primo giorno di primavera .171
Il primo giorno di primavera mi e' stato chiesto un giardino da realizzare in un vivaio veneto. Queste le piante che non potranno non esserci:
GRAMINACEE
Anemanthele lessoniana
5 (numero per mq)
Deschampsia cespitosa 'Goldtau'
5
Molinia caerulea subsp. arundinacea 'Transparent'
5-7
Stipa gigantea
1
ERBACEE PERENNI
Anemone x hybrida 'Honorine Jobert'
7
Anemone x hybrida 'Pamina'
7
Echinacea purpurea
9
Echinops sphaerocephalus
7-9
Eryngium yuccifolium
9
Eupatorium purpureum subsp. maculatum 'Atropurpureum'
5-7
Helenium rubinswerg
9
Monarda 'Scorpion'
9
Persicaria amplexicaulis
3-5
Phlomis tuberosa
9
Sanguisorba officinalis
3-5
Sanguisorba 'Thunderstorm'
3-5
Sedum spectabile
9
Selinum wallichianum
9
Verbena bonariensis
5
Veronicastrum virginicum 'Album'
5-7
Veronicastrum virginicum 'Roseum'
5-7
ippocastano .170
Avevate mai visto un Aesculus hippocastanum di tre anni?! Lo svolgersi delle foglie in Inglese fa unfurling che quasi si sente il rumore. E' il momento di tangenza tra i due mondi, quello vegetale e quello animale, in cui la peluria e la forma palmata delle foglie si somigliano. Non e' il punto di tangenza perche' i due mondi sono altro tra loro, ma il momento si e questo e' davvero primaverile!
dicotiledoni .169
Le due foglie della piantina appena germogliata di sinistra sono i due cotiledoni vale a dire le prime foglie che si trovano gia' formate nell'embrione dentro il seme. Il seme e' ancora visibile portato fuori terra attaccato ad una foglia.
Sapere distinguerla tra le 36 specie di graminacee, annuali e perenni del mix di fiori selvatici e' tutta un'altra storia...
Sapere distinguerla tra le 36 specie di graminacee, annuali e perenni del mix di fiori selvatici e' tutta un'altra storia...
immagina .168
Roger Deakin .167
Il maestro di Webern, Schönberg, disse all'allievo di guardare le nuvole. Questo e' tutto cio' che ricordo di quello che ho letto di lui e ricordo anche l'impegno a seguire questi paesaggi strani che prendevano comunque forma davanti o, piuttosto, dentro. Con il tempo questi paesaggi diventavano piu' familiari e si facevano piu' somiglianti gli uni agli altri ed anche piu' simili a cio' che avevo davanti, anzi avevamo, visto che non ero solo in queste peregrinazioni.
Leggevo questo pomeriggio Roger Deakin in Notes from walnut tree farm: "La musica e' come le possibilita' decorative, sinfoniche di un bosco: infinite combinazioni di note o ramoscelli, foglie e vento, forme di rami contro il cielo.". Le note gia' diventano i ramoscelli, a lui piu' familiari, degli alberi del Suffolk. E' questa equivalenza di forme ed emergenze sonore, incomprensibili e comprensibili soltanto se frequentate e comprese immergendosi nella lingua cui esse appartengono. Roger Deakin si immergeva nei canali del suo paesaggio e vedeva dal basso gli alberi lungo le rive.
Occorre camminare nel bosco per imparare a seguire le variazioni da albero ad albero, da ramo a ramo dove in alto non c'e' piu' soluzione di melodia e i ramoscelli piu' fini continuano tra loro perdendo la specifica appartenenza alle specie arboree. Occorre ascoltare una nota che diventa un'altra per accorgersi che le nuvole perdono la forma per affidarsi ad un'altra forma. Non e' difficile, si tratta di permettere ad un universo formale, qualunque esso sia, di venire a galla in forme d'affezione. Queste forme poi organizzeranno la grammatica e la sintassi di un linguaggio non piu' estraneo, finalmente proprio. Natura, musica, pittura...
Lentamente la musica contemporanea perdeva la melodia conosciuta per farsi piu' simile al rumore che fanno gli alberi, gia' piu' simile al passaggio della luce dal chiaro della campagna allo scuro dei primi cespugli e poi il fitto del bosco dove il passaggio e' gia' fatto di odori e non piu' di luce, gia' altro il codice, un po' piu' intimo, dove il muschio e la corteccia si combinano all'infinito per diventare la nostra forma d'affezione al bosco.
