Hampstead Heath, aprile .259

Siepe selvatica di Crataegus monogyna secondo la tecnica dell'hedge laying. Forse la cosa piu' bella al mondo, dopo... (segue lista infinita)

amatissimo Savall per Andrea .258

che meraviglioso giardino
come possa levarsi questo suono ad accompagnare?
quando due corde sono prese insieme e tenute dalla prima che era sola e solamente in attesa e giu' per il pendio soffice velocissimo d'erba da un altissimo
che dura e corre e non si stanca perche' giunto a casa
un abbraccio Andrea

https://www.youtube.com/watch?v=tHtHCDdWiwU

8 alberi per l'ADO .256


8 alberi hanno trovato dimora nella corte della nuova sede dell'ADO di Ferrara dove la direttrice aveva espresso il desiderio di vedere un parco. Ringrazio Fabio Constanzelli, Fabio Bega, Mauro Bosi, Marco Gelati, Andrea Pambianchi, Filippo Zaghi di Alba Verde che hanno realizzato l'opera.

mani aperte per una fonte .255

Al termine del cantiere per la creazione del parco della nuova sede dell'ADO di Ferrara, mi e' stato chiesto di avere una fontana.

  Un blocco di marmo e' stato scavato per la profondita' di alcuni centimetri secondo una pendenza variabile a partire da un perimetro circolare irregolare, piu' e meno levigato nel suo incontrare la superficie piatta del blocco.

  Roberto si chiama il marmista che ha lavorato il parallelepipedo di Travertino.

  Le mani aperte di Roberto


Londra 2010 .253

Albero, sasso, un altro albero e, piu' sotto, come creare prati bagnati per ridurre l'intensita' del flusso d'acqua, filtrandola, di un corso d'acqua nella campagna.

Piantala! .253

Il corso di Garden Design "Piantala!" sta giungendo al termine anche per questo 2018 - 3' edizione!

sfalci differenziati .252










Il 1' modulo del Bosco Claudio Abbado a Ferrara durante il primo sfalcio primaverile, il momento in cui si puo' cogliere la bellezza dello sfalcio differenziato... Forse non in questo parco pubblico, forse altrove, si puo' introdurre tale cultura della cura dei prati nel nostro paesaggio urbano!

il bosco anni fa .251














Quando ancora non si sapeva nulla di che cosa avrebbe portato con sè l'idea del "bosco"... era il 2013, appena tornato da Londra, un'immagine in testa da qualche anno, di giardino boschivo, gia' tutt'uno con l'idea di margine boschivo, i primi 20 metri di un bosco, quella fascia di pochi metri che tiene insieme un bosco alla campagna intorno e gli animali che ci sono dentro ed il disegno che, dunque, cominciava così.

Facile .250

Basta attivarlo con semi, qui e là, accelerare il processo fisiologico delle nostre città di riempirsi di fiori spontanei. Il tetto del mio vicino ora ha tulipani e centaurea nonché erbe varie. Certo, la guaina non sarà felice, mi si dice, ma in verità la comunità vegetale che si è formata tra le tegole di cotto antiche e bellissime di questa porzione di superficie orizzontale della mia città Ferrara non pare creare particolari problemi... L'acqua scorre bene e nessuno si è lamentato. Ancora.

Bosco Claudio Abbado - 2' Modulo .249










Il secondo Modulo del Bosco Claudio Abbado di Ferrara e' stato completato.
Ringrazio molto Marco Gelati, Cristiano Fergnani, Nicola Benini e Mauro Bosi che hanno lavorato nove giorni per farmi questo regalo solo pochi giorni dopo il mio 49' compleanno.
Poi ci penso un po' e il regalo l'hanno fatto ad un'intera citta'.



Piantala! Corso di Garden Design .248

I migliori contributi alla qualita' della progettazione del paesaggio sono spesso associati ai progetti di persone che al disegno sono arrivati partendo dalla passione per le piante. Il fatto che le piante siano materia viva con la quale progettare apre al disegno prospettive non immaginabili altrimenti. Se non si lavora con tutto cio' che la vita delle piante significa, il disegno non scopre come uscire dalla suggestione formale e rischia di impoverirsi.

