Boboli .181


Perche' di tutto Boboli proprio la limonaia?! Forse perche' i fiori dei limoni davanti ai vetri profumano la corte e dentro e' tutto bianco... forse perche' il bianco dato ai vetri a mascherare il sole basta per le piante, ma non per noi... forse perche' quelle rose diventano azzurre e gialle come il primo colore della porta e del muro ed il legno rosa compare da sotto a ridare alle rose il loro colore?

   Come i piu' bei giardini rinascimentali italiani Boboli si tiene grazie all'architettura. Non potrebbe cominciare altrove dal teatro in cui la natura e la scultura diventano insieme la piu' esplicita delle rappresentazioni del potere. Qui bellezza e pace ed oltre il muro il mondo violento: fontane lungo gli assi visivi e concrezioni calcaree applicate ai muri di cinta... la natura trovata nelle grotte ruvida e grezza diviene qui piu' bella e ha la leggerezza d'invenzione dell'acqua che zampilla da forme lisce e lucide di marmo.

   C'e' qualcosa a Boboli che mi colpisce. Una sorta di maturita' di intenti rispetto all'ostentazione del meraviglioso trovata nei due capolavori dei giardini rinascimentali, piu' o meno coevi, di Villa Lante e Villa d'Este. A Boboli tutto si tiene insieme ben distribuito nella vastita' e varieta' del territorio e l'architettura segue il paesaggio naturale piu' che disegnarlo, cosi' che il paesaggio non fa in tempo a diventare un lavoro d'oreficeria come fosse una saliera o un calamaio. La collina e' scavata lasciando ampio respiro al pendio, facendolo entrare nel palazzo con le sue forme fatte di terra. Certo mediate da un teatro di sedili di pietra, ma le forme sono fatte piu' di aria e di terra che di architettura. Ci si puo' immaginare il ben altro cesello di Villa Lante o Villa d'Este, dove il giardino e' una miniatura piu' che un dipinto.

   Forse una maturita' di controllo spaziale nuova e propria di uno specifico luogo, Firenze, dove qualche tempo prima aveva operato Filippo Brunelleschi... Ricordo: "... Non gli importava nulla di come fare le modanature della lanterna della cupola di Santa Maria del Fiore... cio' che aveva in testa era una spazialita' totalmente nuova...", cosi' il nostro professore di storia dell'architettura mentre raccontava la rivoluzione spaziale nella Firenze del '400. Uno spazio non piu' esiguo e serpeggiante, bensi' esploso, ampio e controllato dalla prospettiva, tenuto insieme pure nella infinita varieta' dei suoi accidenti e dunque proprio per questo lasciato disponibile ad un piu' ampio aperto. Che meraviglia pensare alle strette vie medievali cosi' simili a ruscelli in curva, in cui Brunelleschi camminava immaginando il mare... c'e' di che sentire la vertigine del vuoto.

   Sicuramente le dimensioni generose di Boboli dettano una diffusione degli elementi architettonici e scultorei tale che ci si possa permettere il lusso della sobrieta'. La sobrieta' pero' forse e' la ragione guida. E cifra ancora di un'altra cosa che mi ha colpito.

   La' dove non c'era piu' bisogno di rappresentarsi davanti ad un visitatore che si fosse inoltrato fin li', lungo il muro di confine a Sud, ecco una sequenza di cascatelle che da una quindicina di teste di mostri sgorga di bacino in bacino accompagnando il passo. Poste lungo una sorta di corrimano ci sono teste di animali marini di pietra con la lingua di piombo... alcune teste hanno ancora la lingua... una di queste e' graffiata dal metallo di uno strumento usato per rimuovere il muschio, un'altra e' stata piegata e ripiegata ed e' diventata fragile. Ancora li'. Lontano dallo sguardo dei visitatori, sul cammino lungo il muro di confine, alcuni mostri hanno ancora la lingua.

   

i pioppi e il fuoco .180



Quale dei due è il risotto agli asparagi con il Parmigiano Reggiano e quale il prato con i piumini dei pioppi?!

In forno e' bene non mettere i piumini, questa l'unica cosa importante. Un amico, un paio di settimane fa, si e' ricordato di me intorno ai 12 anni incendiare i piumini in un parchetto... 

... Moi?!