A distanza di anni sono curioso di vedere se i cinque movimenti per orchestra d'archi op. 5 mi porteranno in un luogo ignoto o nel bosco che ho conosciuto. Le amicizie poi sono in viaggio anche loro e compaiono sempre tra le note.
Bruno Taut .165
Qualche tempo dopo verrano altri disegni tratteggiati perche' il margine si sara' appreso a guardarlo con la forma di una linea aperta, come nel passaggio da una faccia all'altra di un cristallo.
Ritrovo i cristalli di Taut in Gabetti e Isola e, con essi, la linea che non vuole e forse non saprebbe chiudersi. Che bravi, a distanza di tempo hanno comunicato alle loro forme la stessa fiducia... l'uno a rappresentarla perche' ancora tanto lontana e gli altri, pure, a rappresentarla perche' ancora tanto lontana e forse ancora di piu'... quel che importa e' la fiducia, sempre la stessa e trasparente, fatta di facce continue che da ovunque le guardi mostrano cio' che sta oltre illuminandolo di una luce piu' chiara.
Una fiducia per la quale le linee tratteggiate non fanno in tempo a diventare siepi perche' sara' l'uso che le persone faranno di esse a renderle margini invisibili di una comunicazione tra le case gia' simile ad una comunicazione tra le facce continue di una stessa Liberta'-cristallo.
E poi, vedere le case popolari riempirsi di verde, negli anni, che bello: un arco di case che accoglie un parco, la' dove e' concavo e che, dove e' convesso, irradia nel territorio della Germania i raggi luminosi dei blocchi di case... a terra si cammina nel verde e dall'alto - lo stesso alto in cui il disegnare nasce e da cui il disegnare vede - si guarda ad un sole che illumina.
... Come facevano a farsi guidare dalle forme caricandole di un significato cosi' tenace, senza timore? Una fusione tra prassi e incanto che rende immaginifica la piu' razionale delle forme: il blocchetto della casa popolare? Questo mi affascinera' sempre di Taut e degli altri suoi compagni di viaggio.
Taut era di un altro mondo. Per comunicare cose non ancora comprensibili poteva solo affidarle al peso del mattone per poter custodire la loro natura aerea senza disperderla. Quel mattone irraggia e dura e suggerisce i possibili di quel maestro.
Ritrovo i cristalli di Taut in Gabetti e Isola e, con essi, la linea che non vuole e forse non saprebbe chiudersi. Che bravi, a distanza di tempo hanno comunicato alle loro forme la stessa fiducia... l'uno a rappresentarla perche' ancora tanto lontana e gli altri, pure, a rappresentarla perche' ancora tanto lontana e forse ancora di piu'... quel che importa e' la fiducia, sempre la stessa e trasparente, fatta di facce continue che da ovunque le guardi mostrano cio' che sta oltre illuminandolo di una luce piu' chiara.
Una fiducia per la quale le linee tratteggiate non fanno in tempo a diventare siepi perche' sara' l'uso che le persone faranno di esse a renderle margini invisibili di una comunicazione tra le case gia' simile ad una comunicazione tra le facce continue di una stessa Liberta'-cristallo.
E poi, vedere le case popolari riempirsi di verde, negli anni, che bello: un arco di case che accoglie un parco, la' dove e' concavo e che, dove e' convesso, irradia nel territorio della Germania i raggi luminosi dei blocchi di case... a terra si cammina nel verde e dall'alto - lo stesso alto in cui il disegnare nasce e da cui il disegnare vede - si guarda ad un sole che illumina.
... Come facevano a farsi guidare dalle forme caricandole di un significato cosi' tenace, senza timore? Una fusione tra prassi e incanto che rende immaginifica la piu' razionale delle forme: il blocchetto della casa popolare? Questo mi affascinera' sempre di Taut e degli altri suoi compagni di viaggio.