  Per alcuni decenni della seconda meta' del '900, il giardino inglese e' stato dominato da un'attenzione alla forma fine a se stessa. Questo non gli ha permesso di accorgersi della sfida che il cambiamento lento e progressivo del clima poneva alla progettazione, ne' tanto meno di quanto il giardino urbano potesse rivestire un ruolo fondamentale per l'ecologia della citta'. C'e' voluto un vivaista olandese con un talento incredibile perche' il mondo si accorgesse di quanto fossero belle e necessarie le erbacee perenni. Certo la ricerca scientifica nell'ambito della floricultura si muoveva in parallelo, ma per diverso tempo separatamente dalla cultura della progettazione del paesaggio.

  Ora alcuni paesaggisti lavorano parallelamente al progetto e alla ricerca scientifica di propagazione delle piante con lo studio delle comunita' vegetali e la possibilita' di creare combinazioni di semi in grado di riprodurre tali habitat nel rispetto delle differenze dei terreni in cui andranno a diffondersi e ambientarsi

  Ecco perche' un college inglese di garden design dedica meta' del tempo della formazione all'attivita' teorica e pratica della conoscenza delle piante.

  A due mesi dall'inizio del college, per un intero pomeriggio ero impegnato a pacciamare un giardino e mi domandavo piu' volte perche' stessi facendo quello che stavo facendo sotto la pioggia di novembre e per nulla volendo nella mia vita fare il giardiniere. Provenivo da una facolta' di architettura e la "forma" non aveva mai avuto nulla a che vedere con il compost che stavo maneggiando, fatto di una materia organica di varia natura, che ci insegnavano a mettere alla base delle piante appena potate facendo attenzione che la base dello stelo non venisse coperta cosi' da evitare lo sviluppo di funghi a causa dell'umidita'... "Cose belle", in fondo, pensavo... cose che davano un senso al giardino e che, in effetti, mi coinvolgevano ogni giorno di piu'.

  Scoprivo il modo inglese di giocare con la materia viva e mutabile delle cose grazie alla quale un giardino offre mille possibilita' all'invenzione, ma non transige sul rispetto secolare delle dinamiche naturali in un'isola le cui poche risorse devono durare a lungo.
Scoprivo una prospettiva insolita che si apriva al disegno come lo avevo conosciuto fino ad allora. Era una capacita' che il disegno acquista nel seguire la materia con cui ha a che fare: la vita delle piante al pari delle variazioni del terreno, dei mutamenti climatici e perche' no della poca memoria degli scoiattoli che ogni inverno dimenticano dove hanno nascosto le noci e l'albero che nasce non sospetto diventa il fulcro del progetto. Il disegno diventava inseparabile dalla pratica conoscenza del funzionamento del suolo e delle piante.

  "... Dipingi quando pianti e quando lavori progetta...", siamo nel 1731 e questa e' la riga piu' bella della Epistle to Burlington scritta all'architetto e mecenate Duca di Burlington dal poeta inglese Alexander Pope, forse il documento piu' suggestivo di tutta la letteratura dedicata al giardino, sicuramente quello la cui influenza linguistica e' stata massima e permane ancora oggi quando si parla di "genius loci". Pope sta scrivendo di un'educazione all'ascolto che la Natura ed i luoghi naturali richiedono a chi si accinge a progettare un giardino e per farlo intreccia percezione sensoriale e sapere pratico.

  Buon disegno a tutti!

Bosco Claudio Abbado .247

Il 2' compleanno del Bosco Claudio Abbado, il bosco urbano della mia citta' Ferrara, lo trova piu' grande, in altezza ed anche in lunghezza, non perche' si stia muovendo (anche se, si sa, il giardino e' in movimento...), ma perche' verra' messo a dimora il suo 2' Modulo di 80 metri ed il Bosco raggiungera' i 160 metri nella sua corsa fino al Po!

