico che ha portato, porta e sempre portera' gli scienziati a rendere giustizia alla vocazione umana alla liberta'. Se non sono uno scienziato posso pero' piantare un albero di mele per fare ombra ad uno di essi.
attorno a due vasi rotti .111
Oggi ho messo in vaso due rose: ho preparato il terriccio nei
vasi prendendolo da altri vasi, ho travasato le rose e ho messo i vasi in due angoli ancora disponibili, quindi ne ho preso uno per spostarlo da un posto ad un altro urtando un vaso che stava piu' in alto che è
caduto su quello che tenevo in mano il quale mi è sfuggito cadendo
su una rosa appena invasata, rompendosi insieme all'altro vaso e a due rametti
della rosa e distribuendo tutta la terra sul pavimento.
In generale non batto ciglio davanti alla rovina di un lavoro preciso che si e' sommato sulla schiena. So che il mio modo di fare rapido, detto anche "del tasso", non sempre si armonizza con l'intorno ed il tasso non e' il poeta della corte Estense bensi' l'animaletto che ad un certo punto perde la sua temperanza e scatta contro il pericolo senza temere alcunche' e senza misurare le proprie forze crolla sfinito, salutando cosi' il mondo. Questo e' il tasso.
Sono un po' cosi' in effetti ed i miei amici sanno che ad un certo punto possono contare su questo extra burst of energy che mi fa risolvere in breve tempo cio' che sembra lungo e faticoso. Sanno anche che questo deriva dalla mia pigrizia che tutte le inventa per, non volendo certo rinunciare ad un'impresa, ridurre la fatica fisica da essa richiesta... e' astuzia, forse e se in altri ambiti questo modo di essere potrebbe essere criticabile (e quasi sempre da chi ha poca fantasia o disinvoltura), nel giardinaggio e' una virtu'.
Certamente pero' puo' fare danni, come quello dei vasi di oggi, il non stare troppo a ragionare sui possibili scenari di un'azione: il vaso e' pesante, c'e' freddo e le mani non sono piu' tanto sensibili, la terrazza e' una giungla (di 1mq!). No, questo prevedere e' veramente noioso, quindi scatta il tasso e a volte i vasi si rompono. Ecco perche' non batto ciglio, lo so gia'.
La vecchiaia di un tasso giardiniere sicuramente sara' piu' calma. Sara' preciso e questo gli bastera', come la virtu' che e' premio di per se stessa e la pigrizia avra' lasciato il posto alla persuasione che le cose che occorre fare somigliano al tempo, ai minuti, alle ore. Pero' che soddisfazione nel fare in due secondi quello che richiederebbe un'ora! Che bello tenere insieme il momento del desiderare una cosa e quello del realizzarla! ... Certo, l'impazienza, ma c'e' qualcosa d'altro, altrimenti Pasolini, allievo di Giotto, non direbbe: "... Perche' realizzare un'opera, quando e' cosi' bello sognarla soltanto...".
Si tratta di essere gia' "dopo" il fare. E non e' certo disincanto, no, bensi' semplicemente il saperlo. E fare.
In generale non batto ciglio davanti alla rovina di un lavoro preciso che si e' sommato sulla schiena. So che il mio modo di fare rapido, detto anche "del tasso", non sempre si armonizza con l'intorno ed il tasso non e' il poeta della corte Estense bensi' l'animaletto che ad un certo punto perde la sua temperanza e scatta contro il pericolo senza temere alcunche' e senza misurare le proprie forze crolla sfinito, salutando cosi' il mondo. Questo e' il tasso.
Sono un po' cosi' in effetti ed i miei amici sanno che ad un certo punto possono contare su questo extra burst of energy che mi fa risolvere in breve tempo cio' che sembra lungo e faticoso. Sanno anche che questo deriva dalla mia pigrizia che tutte le inventa per, non volendo certo rinunciare ad un'impresa, ridurre la fatica fisica da essa richiesta... e' astuzia, forse e se in altri ambiti questo modo di essere potrebbe essere criticabile (e quasi sempre da chi ha poca fantasia o disinvoltura), nel giardinaggio e' una virtu'.