Credo sia uno spettacolo affascinante vedere applicare la tecnica dell'incendio alle radure, una tecnica praticata periodicamente nei secoli per cominciare la nuova stagione e incrementare la qualita' del suolo. Un'onda attraversa il campo, guidata da gente esperta... ecco, proprio quello che non eravamo a 12 anni e la paura passata almeno una volta nel vedere quell'onda correre attraverso il prato (bello, fin qui) poi sotto le siepi e passando oltre arrivare sotto le macchine parcheggiate... per poi estinguersi sul marciapiede... credo abbia formato il concetto di previdenza nelle nostre teneri menti.

Ora non si puo' dar fuoco alle sterpaglie raccolte durante la potatura e la pulizia del giardino. E' un peccato, nei giorni di prima primavera o di tardo autunno, non sentire il profumo del legno dei rami o dell'erba secca che brucia; e' qualcosa di unico.

Il fuoco e il giardino mi fanno venire in mente un altro episodio. A Londra, una volta finito il College, mi ero informato per poter fare il giardiniere nel giardino della casa di Axel Munthe, si, proprio il medico del libro "La storia di San Michele". Un suo successore vive a Wimbledon nella splendida casa con giardino dal bel nome Southside House. 

La casa viene visitata per una serie di cimeli e un'arredamento mai mutato nel corso del secolo ed e' stato proprio durante una visita che avevo visto il giardino. Dopo aver incontrato l'eccentrico successore ed essermi accordato per iniziare l'opera la settimana successiva, cio' che ho potuto fare e' stato, ahime', soltanto dare un aiuto nella pulizia del giardino dai vetri e dai legni caduti dal terzo piano durante un incendio divampato qualche giorno dopo quell'incontro.

Un concerto tenuto a casa ed ecco che divampa una fiamma. Nessun ferito, per fortuna. Mi sembrava di essere in un libro. Tutto accaduto cosi' in fretta, in pochi giorni dentro e fuori da una vicenda storica affascinante come quella del destino della famiglia Munthe.

Il giardino e' davvero bello. Domestico, raccolto, colto e con un piccolo frutteto che si scopre alla vista attraverso una porticina lungo una siepe e si svolge fino al bordo della proprieta' dove il terreno e' piu' altro del piano di campagna e non lascia vedere le altre case. Penso a quella parte del giardino quando immagino "Il giardino segreto" della Burnett.

Citrus x limon, Centaurea cyanus .179


inseparabili .177

E' stato il computer ad organizzarle cosi' e l'annaffiatoio e' capitato giusto all'estremo opposto della matita, angolo in alto a sinistra/angolo in basso a destra (i cappellacci di zucca invece sono vicini al Crataegus monogyna ed al tronco in decomposizione del giardino che diventera' il giardino giapponese. Ecco cosa posso mostrare ad un'amica illustratrice che mi ha chiesto un giorno come nasce un giardino.

come nasce un progetto .176

Oggi mi pare sia nato il progetto per il giardino del vivaio:
   a) una matita con la coda azzurra trovata sotto la panca in un prato nella campagna entro le mura di Ferrara (il progetto e' nato comunque dalla matita che mi ero portato insieme al Pasticcio di maccheroni dolce per un pranzo domenicale e primaverile);
   b) i prati incolti il cui pattern sembra facile, ma non e' (avevo studiato per bene i libri di Piet Oudolf, che altro non sono che una osservazione dei prati selvatici... sembra facile, ma non e');
   c) il sole e l'ombra insieme;
   d) un momento di chiarezza maggiore che si concentra in pochi centimetri quadrati in cui tutto sembra acconciamente accadere: le piante trovare la giusta disposizione e l'insieme tenere e funzionare come un vero prato di alcune migliaia di metri quadrati... Una vera soddisfazione.

Un pasticcio di disegno quasi illeggibile e' dunque il progetto. Poi si trasformano le foto con un programma di correzione e le si mettono insieme con Photoshop. Tutto questo in uno splendido pomeriggio di fine Marzo, con un caro amico con cui andare a mangiare fuori fra poco.

Oh mon empire d'homme!