Piantala! .246

Piantala! 3' edizione del corso di Garden Design.

  Il corso e' arrivato al terzo anno e ne sono felice. In effetti manca un corso di Planting Plan dove le erbacce trovino posto; certo non in un giardino privato, almeno fino al momento in cui apparira' una consapevolezza del giardino nuova o, semplicemente, un po' piu' adatta.

  "Adatto" e' una parola che mi piace molto.
Sta scritta su una superficie in trasparenza -non necessariamente di vetro, anzi cio' che mi interessa qui e' la trasparenza, poco importa che ci sia o meno una lastra: uno spessore di superficie profondissimo, ecco- dove le cose si stampano davanti ai nostri occhi, tra noi ed il mondo davanti, solo che si stia attenti.

  Adatto come il tronco che si piega, l'erba che cresce lungo il muro, la mano che la raccoglie quando e' secca e la mette accanto, dove in inverno un rospo si addormentera', ben protetto.

  La parola "adatto" si scrive in tale spessore di superficie, non esiste senza di esso e pure questo, senza quella, non puo' darsi. Un simbolo che accoglie tutte le parole con valenza di catalizzatore tra la nostra attenzione e il mondo naturale in cui viviamo.

  Simbolo della ricchezza che mai una sola parola potra' racchiudere, quella superficie, permette alle volte, nel proprio spessore, di leggerne una: "adatto", per esempio; parola che tiene insieme e mai pretende di fondere, che avvicina, che si avvicina sempre per sapere la propria forma e non si perde nell'informe o nella presunzione di se', curiosa.

  Non e' diverso il tronco che si piega davanti a noi. La natura custodisce la propria valenza di simbolo di un esistere-insieme in cui noi possiamo saperci, quando manteniamo l'attenzione.

Amaryllis wolfangii. 245






















L'amico tedesco Wolfgang mi ha inviato per Natale un bulbo di Amayllis.
La chiamero' Amaryllis wolfangii.

Parco Muddy Waters .244

E' un parco di Ferrara dedicato a Muddy Waters, per il suo blues, credo, fatto di ferrovia, margine della citta', ultime abitazioni e la campagna... una siepe selvatica, da qualche giorno.













  Gli abitanti hanno offerto all'amministrazione pubblica l'opportunita' di unire le forze nella cura del parco, scegliendo la forma di intervento piu' consona alle proprie esigenze: piantare una lunga siepe selvatica al margine dove la campagna diventa prato.

  Ricordo la fascinazione per il concetto di "limes", il limite, il confine, il bordo, che si fa sempre piu' trasparente e permeabile, mano a mano che la testa lo pensa e lo attraversa, nella propria biografia privata; quello spazio di passaggio immaginario che necessariamente si fa fisico, da cui si puo' passare perche' non c'e' altra legge piu' intelligente per la convivenza di quella che accorda cio' che sta al di qua e cio' che sta al di la', come "cio' che -puo' passare- di qua e di la'.

  Immagino gli uccelli fare il nido in alto, a due metri dal piano di campagna e la lepre che si nasconde, per un po', dal troppo vuoto coltivato, dove le volpi non arrivano perche' troppo fitta e' la ramaglia e conviene andare in cerca di qualcosa d'altro intorno... E le persone, che nel confine trasparente della siepe, hanno uno spazio misurato, piu' raccolto, domestico, da abitare.

  Cosa c'e' al di la' del muro si domanda il Blues. Il Blues ha muri intorno. Per questo canta. Mi piace pensare che la musica entri in tutto questo, nel suo sfumare da una forma all'altra senza mai perdere la forma necessaria di ognuno dei suoi suoni. La forma di un suono e' proprio cio' che accade quando un segno si deposita sul pentagramma e poi scompare, sia che venga da solo, sia che un altro suono lo segua; questa forma affidata al passaggio da una forma all'altra senza perdersi. Una forma un po' piu' aperta.

Liberté j'écris ton nom .243

Un laboratorio dedicato al Giardino con 17 studenti dell'accademia d'arte ESAD di Grenoble.