Taut era di un altro mondo. Per comunicare cose non ancora comprensibili poteva solo affidarle al peso del mattone per poter custodire la loro natura aerea senza disperderla. Quel mattone irraggia e dura e suggerisce i possibili di quel maestro.
ci sono tre foglie / quasi una storia per un'amica .164
Ci sono tre foglie: una rossa, una blu e una verde.
La prima non la noti tra i vestiti colorati, la seconda e' come il cielo e non la vedo, la verde e' nel verde che si fa piu' grande e comincia come un profilo che non si scosta e rimane e segna da dove viene il vento.
La prima non la noti tra i vestiti colorati, la seconda e' come il cielo e non la vedo, la verde e' nel verde che si fa piu' grande e comincia come un profilo che non si scosta e rimane e segna da dove viene il vento.
il muschio e la buona notte .163
Con l'iPhone un quadrato di 20cm x 20cm diventa una prateria.
Una nuova amica mi ha chiesto di che cosa si nutrono i migliori paesaggisti. Le ho risposto che si nutrono dei paesaggi popolati da comunità vegetali spontanee, siano essi boschi, praterie, deserti, prati umidi e li imitano.
I pattern che le diverse specie creano (stabili ed insieme mai statici, grazie alla propagazione dei semi dalla pianta madre con conseguente movimento della pianta -l'espressione "Giardino in movimento" del francese Gilles Clément ne condensa il senso-) e l'alternanza periodica stagionale dell'apparire delle specie, diventano molto affascinanti per chi oltre ad avere una profonda sensibilità ecologica ha una cultura artistica che ha sfogliato gli ultimi capitoli dei libri di storia dell'arte!
Questo è lo spirito dei loro disegni, naturalmente portato in un ambito estremamente studiato dal punto di vista del risultato formale, seppure il caso giocherà il suo ruolo fondamentale essendo materia vivente. Puoi parlare di una naturalità della cui ricchezza e bellezza combinatoria sono state apprese le leggi afferenti all'ecologia. Secondo queste leggi poi tale ricchezza viene declinata liberamente secondo la particolare educazione estetica del designer. Ecco si, si puo' dire così.
Ricordo il professore di urbanistica Bernardo Secchi dirmi all'esame quanto il paesaggio della pianura veneta somigliasse alla pittura di Pollock. E' possibile riuscire a leggere qualcosa di molto vasto partendo dall'impressione che un suo frammento suggerisce... una sorta di modo, di sensazione viene a galla e permette di richiamare all'immaginazione -addensandoli e organizzandoli- tutti gli elementi noti che abbiamo a disposizione per renderli fecondi in modo nuovo ed in modo nuovo capaci di farci leggere quel determinato fenomeno adeguatamente.
Il passaggio che esiste dall'osservazione di una valle montana alla declinazione del pattern formale che la rappresenta e' qualcosa di simile. L'urgenza ecologica che si fa spazio come seduzione nel guardare una distesa di fiori selvatici detta la comprensione delle leggi combinatorie che organizzano quelle comunita' vegetali. La suggestione naturalistica si rivela essere la sensazione dalla quale si innesca la capacita' progettuale mimetica di quei paesaggi naturali.
Pollock apre a possibili vie per muoversi nel caos della pianura urbanizzata veneta, cosi' come tutto il nostro immaginario naturalistico ci muove a seguire la casualita' delle combinazioni vegetali di un prato per farci scoprire le ragioni fisiologiche delle singole piante.
Si partiva da una fotografia di un tappeto di muschio di 20cm x 20cm ed e' gia' mezzanotte; vado a dormire e questa volta il muschio ha manifestato qualcosa di piu' oltre all'umidita' in quel punto del muro nella sua esposizione a Nord. Notte
buon compleanno .162
Queste pagine hanno compiuto due anni e fisso la data oggi, il giorno di San Valentino, non ricordando il giorno esatto del Febbraio 2012 e pensando che il 14 sia una data piu' che bella. Mia sorella compie gli anni proprio il giorno di San Valentino; alcuni amici dicono che e' una festa inventata, poi pero' non appena dico che e' il compleanno di mia sorella sono tutti contenti e fanno un brindisi a questo giorno!
Si chiama "invenzione della tradizione" ed e' l'arbitrio piu' dolce che ci sia.
26 gennaio, primo giorno di Primavera .160
Constantin Brancusi ha disegnato questo ritratto per la signorina Pogany. Forse era innamorato di lei o forse lei glielo aveva chiesto, che e' poi dire la stessa cosa.