Certamente pero' puo' fare danni, come quello dei vasi di oggi, il non stare troppo a ragionare sui possibili scenari di un'azione: il vaso e' pesante, c'e' freddo e le mani non sono piu' tanto sensibili, la terrazza e' una giungla (di 1mq!). No, questo prevedere e' veramente noioso, quindi scatta il tasso e a volte i vasi si rompono. Ecco perche' non batto ciglio, lo so gia'.
La vecchiaia di un tasso giardiniere sicuramente sara' piu' calma. Sara' preciso e questo gli bastera', come la virtu' che e' premio di per se stessa e la pigrizia avra' lasciato il posto alla persuasione che le cose che occorre fare somigliano al tempo, ai minuti, alle ore. Pero' che soddisfazione nel fare in due secondi quello che richiederebbe un'ora! Che bello tenere insieme il momento del desiderare una cosa e quello del realizzarla! ... Certo, l'impazienza, ma c'e' qualcosa d'altro, altrimenti Pasolini, allievo di Giotto, non direbbe: "... Perche' realizzare un'opera, quando e' cosi' bello sognarla soltanto...".
Si tratta di essere gia' "dopo" il fare. E non e' certo disincanto, no, bensi' semplicemente il saperlo. E fare.
frutteto / la seconda giornata .110
Il sole, 13 alberi da frutta, una vanga, un paio d'ore, la neve e di nuovo il sole. Cosi' da oggi un boschetto continua in un frutteto:
5
meli,
Malus domestica "Abbondanza"
Malus domestica "Calvilla Bianca"
Malus domestica "Gambafina"
Malus domestica "Renetta Champagne"
Malus domestica "Tonina"
Malus domestica "Abbondanza"
Malus domestica "Calvilla Bianca"
Malus domestica "Gambafina"
Malus domestica "Renetta Champagne"
Malus domestica "Tonina"
3 peri,
Pyrus communis "Abate Fetel"
Pyrus communis "San Pietro"
Pyrus communis "Spina Carpi"
1 melocotogno,
Cydonia oblonga
1 kaki,
Diospyros kaki "Tipo"
1 pesco,
Prunus persica "Regina di Londra"
1 nespolo,
Mespilus germanica
1
gelso,
Morus nigra
frutteto / la prima giornata .109
Le 13 coltivazioni di oggi sono per i 13 alberi da frutta al frutteto del Barco. La terra e' stata smossa in alcuni punti che via via ho ritenuto quali giuste posizioni per i futuri alberi. Distanziati di quattro, cinque metri l'uno dall'altro queste piccole aperture di terra marrone in mezzo al prato sembrano le montagnole delle talpe, soltanto un po' piu' grandi.
Vedere in piano il frutteto, come una mappa.
Anche come e' iniziato e' stata un'astrazione. Fuori dal foglio di carta. Mi sono messo la' dove si accede all'area ed ho immaginato la posizione del primo albero, quindi il secondo albero ed a seguire tutti gli altri hanno trovato le loro reciproche relazioni: che i rami potessero toccarsi senza togliersi aria o luce, che le radici del grande pioppo non fossero troppo vicine, che i rami dei primi tre alberi rispettassero il sentiero segnato sul terreno dal passaggio di anni in bicicletta... beh, forse qualche ramo sara' un po' piu' in la' di quanto dovrebbe... ma naturalmente e' tutto studiato cosi' che si possa cogliere facilmente una mela dal ramo al passaggio...
Poi si tagliera' l'erba in aperture lineari tali che una persona passi con agio, forse anche due, ma lo decidero' al momento. Questo dara' la possibilita' di avere l'erba alta intorno a gruppi di tre, quattro alberi, naturalmente dopo che per i primi due anni la base dei tronchi sara' tenuta libera dalla competizione di altre pianticelle-erbacce spontanee.