  Non un giardino uguale all'altro anche perche' "nessun giardino"... come coordinare idee di giardino che non contengono parentela alcuna con cio' che "giardino" e', bensi' solo con cio' che "giardino" significa per me, per te, lei, lui, tu e lei insieme.

  E allora ritrovo l'astrazione del dare nomi alle pratiche, cosi' che siano riconoscibili e, ricordandosene, possano portare oltre le esperienze pratiche che intorno a quei nomi si erano sedimentate. Ogni idea ha un nome portante e intorno a quello, come concrezione, si forma un giardino d'invenzione.

   Un giardino disegnato, un giardino scritto, un altro raccontato con immagini, un altro ancora con un video, un video ed un collage, una danza, una scena di teatro... fino al numero 17 che contava sassi ancora tenuti in tasca per un progetto al suo primissimo stadio. Non sono un professore, come potrei reggere, talmente emozionanti sono questi studenti -che percorrono passi simili- presso altri professori in quel magico passaggio di informazioni che rende piu' vicino, sempre un po' di piu', la meta di una creazione ed, insieme ad essa, la crescita della propria consapevolezza. Materia informe sempre e comunque.

  (Il giardino e' questo. Per me e' ancora questo, come ogni altra cosa io faccia.
  E si sa bene il perche' sia cosi'; si sa bene, lo stupore, di cosa sia fatto in alcune persone)

  Occorreva spiegare loro le radici e le foglie; mostrare loro come l'acqua risale per osmosi fino a 30cm lungo i canali delle cellule, aperte le une alle successive in canali continui che corrono fino alle foglie... Si tratta di questa umilta', cui la conoscenza della natura apre, che concede alle idee piu' astratte, di cui un giardino possa alimentarsi, di esistere. Cosi', ogni idea si fa rispettosa del luogo in cui sta entrando.

  Forse pero' un giardino non ha poi cosi' bisogno di questa umilta'; le idee cosi' ricche... forse bastano... ma allora non chiamiamolo giardino... e perche' no?!

  Credo che tutto si faccia piu' permeabile. Vince l'entusiasmo. Sicuramente vince l'entusiasmo. Occorre allora dire loro cose che rafforzino l'entusiasmo e fugano la paura propria di quell'eta in cui la propria identita' e' la stessa cosa dell'idea che si sta portando dentro ed il giardino e' il luogo in cui si vorrebbe abitare, il luogo che si ha in mente di costruire per essere piu' forti. Luogo da nominare ogni volta che lo si desideri o se ne abbia bisogno. Non ricordavo questo legame identitario e grazie a questi studenti me ne sono ricordato.

Liberté j'écris ton nom Paul Eluard.


perfect .240


Planning for Environment and Resource Efficiency in European Cities and Towns
e' il nuovo progetto europeo dedicato alle infrastrutture verdi e la nuova esperienza cui sono stato invitato a partecipare. L'eco del progetto Hybrid Parks...

11-13 Settembre 2017 / Lubiana.

Grenoble .237

Tornare a Grenoble dove, studente erasmus, perdevo a poco a poco i contatti con la facolta' di architettura per scoprire Picasso e Paul Eluard nelle prime edizioni di una libreria del centro (FACILE, Eluard/Man Ray, era li' stretto tra altre meraviglie su uno scaffale), tra un te alla menta e un dolce tunisino, la prima volta in cui incontrai una scultura di Chillida, l'Albero di ferro accanto all'Orfeo di Zadkine, a tenersi insieme, a tenere insieme cio' che e' disgiunto.