Tony Benn / look left .174















Ho scoperto oggi che due settimane fa e' morto Tony Benn. Era in Trafalgar Square a Londra, il 24 Febbraio 2007 ad una manifestazione pacifista: "Stai attento alla strada..." mi disse quando gli chiesi se potevo fotografarlo. Rinuncio' ad entrare alla Camera dei Pari (House of Lords) per stare alla Camera dei Comuni (House of Commons) innescando le condizioni per la nascita di una legge che avrebbe di li' a poco, era il 1963, permesso ai detentori del titolo ereditario di Lord di poter rifiutare l'entrata alla Camera dei Pari che automaticamente li escludeva dalla Camera dei Comuni. Si ripresento' alle elezioni e fu rieletto e, grazie a quella legge, pote' restare alla Camera dei Comuni. Cosi', un minuto di incontro, dal basamento del leone di bronzo alle sue spalle, al marciapiede oltre la strada. Ecco perche' mi disse di stare attento alla strada...


P.S.
... Do I miss photography? No. (liar)

cosi' come .173


... Essere come le pecchie e volare da un fiore all'altro... cosi' come la lingua Volgare che prende il meglio di ogni parlata... cosi' come le cose migliori... cosi' come il Bombus terrestris, il bumblebee Inglese che non appena si posa a terra sfinito dal proprio peso (!) rischia grosso se non gli si mette accanto un cucchiaio di acqua e zucchero.

   Questo e' uno dei peschi del giardino di frutta al quartiere Barco di Ferrara piantato da me l'anno scorso. Un progetto che ha funzionato dal momento che accanto ad esso qualcuno ha piantato un fico... un po' troppo vicino. Ma cosa e' meglio: insegnare la distanza di rispetto tra gli alberi ad una persona che per pura gioia ha piantato un albero imitando il corso degli eventi e ripiantargliela un po' piu' in la' o lasciare che come la lingua e le pecchie le cose seguano la via dell'uso migliore, quello dello scambio tra le persone in un passaggio di incanto che appena dopo il primo anno di vita ha dato senso all'intero progetto del Barco e che vede in questo fico piantato spontaneamente il fiorire di tutti gli altri alberi? Ahime' il fico coprira' il pesco, gli fara' ombra... l'ombra piu' fresca di tutto il giardino.

primo giorno di primavera .171


















Il primo giorno di primavera mi e' stato chiesto un giardino da realizzare in un vivaio veneto. Queste le piante che non potranno non esserci:

GRAMINACEE


Anemanthele lessoniana
5 (numero per mq)
Deschampsia cespitosa
'Goldtau'
5

Molinia caerulea subsp. arundinacea 'Transparent'
5-7

Stipa gigantea
1

ERBACEE PERENNI


Anemone x hybrida 'Honorine Jobert'
7
Anemone x hybrida 'Pamina'
7
Echinacea purpurea
9
Echinops sphaerocephalus
7-9
Eryngium yuccifolium
9
Eupatorium purpureum subsp. maculatum 'Atropurpureum'
5-7
Helenium rubinswerg
9
Monarda 'Scorpion'
9
Persicaria amplexicaulis
3-5
Phlomis tuberosa
9
Sanguisorba officinalis
3-5
Sanguisorba 'Thunderstorm'
3-5
Sedum spectabile
9
Selinum wallichianum
9
Verbena bonariensis
5
Veronicastrum virginicum 'Album'
5-7
Veronicastrum virginicum 'Roseum'
5-7

ippocastano .170

Avevate mai visto un Aesculus hippocastanum di tre anni?! Lo svolgersi delle foglie in Inglese fa unfurling che quasi si sente il rumore. E' il momento di tangenza tra i due mondi, quello vegetale e quello animale, in cui la peluria e la forma palmata delle foglie si somigliano. Non e' il punto di tangenza perche' i due mondi sono altro tra loro, ma il momento si e questo e' davvero primaverile!

dicotiledoni .169

Le due foglie della piantina appena germogliata di sinistra sono i due cotiledoni vale a dire le prime foglie che si trovano gia' formate nell'embrione dentro il seme. Il seme e' ancora visibile portato fuori terra attaccato ad una foglia.

   Sapere distinguerla tra le 36 specie di graminacee, annuali e perenni del mix di fiori selvatici e' tutta un'altra storia...

immagina .168

Imagine di Lennon; il disco in vinile era capitato in casa tanti anni fa portato da un amico e mai restituito... Nel retro della custodia c'e' una frase di Yoko Hono: immagina le nuvole che gocciolano. fai un buco nel tuo giardino e metticele... una nuvola di batuffolo di cotone alle scuole Medie poteva far crescere una piantina di fagiolo e se questo era magico saliva fino alle nuvole, ma questo solo alle Elementari.