Si vedra' per il manto erboso, cosi' ricco e' il terreno argilloso che le erbe selvatiche fanno da indiscusse padrone di casa. I fiori selvatici che volevo piantare farebbero fatica a vincere in tale competizione: occorrerebbe impoverire il terreno togliendo i primi 15cm di suolo, quelli piu' ricchi di nutrimento ottimali per le erbacce opportuniste alla ricerca di spazio. Figurarsi se mi metto a guidare un buldozer... al college ho quasi rotto un tagliaerba rischiando di ferire qualcuno con le schegge del sasso infido capitato sotto le lame... pero' con la motosega avevo superato l'istruttore in un lavoro di precisione che lo aveva lasciato senza parole!
Paura e curiosita' nell'usare quell'oggetto. Non e' uno scherzo e la bellezza nell'usarlo e' pari alla cura con la quale, ricordo, ci insegnavano ogni passaggio necessario al padroneggiarlo. Nel bosco poi, ricordo, la precisione e la cura nel seguire quei dettami di sicurezza non erano mai adeguati, ma e' sempre andato tutto bene. In futuro sara' uno strumento cui l'arboricoltura ricorrera' soltanto in casi estremi. Si tratta infatti di curare gli alberi fin dalla primissima fase dell'oculatezza della scelta del tipo di specie adatta per il tipo di luogo specifico. Da li' poi le corrette pratiche da seguire, fin dalla messa a dimora dell'albero, hanno dimostrato che da sole possono ovviare all'apparizione di quei problemi che indeboliscono la salute della pianta fino a portarla ad uno stato tale da richiedere interventi drastici quali appunto l'uso della sega a motore. E questo mi fa piacere perche' un albero non dovrebbe associarsi a quel rumore... forse per me il rumore del disboscamento dei margini del Rio Pelotas a sud del Brasile, le tute arancioni, i bordelli, il muro altissimo che la diga Barra Grande aveva portato nella regione... la mente unisce e disunisce e porta in un frutteto.
Mi hanno detto due signori che sarebbe bello avere delle panchine qui e la', lo terro' presente, di legno, sotto il pioppo, dove cinque alberi da frutta saranno in curva.
Vedere in piano il frutteto, come una mappa.
Anche come e' iniziato e' stata un'astrazione. Fuori dal foglio di carta. Mi sono messo la' dove si accede all'area ed ho immaginato la posizione del primo albero, quindi il secondo albero ed a seguire tutti gli altri hanno trovato le loro reciproche relazioni: che i rami potessero toccarsi senza togliersi aria o luce, che le radici del grande pioppo non fossero troppo vicine, che i rami dei primi tre alberi rispettassero il sentiero segnato sul terreno dal passaggio di anni in bicicletta... beh, forse qualche ramo sara' un po' piu' in la' di quanto dovrebbe... ma naturalmente e' tutto studiato cosi' che si possa cogliere facilmente una mela dal ramo al passaggio...
Poi si tagliera' l'erba in aperture lineari tali che una persona passi con agio, forse anche due, ma lo decidero' al momento. Questo dara' la possibilita' di avere l'erba alta intorno a gruppi di tre, quattro alberi, naturalmente dopo che per i primi due anni la base dei tronchi sara' tenuta libera dalla competizione di altre pianticelle-erbacce spontanee.
Si vedra' per il manto erboso, cosi' ricco e' il terreno argilloso che le erbe selvatiche fanno da indiscusse padrone di casa. I fiori selvatici che volevo piantare farebbero fatica a vincere in tale competizione: occorrerebbe impoverire il terreno togliendo i primi 15cm di suolo, quelli piu' ricchi di nutrimento ottimali per le erbacce opportuniste alla ricerca di spazio. Figurarsi se mi metto a guidare un buldozer... al college ho quasi rotto un tagliaerba rischiando di ferire qualcuno con le schegge del sasso infido capitato sotto le lame... pero' con la motosega avevo superato l'istruttore in un lavoro di precisione che lo aveva lasciato senza parole!