  La scuola d'arte ESAD di Grenoble mi invita a guidare un laboratorio dedicato al paesaggio. Una bella parola paesaggio.

erbe e cappuccini .235

Nei vasi della mia casa crescono (in ordine di apparizione):

Quercus robur (piu' esemplari da ghiande del Parco Massari della mia citta' Ferrara)
Melissa officinalis (piu' esemplari)
Fragaria vesca (piu' esemplari)
Rosa spp. (piu' esemplari)
Sambucus nigra
Vinca major (piu' esemplari)
Rubus fruticosus
Acanthus spinosus (piu' esemplari)
Citrus limon
Nerine bowdenii
Berghenia eroica (piu' esemplari)
Nerium oleander
Mespilus germanica
Rhyncospermum jasminoides
Celtis australis
Zizifus jujuba 
Salvia officinalis
Crataegus monogyna
Taxus baccata
Clematis armandii (piu' esemplari)

  In questi giorni di inizio Giugno noto che i semi di graminacee germogliati tra le piante hanno uniformato il livello 00 del mio balcone in una sorta di prato.
Cos'e' avvenuto in questi anni?

  Qualche tempo fa avevo acquistato un sacchetto di semi di fiori selvatici dall'azienda SemeNostrumLi avevo piantati qui e la' nei vasi di casa (e pure sul tetto del vicino...) in manciate ricche di specie le piu' varie, ma con l'avvicinarsi della fine della scorta ogni manciata si riempiva di semi sempre meno variegati in quantita' dove la predominanza dei piu' piccoli e leggeri semi delle graminacee, fino ad allora rimasti nel fondo del sacchetto, andava a diffondersi con maggiore generosita' negli spazi loro assegnati dalla sorte tra le piante.

  Ecco come le erbe si sono diffuse facendosi strada piu' di ogni altra specie attraverso il misto per prato selvatico del sacchetto; le fioriture delle erbe, poi, hanno fanno il resto e questo inizio estate e' davvero frothy, come si dice per i giardini ricchi di vaporosa vegetazione... e per il cappuccino.

1 albero e la vita .234

1 albero alla fine della propria vita diventa la vita di alcune sue parti, che gia' prendono il nome di albero mentre tutto intorno crolla.

  Intervengono crolli ad interrompere la singolarita’ unitaria dell’individuo albero, non l’unitarieta’ della vita dello stesso e questa e' la cosa piu' emozionante che, leggendo ed ascoltando a proposito di alberi, scopro. 

  L'unitarieta' della vita di quell'albero continua ad essere e si esprime, in modo non piu' individuale bensi' diffuso, aperto possiamo dire, nella presenza di individui molteplici i quali hanno preso forma via, via ed ora, che tutto intorno crolla di quell'albero, sonoin modo ancora semi autonomo o gia’ del tutto autonomo, la chiara espressione delle infinite possibilita’/opportunita’ del tessuto meristematico (laddove avviene la differenziazione e moltiplicazione cellulare).

  Quell’unitarieta’ di vita, a noi cosi’ evidente davanti al singolo albero, progressivamente si diffonde senza mai perdersi o interrompersi: quel 1 albero diventa i piu' alberi emersi lungo la circonferenza del suo tronco, i quali crescono e si trasformano e si fanno sempre piu' vicini alla materia di cui sono fatti, diventano semplicemente legno, legno marcio. Il nome muta e si fa piu' trasparente.

  Quell'unitarieta' di vita allora raggiunge il suo piu’ disperso stadio di presenza, quale ormai infinitesimo materiale organico, gia’ una cosa sola con le particelle d’acqua in corsa rapidissime lungo i peli radicali di altri individui, altri 1 albero, presenti nelle piu' prossime vicinanze di quello che era stato il nostro albero.

  E’ qui, in questo passaggio minimo di scala dove presenza e diffusione e durata e nuova presenza dimorano, che l’individuo e la vita vengono restituiti alla loro identita’, cosi’ difficile per noi da comprendere, cosi' immediata per noi da comprendere. Un cambio di nome, solo; una radice e la testa si gira e la mano indica un albero accanto.

tempi .233

L'anno scorso avevo cominciato a segnare quando i mesi e le piante entravano nella loro sintonia piu' evidente, quella delle fioriture, a fine inverno; questo anno invece mi e' parsa evidente la successione del profumo, proprio ora che il gelsomino comincia a fiorire e il rapido glicine ha lasciato l'aria alla robinia. Cose ovvie che non avevo mai messo in successione e che, evidentemente, hanno acquistato per me un nuovo significato.   