Roger Deakin .167

Giovedi andro' ad un concerto. Mi ricordo la scoperta della musica contemporanea il secondo anno di universita'... I cinque movimenti per orchestra d'archi op. 5 di Webern erano inascoltabili... inascoltabili un po' meno... un po' piu' ascoltabili... ascoltabili perche' gia' divenuti qualcosa d'altro.

   Il maestro di Webern, Schönberg, disse all'allievo di guardare le nuvole. Questo e' tutto cio' che ricordo di quello che ho letto di lui e ricordo anche l'impegno a seguire questi paesaggi strani che prendevano comunque forma davanti o, piuttosto, dentro. Con il tempo questi paesaggi diventavano piu' familiari e si facevano piu' somiglianti gli uni agli altri ed anche piu' simili a cio' che avevo davanti, anzi avevamo, visto che non ero solo in queste peregrinazioni.

   Leggevo questo pomeriggio Roger Deakin in Notes from walnut tree farm: "La musica e' come le possibilita' decorative, sinfoniche di un bosco: infinite combinazioni di note o ramoscelli, foglie e vento, forme di rami contro il cielo.". Le note gia' diventano i ramoscelli, a lui piu' familiari, degli alberi del Suffolk. E' questa equivalenza di forme ed emergenze sonore, incomprensibili e comprensibili soltanto se frequentate e comprese immergendosi nella lingua cui esse appartengono. Roger Deakin si immergeva nei canali del suo paesaggio e vedeva dal basso gli alberi lungo le rive.

   Occorre camminare nel bosco per imparare a seguire le variazioni da albero ad albero, da ramo a ramo dove in alto non c'e' piu' soluzione di melodia e i ramoscelli piu' fini continuano tra loro perdendo la specifica appartenenza alle specie arboree. Occorre ascoltare una nota che diventa un'altra per accorgersi che le nuvole perdono la forma per affidarsi ad un'altra forma. Non e' difficile, si tratta di permettere ad un universo formale, qualunque esso sia, di venire a galla in forme d'affezione. Queste forme poi organizzeranno la grammatica e la sintassi di un linguaggio non piu' estraneo, finalmente proprio. Natura, musica, pittura...

   Lentamente la musica contemporanea perdeva la melodia conosciuta per farsi piu' simile al rumore che fanno gli alberi, gia' piu' simile al passaggio della luce dal chiaro della campagna allo scuro dei primi cespugli e poi il fitto del bosco dove il passaggio e' gia' fatto di odori e non piu' di luce, gia' altro il codice, un po' piu' intimo, dove il muschio e la corteccia si combinano all'infinito per diventare la nostra forma d'affezione al bosco.

   A distanza di anni sono curioso di vedere se i cinque movimenti per orchestra d'archi op. 5 mi porteranno in un luogo ignoto o nel bosco che ho conosciuto. Le amicizie poi sono in viaggio anche loro e compaiono sempre tra le note.

Bruno Taut .165

Qualche tempo dopo verrano altri disegni tratteggiati perche' il margine si sara' appreso a guardarlo con la forma di una linea aperta, come nel passaggio da una faccia all'altra di un cristallo.

   Ritrovo i cristalli di Taut in Gabetti e Isola e, con essi, la linea che non vuole e forse non saprebbe chiudersi. Che bravi, a distanza di tempo hanno comunicato alle loro forme la stessa fiducia... l'uno a rappresentarla perche' ancora tanto lontana e gli altri, pure, a rappresentarla perche' ancora tanto lontana e forse ancora di piu'... quel che importa e' la fiducia, sempre la stessa e trasparente, fatta di facce continue che da ovunque le guardi mostrano cio' che sta oltre illuminandolo di una luce piu' chiara.

   Una fiducia per la quale le linee tratteggiate non fanno in tempo a diventare siepi perche' sara' l'uso che le persone faranno di esse a renderle margini invisibili di una comunicazione tra le case gia' simile ad una comunicazione tra le facce continue di una stessa Liberta'-cristallo.

   E poi, vedere le case popolari riempirsi di verde, negli anni, che bello: un arco di case che accoglie un parco, la' dove e' concavo e che, dove e' convesso, irradia nel territorio della Germania i raggi luminosi dei blocchi di case... a terra si cammina nel verde e dall'alto - lo stesso alto in cui il disegnare nasce e da cui il disegnare vede - si guarda ad un sole che illumina.