Paura e curiosita' nell'usare quell'oggetto. Non e' uno scherzo e la bellezza nell'usarlo e' pari alla cura con la quale, ricordo, ci insegnavano ogni passaggio necessario al padroneggiarlo. Nel bosco poi, ricordo, la precisione e la cura nel seguire quei dettami di sicurezza non erano mai adeguati, ma e' sempre andato tutto bene. In futuro sara' uno strumento cui l'arboricoltura ricorrera' soltanto in casi estremi. Si tratta infatti di curare gli alberi fin dalla primissima fase dell'oculatezza della scelta del tipo di specie adatta per il tipo di luogo specifico. Da li' poi le corrette pratiche da seguire, fin dalla messa a dimora dell'albero, hanno dimostrato che da sole possono ovviare all'apparizione di quei problemi che indeboliscono la salute della pianta fino a portarla ad uno stato tale da richiedere interventi drastici quali appunto l'uso della sega a motore. E questo mi fa piacere perche' un albero non dovrebbe associarsi a quel rumore... forse per me il rumore del disboscamento dei margini del Rio Pelotas a sud del Brasile, le tute arancioni, i bordelli, il muro altissimo che la diga Barra Grande aveva portato nella regione... la mente unisce e disunisce e porta in un frutteto.
Mi hanno detto due signori che sarebbe bello avere delle panchine qui e la', lo terro' presente, di legno, sotto il pioppo, dove cinque alberi da frutta saranno in curva.
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Ecological Planting Design
Ecological Planting Design
What do these words mean? Some principles of ecological planting design. (from the book: "A New Naturalism" by C. Heatherington, J. Sargeant, Packard Publishing, Chichester)
Real structural plants marked down into the Planting Plan. The other plants put randomly into the matrix: No. of plants per msq of the grid, randomly intermingling (even tall plants). Succession through the year.
Complete perennial weed control.
High planting density. Close planting allows the plants to quickly form a covering to shade out weeds.
Use perennials and grasses creating planting specifications that can be placed almost randomly.
Matrix: layers (successional planting for seasonal interest) of vegetation that make up un intermingling (random-scattering) planting scheme: below the surface, the mat forming plants happy in semi-shade, and the layer of sun-loving perennials.
Plants are placed completely randomly: planting individual plants, groups of two, or grouping plants to give the impression of their having dispersed naturally. Even more with the use of individual emergent plants (singletons) that do not self-seed, dispersed through the planting.
An intricate matrix of small plants underscores simple combinations of larger perennials placed randomly in twos or threes giving the illusion of having seeded from a larger group.
The dispersion effect is maintained and enhanced by the natural rhythm of the grasses that give consistency to the design. They flow round the garden while the taller perennials form visual anchors.
Allow self-seeding (dynamism) using a competitive static plant to prevent self-seeders from taking over: Aruncus to control self-seeding Angelica.
Sustainable plant communities based on selection (plants chosen for their suitability to the soil conditions and matched for their competitiveness) and proportions (balance ephemeral plants with static forms and combinations such as clumpforming perennials that do not need dividing: 20% ephemeral, self-seeding plants, 80% static plants) of the different species, dependent on their flowering season (a smaller numbers of early-flowering perennials, from woodland edges, which will emerge to give a carpet of green in the spring and will be happy in semi-shade later in the year, followed by a larger proportion of the taller-growing perennials which keep their form and seed-heads into the autumn and the winter).
Year-round interest and a naturalistic intermingling of plant forms.
Ecological compatibility in terms of plants suitability to the site and plants competitive ability to mach each other.
Working with seed mixes and randomly planted mixtures.
Perennials laid out in clumps and Stipa tenuissima dotted in the gaps. Over the time the grass forms drifts around the more static perennials and shrublike planting while the verbascum and kniphofia disperse naturally throughout the steppe.
Accents: Select strong, long lasting vertical forms with a good winter seed-heads. Select plants that will not self-seed, unless a natural dispersion model is required.
Planes: if designing a monoculture or with a limited palette, more competitive plants may be selected to prevent seeding of other plants into the group.
Drifts: to create drifts of naturalistic planting that are static in their shape over time use not-naturalizing, not self-seeding, not running plants.
Create naturalistic blocks for the seeding plants to drift around. For the static forms select plants that do not allow the ephemerals to seed into them.
Blocks: use not-naturalizing species, in high densities, in large groups.
Select compatible plants of similar competitiveness to allow for high-density planting (to enable planting at high density in small gardens).
Achieve rhythm by repeating colours and forms over a large-scale planting.