   Tempi dei profumi:
      da Aprile ad entrare in Maggio (non in ordine alfabetico)
Wisteria sinensis
Aesculus hippocastanum  (suggerito da un lettore... come aveva fatto a sfuggirmi?!)
Robinia pseudoacacia
Rhyncospermum jasminoides
Magnolia grandiflora
Ailanthus altissima
Tilia x europaea

   Tempi delle fioriture:
      Gennaio (metà mese)
Prunus armeniaca
Forsythia x intermedia (gemme già ben leggibili)
      Febbraio
Chaenomeles speciosa
Chimonanthus praecox
Corylus avellana
Forsitia x intermedia
Jasminum nudiflorum
Viburnum tinus 
      Marzo
Cercis siliquastrum (fine del mese)
Euonymus europaeus 'Red Cascade' (foglie)
Hyacinthoides non-scripta
Magnolia stellata
Narcissus
Prunus cerasifera 'Pissardii'
Prunus persica 
Prunus spinosa 
Sambucus nigra
(dalla seconda metà del mese tutti gli alberi mettono le foglie)
      Aprile
Aesculus hippocastanum
Populus nigra
Robinia pseudoacacia
Wisteria sinensis
      Maggio
Ailanthus altissima
Cornus alba 'Sibirica'
Rose
Lonicera periclymenum
Magnolia grandiflora
Rhyncospermum jasminoides (sfiorisce a metà Giugno)




UP! .232


















Il giardino verticale (post .220) eccolo qui... Primavera!
La signora al mattino apre la finestra ed e' felice e cosi' il quadrato verdecolorato trova il suo pieno senso.

  Se lo guardo dall'alto, lungo il suo bordo con la grondaia, vedo un prato: stesse piante di un giardino boschivo perche' qui la semi ombra lo permette e perche' ho creduto che gli epimedi e le berghenie potessero stare bene insieme, nelle tasche, con un poco di vertigine e cosi' e' stato. Un marzo entrato con i suoi giorni caldi e notti fredde in un aprile caldo ed ecco che la Primavera li ha ritrovati pieni di forze dopo l'inverno.


  GiorgioMantovani e LauroGamberini sono gli angeli custodi di questo giardino; conoscono bene le piante e hanno accolto il disegno sul foglio come chi non ha mai fatto una cosa e sa che da quella puo' cominciare una nuova avventura.
E pare stia andando proprio cosi'...

il giardino segreto di Ferrara .231

C'e' un rettangolo verde cinto da mura nel cuore medievale della mia citta', Ferrara.

  Abbandonato da tanti anni era un luogo dove andavo a fare visita alla persona che lo curava: sgarrupato, certo e molto bello. Lei ricordava mia nonna e me ne parlava; erano state colleghe a scuola, lei insegnava arte e mia nonna, arpista, insegnava musica. Se la ricordava in gita correre su un prato di montagna tra l'erba alta e un po' pungente. Immagino mia nonna divertita ed impassibile.

  Qualche tempo addietro mi era stato chiesto di fotografare quel giardino per un libro che doveva nascere dedicato agli orti nascosti della citta', un libro che per ragioni importanti non fu mai realizzato. Restavano il giardino e le fotografie mentre la persona che lo curava diventava molto anziana e, senza piu' le sue cure, il giardino veniva abbandonato.

  Questa mattina ho chiesto ai proprietari di poterlo riportare ad una nuova bellezza. Se lo vorranno, comincera' su questo blog un bel racconto alla fine del quale i lettori potranno seguire il pettirosso, ritrovare la chiave perduta ed entrare nel giardino segreto.  

come .230

Un giardino e' un giardino aperto
(la mano aperta)
ecco, si, un giardino e' una mano aperta

erbario / una pagina lunga un anno .229













Diversi anni fa, ancora al college, il terzo giorno di ogni settimana si dovevano imparare i doppi nomi latini di dieci piante; un'impresa vista la somiglianza di alcune di esse, es: le Felci... Alla volta delle felci, appunto, confessai al professore quanto fosse difficile imparare le differenze di un margine dall'altro e lui: "Quanto di piu' diverse"... in tutta risposta. Era un professore e inglese.