   ... Come facevano a farsi guidare dalle forme caricandole di un significato cosi' tenace, senza timore? Una fusione tra prassi e incanto che rende immaginifica la piu' razionale delle forme: il blocchetto della casa popolare? Questo mi affascinera' sempre di Taut e degli altri suoi compagni di viaggio.

   Taut era di un altro mondo. Per comunicare cose non ancora comprensibili poteva solo affidarle al peso del mattone per poter custodire la loro natura aerea senza disperderla. Quel mattone irraggia e dura e suggerisce i possibili di quel maestro.

ci sono tre foglie / quasi una storia per un'amica .164

Ci sono tre foglie: una rossa, una blu e una verde.
La prima non la noti tra i vestiti colorati, la seconda e' come il cielo e non la vedo, la verde e' nel verde che si fa piu' grande e comincia come un profilo che non si scosta e rimane e segna da dove viene il vento.

il muschio e la buona notte .163

Christopher Lloyd scrisse: "Il muschio non crea una situazione, semplicemente ne manifesta una."

   Con l'iPhone un quadrato di 20cm x 20cm diventa una prateria.

   Una nuova amica mi ha chiesto di che cosa si nutrono i migliori paesaggisti. Le ho risposto che si nutrono dei paesaggi popolati da comunità vegetali spontanee, siano essi boschi, praterie, deserti, prati umidi e li imitano.

   I pattern che le diverse specie creano (stabili ed insieme mai statici, grazie alla propagazione dei semi dalla pianta madre con conseguente movimento della pianta -l'espressione "Giardino in movimento" del francese Gilles Clément ne condensa il senso-) e l'alternanza periodica stagionale dell'apparire delle specie, diventano molto affascinanti per chi oltre ad avere una profonda sensibilità ecologica ha una cultura artistica che ha sfogliato gli ultimi capitoli dei libri di storia dell'arte!

   Questo è lo spirito dei loro disegni, naturalmente portato in un ambito estremamente studiato dal punto di vista del risultato formale, seppure il caso giocherà il suo ruolo fondamentale essendo materia vivente. Puoi parlare di una naturalità della cui ricchezza e bellezza combinatoria sono state apprese le leggi afferenti all'ecologia. Secondo queste leggi poi tale ricchezza viene declinata liberamente secondo la particolare educazione estetica del designer. Ecco si, si puo' dire così.

   Ricordo il professore di urbanistica Bernardo Secchi dirmi all'esame quanto il paesaggio della pianura veneta somigliasse alla pittura di Pollock. E' possibile riuscire a leggere qualcosa di molto vasto partendo dall'impressione che un suo frammento suggerisce... una sorta di modo, di sensazione viene a galla e permette di richiamare all'immaginazione -addensandoli e organizzandoli- tutti gli elementi noti che abbiamo a disposizione per renderli fecondi in modo nuovo ed in modo nuovo capaci di farci leggere quel determinato fenomeno adeguatamente.  

   Il passaggio che esiste dall'osservazione di una valle montana alla declinazione del pattern formale che la rappresenta e' qualcosa di simile. L'urgenza ecologica che si fa spazio come seduzione nel guardare una distesa di fiori selvatici detta la comprensione delle leggi combinatorie che organizzano quelle comunita' vegetali. La suggestione naturalistica si rivela essere la sensazione dalla quale si innesca la capacita' progettuale mimetica di quei paesaggi naturali.

   Pollock apre a possibili vie per muoversi nel caos della pianura urbanizzata veneta, cosi' come tutto il nostro immaginario naturalistico ci muove a seguire la casualita' delle combinazioni vegetali di un prato per farci scoprire le ragioni fisiologiche delle singole piante.

   Si partiva da una fotografia di un tappeto di muschio di 20cm x 20cm ed e' gia' mezzanotte; vado a dormire e questa volta il muschio ha manifestato qualcosa di piu' oltre all'umidita' in quel punto del muro nella sua esposizione a Nord. Notte

buon compleanno .162

Queste pagine hanno compiuto due anni e fisso la data oggi, il giorno di San Valentino, non ricordando il giorno esatto del Febbraio 2012 e pensando che il 14 sia una data piu' che bella. Mia sorella compie gli anni proprio il giorno di San Valentino; alcuni amici dicono che e' una festa inventata, poi pero' non appena dico che e' il compleanno di mia sorella sono tutti contenti e fanno un brindisi a questo giorno!

Si chiama "invenzione della tradizione" ed e' l'arbitrio piu' dolce che ci sia.