  Capii che nella vita occorre aguzzare la vista e sopprattutto l'ingegno, applicando l'antica norma della nonna materana di un compagno di universita' che riporta una saggezza popolare: "Quando non sai, inventa".

  Cosi' ho scoperto che la mia pronuncia del latino, esotica alle orecchie degli inglesi, per i quali euchera diventa iuchira, si fissava nei caratteri lapidari dell'ammirazione, e avrei, si, potuto inventare. Arma a doppio taglio, come verificavo ad ogni passeggiata ad Hampstead Heath: nominavo le piante per il piacere di ricordarle ed anche perche' viene davvero naturale, una volta appresi i nomi, accostarli alle piante via via che le si incontra, e chi era con me immancabilmente diceva che avrei potuto pronunciare qualsiasi nome che tanto non avrebbe fatto differenza, anche dunque inventarlo. Ingrati.

  La fatica di un anno intero di nomi appresi doveva diventare un erbario che ne raccogliesse alcuni, i preferiti, ed io ne feci uno colorando le sue piante con i petali, strofinandoli sulla pagina, il verde dalle foglie ed il marrone dalla corteccia dei ramoscelli. 

  Come in tutte le cose, il disegno complessivo ha sempre il fascino della sua paziente costruzione e vedere tutte le pagine l'una accanto all'altra mi fa sempre piacere ogni volta che si apre la pagina lunga un anno che tutte le raccoglie.

aree di prato .228









Aree di prato che il tagliaerba non riesce a tagliare

horizons .227


Quando si parla di prati si pensa ai concerti, alle manifestazioni, alle giornate di sole, alla neve, al vuoto tra un boschetto e l'altro e tra una via e l'altra, dove si cammina per arrivare da un luogo all'altro, guardando in basso, guardando l'erba, e si arriva dall'altra parte del prato. Allora mi volto indietro e guardo il prato. Ecco, guardare il prato prima di attraversarlo, e' qualcosa che si apprende.

  Un campo.
Invece di immaginarlo dall’alto come fossimo uccelli vedendone immediatamente solo la geometria che disegna le proprie forme perimetrate dai desired paths, pensare a cio’ che succede tra me e cio’ che mi sta davanti. Cio' che va da me al sentiero in lontananza. Da me ad ognuno di quei desired paths che come altrettanti orizzonti marcano e fanno cominciare il campo di nuovo.

  Occorre affidarsi ad unita’ di misura fatte di cio’ che, davanti a me, tiene vivo il mio stupore e su cui imparo a confidare. Vedere il campo secondo delle unita’ di misura prive di finalita' geometrica: unita’ di misura della scoperta.

  Non un riempimento di uno spazio, bensi’ una densificazione di tale spazio.
Spazio-racconto, cominciato prima di me, spazio che io faccio durare, di cui ho cura, la cui forma non mi interessa.

  Proprio perche’ non mi interessa misurarlo, il campo diventa privo di contorno, privo dunque di forma. E' un fatto esperienziale scandito da eventi ed accidenti nella durata che va da me a cio’ che mi sta davanti. Unita’ di misura illimitate ed incommensurabili che nominano il tempo, lo fanno cominciare, lo scandiscono come altrettante sequenze di un racconto. Ecco come il tempo entra nel progetto.

  Questo e’ il potenziale, afferente al racconto, che un campo custodisce. E questo tempo del racconto e’ gia’ simile a un altro tempo, quello delle piante, che crescono, mettono le foglie ed i fiori, mutano la loro forma, dimensione e posizione. Tempo anche mio, non solo mio. Questo carattere aperto del campo. Credo solo cosi’ si possa raccontare tanto dell’amore per la natura.