.161


26 gennaio, primo giorno di Primavera .160


Constantin Brancusi ha disegnato questo ritratto per la signorina Pogany. Forse era innamorato di lei o forse lei glielo aveva chiesto, che e' poi dire la stessa cosa.
Da questo disegno nasce la scultura in bronzo del post .156.

mood for love .157

Le fotografie hanno grande spazio in queste pagine, me ne sono accorto... un ritorno di fiamma dato il mood for love di questo inverno mite?!

   Sto leggendo The wild garden di William Robinson, scritto nel 1881. Disegni finemente tratteggiati seguono la ricchezza dei particolari delle piante descritte dall'autore, ma: "... E' impossibile per la penna e la matita catturare la bellezza di queste piante...". Penso alle fotografie che avrebbero potuto aiutare Robinson semplicemente a rendere partecipi i contemporanei dello stesso sogno di erbacee perenni dalle praterie americane. Questo e' il libro che apre le porte ai fiori selvatici nell'Inghilterra di fine Ottocento in cui i fiori come i soldati disegnavano figure geometriche della durata di due o tre mesi, dall'estate all'autunno, quando i soldati venivano sostituiti da altri soldati e le aiuole da altre aiuole. E' una rivoluzione nel modo di accostarsi alla Natura, abbracciata in tutta la sua vitale ricchezza, con l'affetto di chi sta camminando in mezzo ai gruppi sparsi di fiori immaginando possibili alternative al paesaggio delle citta': "... Questo e' dunque il modo che consentira' ai nostri giardini di offrire una bellezza insperata...". E' cio' che 100 anni dopo alcuni amici si racconteranno nel vivaio dell'olandese Piet Oudolf ed e' proprio la fotografia che avra' reso nota al mondo intero quella bellezza insperata delle erbacee perenni dei progetti di Oudolf.

carta .154

















A volo d'uccello e' il rilievo dello stato dei luoghi di un giardino che sta nascendo. Quello sotto e' invece il progetto, piegando il foglio di carta.

   Il volo d'uccello crea la visione prospettica ed il giardino prende vita e si stacca dalla carta stropicciata. I nomi solo rimangono fermi dove ci sono le chiome dell'Acer pensylvanicum 'Erythrocladum', del Cercis canadensis 'Forest Pansy'... che in Italiano vuole dire viola del bosco. Andare al mattino quando l'umidita' e' massima a verificare metro e matita alla mano le misure che non tornano. Il foglio si bagna, si rompe li' dove una volta curvata la carta si formera' un piccolo rilievo del terreno, proprio dove nel giardino avevo disegnato un dislivello di 20, 30 centimetri.

   Atlante.

   Dal basso della fotografia scorrendo verso l'alto dove il fuoco della lente dell'iPhone ha misurato la distanza dal foglio e tutto e' nitido, dove i nomi piu' nitidi sono anche piu' distanti e non si leggono, insieme alle misure che sono troppo piccole e gia' troppo simili ai tratti del disegno.

   Dubito di avere altri strumenti per sentirmi a mio agio nel parlare del giardino giapponese che sto realizzando; altri strumenti cosi' adeguati a passare per questa indefinitezza dove tutto e' al proprio posto, ma ricorda qualcosa d'altro: una montagna nel rilievo della carta bagnata e poi asciugata, un lago nell'azzurro che non sa staccarsi da terra, i nomi che scorrono alla base dell'albero e sull'acqua, come le loro foglie.   

un disegno per una canzone .152















La foto inverte la grafite che corre lungo la parola grassland scritta sulla pagina e la parola dnalssarg ora significa "un disegno per una canzone". Il disegno e' a matita e cerca di imitare l'erba quando, vista a volo d'uccello, comincia in onde che cominciano sul campo. Mi sono sempre piaciute le linee formate da qualcosa che sta fermo: le onde del mare sono movimenti di particelle d'acqua che non si spostano, cosi' anche le onde d'erba sono fili d'erba che non si spostano, il suono pure se ne sta fermo e non si muove, non viene da nessuna parte e non va in nessun luogo, comincia soltanto e lo si potrebbe chiamare un "canto fermo" come qualcuno ha detto; dura; da dove?! Come la grafite quando insegue l'erba.

Tempo .151

Derek Jarman al suo Prospect Cottage, Henk Gerritsen ai suoi prati o Frances H. Burnett al suo giardino segreto e Goethe alle sue affinita' elettive... ad ognuno dei libri sul tavolo corrisponde una vita intera. 

   Un amico mi disse: "Ma l'ho letto quando avevo vent'anni!...". Vorrei allora rileggere Le affinita' elettive a 60 anni, l'eta' di Goethe quando scrisse. Il giardino sfiorisce in lei non appena lui le dice che il sentiero cui sta pensando non e' funzionale. Una vita intera per capire che in questa piega dello spirito si attiva la chimica che accosta e tiene due esseri.


l'estate di San Martino .150

Finite le giornate del workshop Hybrid Parks ho incontrato il coordinatore del progetto, Christian Gruessen. Gli avevo ricordato se stesso trent'anni prima presentare la tesi di laurea. "Allora quello che ho detto e' superato!"; "No, non passera' mai, ma dai spazio al design, questo modo di intendere il progetto necessita di design." E' stato il primo maestro e non pensavo ne avrei incontrato uno dopo tanto tempo ed in questo nuovo disciplinare. Un vento caldo soffia per l'Europa.

la mano aperta, la main ouverte .149

Forse e' questione di colori, di forme, altezza, struttura, trasparenza, volume, foglie a terra e terra: tutte le diverse cose che in una sola pianta formano un giardino. Vedere tutte queste cose saltando di scala in scala alla velocita' di chi le ha gia' viste tante volte ed ora le vede funzionare insieme. Come quando si guarda in trasparenza le cose e le singole loro parti sono un unico movimento in atto.

   Si tratta di guardare il verde della citta' e portarlo in palmo di mano facendo si' che le sue parti funzionino come una Unita' attraverso la loro differenziazione. Soltanto resi diversi, i singoli spazi verdi di una citta' cominciano a funzionare come Unita' ciascuno portando cio' che di particolare ha da dire.

   Aver bisogno di questa diversita' forse deve passare per quei colori e forme della prima riga.

   Non lo so, per me e' cosi', un'abitudine cominciata tempo fa. Un'abitudine a guardare. Dove le cose cominciano se le guardo, altrimenti, non che non succeda nulla, semplicemente cio' che succede mi parla di qualcosa che potrebbe essere molto migliore ed a portata di mano, ma non lo e' ancora. Ecco dove ci si lascia andare e ci si affida alla descrizione delle cose belle. E dare il nome di un colore a cio' che un attimo prima aveva ricevuto il nome che si da alle forme per poi scoprirsi a nominarlo come quando diamo nomi ai vetri e si chiama trasparenza: sono le foglie gialle, palmate e traslucide degli aceri ora che e' autunno.

   Se cominciamo a dare nomi alle cose belle le differenziamo e costruiamo la frase che ci fa entrare gia' in un racconto. Ecco come comincia un parco grande come un'intera citta'. Ecco come comincia l'unita' delle parti verdi che compongono una citta'. Comincia tutto come una descrizione in cui il contorno della nostra mano che tiene nel suo palmo l'intero Verde della citta' non riesce piu' a dire dove comincia il bordo di quel verde e dove comincia il proprio.

   L'architetto francese Le Corbusier aveva disegnato una grande mano aperta che ruotava intorno ad un piedestallo per accogliere i beni che provengono da quell'altro grande Aperto che e' il cielo, cosi' da essere attenta ad ogni direzione del vento che soffia da quel blu dove nascono le idee piu' belle e dove i pensieri ricominciano. Ecco da dove viene il titolo di questa pagina.

Keats scrisse A Song About Myself .148

A Song About Myself

I.
There was a naughty boy,
A naughty boy was he,
He would not stop at home,
He could not quiet be-
He took
In his knapsack
A book
Full of vowels
And a shirt
With some towels,
A slight cap
For night cap,
A hair brush,
Comb ditto,
New stockings
For old ones
Would split O!
This knapsack
Tight at's back
He rivetted close
And followed his nose
To the north,
To the north,
And follow'd his nose
To the north.

II.
There was a naughty boy
And a naughty boy was he,
For nothing would he do
But scribble poetry-
He took
An ink stand
In his hand
And a pen
Big as ten
In the other,
And away
In a pother
He ran
To the mountains
And fountains
And ghostes
And postes
And witches
And ditches
And wrote
In his coat
When the weather
Was cool,
Fear of gout,
And without
When the weather
Was warm-
Och the charm
When we choose
To follow one's nose
To the north,
To the north,
To follow one's nose
To the north!