Piantala! adieu .226

Piantala! Il corso di Garden Design alla sua seconda edizione ha avuto la sua ultima lezione... non so come facciano i professori a sopportare di lasciare gli studenti ogni anno che finisce un corso; ci si affeziona; poi, le mie, sono state solo 12 lezioni...

  Planting Plan:
Composizione delle piante / Drifts / Fillers (Matrix) / Natural Dispersion / Intermingling with accents / Interspersing / Successional Planting / Self seeding (tutto in Inglese per rispetto di chi queste cose le ha create).

  Affezionarsi alle piante perche' da esse, il paesaggio che viene a galla al primo sguardo, non sa staccarsi e il progetto allora si fa mimetico di cio' che si ha negli occhi; c'e' maggiore giustizia e maggiore bellezza in questo.

"garden me" / A writing about a wished frontier for the natural gardening

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Ecological Planting Design

Ecological Planting Design

Drifts / Fillers (Matrix) / Natural Dispersion / Intermingling with accents/ Successional Planting / Self seeding
What do these words mean? Some principles of ecological planting design. (from the book: "A New Naturalism" by C. Heatherington, J. Sargeant, Packard Publishing, Chichester)
Selection of the right plants for the specific site.
Real structural plants marked down into the Planting Plan. The other plants put randomly into the matrix: No. of plants per msq of the grid, randomly intermingling (even tall plants). Succession through the year.
Complete perennial weed control.
High planting density. Close planting allows the plants to quickly form a covering to shade out weeds.
Use perennials and grasses creating planting specifications that can be placed almost randomly.
Matrix: layers (successional planting for seasonal interest) of vegetation that make up un intermingling (random-scattering) planting scheme: below the surface, the mat forming plants happy in semi-shade, and the layer of sun-loving perennials.
Plants are placed completely randomly: planting individual plants, groups of two, or grouping plants to give the impression of their having dispersed naturally. Even more with the use of individual emergent plants (singletons) that do not self-seed, dispersed through the planting.
An intricate matrix of small plants underscores simple combinations of larger perennials placed randomly in twos or threes giving the illusion of having seeded from a larger group.
The dispersion effect is maintained and enhanced by the natural rhythm of the grasses that give consistency to the design. They flow round the garden while the taller perennials form visual anchors.
Allow self-seeding (dynamism) using a competitive static plant to prevent self-seeders from taking over: Aruncus to control self-seeding Angelica.
Sustainable plant communities based on selection (plants chosen for their suitability to the soil conditions and matched for their competitiveness) and proportions (balance ephemeral plants with static forms and combinations such as clumpforming perennials that do not need dividing: 20% ephemeral, self-seeding plants, 80% static plants) of the different species, dependent on their flowering season (a smaller numbers of early-flowering perennials, from woodland edges, which will emerge to give a carpet of green in the spring and will be happy in semi-shade later in the year, followed by a larger proportion of the taller-growing perennials which keep their form and seed-heads into the autumn and the winter).
Year-round interest and a naturalistic intermingling of plant forms.
Ecological compatibility in terms of plants suitability to the site and plants competitive ability to mach each other.
Working with seed mixes and randomly planted mixtures.
Perennials laid out in clumps and Stipa tenuissima dotted in the gaps. Over the time the grass forms drifts around the more static perennials and shrublike planting while the verbascum and kniphofia disperse naturally throughout the steppe.
Accents: Select strong, long lasting vertical forms with a good winter seed-heads. Select plants that will not self-seed, unless a natural dispersion model is required.
Planes: if designing a monoculture or with a limited palette, more competitive plants may be selected to prevent seeding of other plants into the group.
Drifts: to create drifts of naturalistic planting that are static in their shape over time use not-naturalizing, not self-seeding, not running plants.
Create naturalistic blocks for the seeding plants to drift around. For the static forms select plants that do not allow the ephemerals to seed into them.
Blocks: use not-naturalizing species, in high densities, in large groups.
Select compatible plants of similar competitiveness to allow for high-density planting (to enable planting at high density in small gardens).
Achieve rhythm by repeating colours and forms over a large-scale planting.