III.
There was a naughty boy
And a naughty boy was he,
He kept little fishes
In washing tubs three
In spite
Of the might
Of the maid
Nor afraid
Of his Granny-good-
He often would
Hurly burly
Get up early
And go
By hook or crook
To the brook
And bring home
Miller's thumb,
Tittlebat
Not over fat,
Minnows small
As the stall
Of a glove,
Not above
The size
Of a nice
Little baby's
Little fingers-
O he made
'Twas his trade
Of fish a pretty kettle
A kettle-
A kettle
Of fish a pretty kettle
A kettle!

IV.
There was a naughty boy,
And a naughty boy was he,
He ran away to Scotland
The people for to see-
There he found
That the ground
Was as hard,
That a yard
Was as long,
That a song
Was as merry,
That a cherry
Was as red,
That lead
Was as weighty,
That fourscore
Was as eighty,
That a door
Was as wooden
As in England-
So he stood in his shoes
And he wonder'd,
He wonder'd,
He stood in his
Shoes and he wonder'd. 

John Keats



"garden me" / A writing about a wished frontier for the natural gardening

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Ecological Planting Design

Ecological Planting Design

Drifts / Fillers (Matrix) / Natural Dispersion / Intermingling with accents/ Successional Planting / Self seeding
What do these words mean? Some principles of ecological planting design. (from the book: "A New Naturalism" by C. Heatherington, J. Sargeant, Packard Publishing, Chichester)
Selection of the right plants for the specific site.
Real structural plants marked down into the Planting Plan. The other plants put randomly into the matrix: No. of plants per msq of the grid, randomly intermingling (even tall plants). Succession through the year.
Complete perennial weed control.
High planting density. Close planting allows the plants to quickly form a covering to shade out weeds.
Use perennials and grasses creating planting specifications that can be placed almost randomly.
Matrix: layers (successional planting for seasonal interest) of vegetation that make up un intermingling (random-scattering) planting scheme: below the surface, the mat forming plants happy in semi-shade, and the layer of sun-loving perennials.
Plants are placed completely randomly: planting individual plants, groups of two, or grouping plants to give the impression of their having dispersed naturally. Even more with the use of individual emergent plants (singletons) that do not self-seed, dispersed through the planting.
An intricate matrix of small plants underscores simple combinations of larger perennials placed randomly in twos or threes giving the illusion of having seeded from a larger group.
The dispersion effect is maintained and enhanced by the natural rhythm of the grasses that give consistency to the design. They flow round the garden while the taller perennials form visual anchors.
Allow self-seeding (dynamism) using a competitive static plant to prevent self-seeders from taking over: Aruncus to control self-seeding Angelica.
Sustainable plant communities based on selection (plants chosen for their suitability to the soil conditions and matched for their competitiveness) and proportions (balance ephemeral plants with static forms and combinations such as clumpforming perennials that do not need dividing: 20% ephemeral, self-seeding plants, 80% static plants) of the different species, dependent on their flowering season (a smaller numbers of early-flowering perennials, from woodland edges, which will emerge to give a carpet of green in the spring and will be happy in semi-shade later in the year, followed by a larger proportion of the taller-growing perennials which keep their form and seed-heads into the autumn and the winter).
Year-round interest and a naturalistic intermingling of plant forms.
Ecological compatibility in terms of plants suitability to the site and plants competitive ability to mach each other.
Working with seed mixes and randomly planted mixtures.
Perennials laid out in clumps and Stipa tenuissima dotted in the gaps. Over the time the grass forms drifts around the more static perennials and shrublike planting while the verbascum and kniphofia disperse naturally throughout the steppe.
Accents: Select strong, long lasting vertical forms with a good winter seed-heads. Select plants that will not self-seed, unless a natural dispersion model is required.
Planes: if designing a monoculture or with a limited palette, more competitive plants may be selected to prevent seeding of other plants into the group.
Drifts: to create drifts of naturalistic planting that are static in their shape over time use not-naturalizing, not self-seeding, not running plants.
Create naturalistic blocks for the seeding plants to drift around. For the static forms select plants that do not allow the ephemerals to seed into them.
Blocks: use not-naturalizing species, in high densities, in large groups.
Select compatible plants of similar competitiveness to allow for high-density planting (to enable planting at high density in small gardens).
Achieve rhythm by repeating colours and forms over a large-scale planting.