Da questo disegno nasce la scultura in bronzo del post .156.
mood for love .157
Le fotografie hanno grande spazio in queste pagine, me ne sono accorto... un ritorno di fiamma dato il mood for love di questo inverno mite?!
Sto leggendo The wild garden di William Robinson, scritto nel 1881. Disegni finemente tratteggiati seguono la ricchezza dei particolari delle piante descritte dall'autore, ma: "... E' impossibile per la penna e la matita catturare la bellezza di queste piante...". Penso alle fotografie che avrebbero potuto aiutare Robinson semplicemente a rendere partecipi i contemporanei dello stesso sogno di erbacee perenni dalle praterie americane. Questo e' il libro che apre le porte ai fiori selvatici nell'Inghilterra di fine Ottocento in cui i fiori come i soldati disegnavano figure geometriche della durata di due o tre mesi, dall'estate all'autunno, quando i soldati venivano sostituiti da altri soldati e le aiuole da altre aiuole. E' una rivoluzione nel modo di accostarsi alla Natura, abbracciata in tutta la sua vitale ricchezza, con l'affetto di chi sta camminando in mezzo ai gruppi sparsi di fiori immaginando possibili alternative al paesaggio delle citta': "... Questo e' dunque il modo che consentira' ai nostri giardini di offrire una bellezza insperata...". E' cio' che 100 anni dopo alcuni amici si racconteranno nel vivaio dell'olandese Piet Oudolf ed e' proprio la fotografia che avra' reso nota al mondo intero quella bellezza insperata delle erbacee perenni dei progetti di Oudolf.
Sto leggendo The wild garden di William Robinson, scritto nel 1881. Disegni finemente tratteggiati seguono la ricchezza dei particolari delle piante descritte dall'autore, ma: "... E' impossibile per la penna e la matita catturare la bellezza di queste piante...". Penso alle fotografie che avrebbero potuto aiutare Robinson semplicemente a rendere partecipi i contemporanei dello stesso sogno di erbacee perenni dalle praterie americane. Questo e' il libro che apre le porte ai fiori selvatici nell'Inghilterra di fine Ottocento in cui i fiori come i soldati disegnavano figure geometriche della durata di due o tre mesi, dall'estate all'autunno, quando i soldati venivano sostituiti da altri soldati e le aiuole da altre aiuole. E' una rivoluzione nel modo di accostarsi alla Natura, abbracciata in tutta la sua vitale ricchezza, con l'affetto di chi sta camminando in mezzo ai gruppi sparsi di fiori immaginando possibili alternative al paesaggio delle citta': "... Questo e' dunque il modo che consentira' ai nostri giardini di offrire una bellezza insperata...". E' cio' che 100 anni dopo alcuni amici si racconteranno nel vivaio dell'olandese Piet Oudolf ed e' proprio la fotografia che avra' reso nota al mondo intero quella bellezza insperata delle erbacee perenni dei progetti di Oudolf.
carta .154
A volo d'uccello e' il rilievo dello stato dei luoghi di un giardino che sta nascendo. Quello sotto e' invece il progetto, piegando il foglio di carta.
Il volo d'uccello crea la visione prospettica ed il giardino prende vita e si stacca dalla carta stropicciata. I nomi solo rimangono fermi dove ci sono le chiome dell'Acer pensylvanicum 'Erythrocladum', del Cercis canadensis 'Forest Pansy'... che in Italiano vuole dire viola del bosco. Andare al mattino quando l'umidita' e' massima a verificare metro e matita alla mano le misure che non tornano. Il foglio si bagna, si rompe li' dove una volta curvata la carta si formera' un piccolo rilievo del terreno, proprio dove nel giardino avevo disegnato un dislivello di 20, 30 centimetri.
Atlante.
Dal basso della fotografia scorrendo verso l'alto dove il fuoco della lente dell'iPhone ha misurato la distanza dal foglio e tutto e' nitido, dove i nomi piu' nitidi sono anche piu' distanti e non si leggono, insieme alle misure che sono troppo piccole e gia' troppo simili ai tratti del disegno.
Dubito di avere altri strumenti per sentirmi a mio agio nel parlare del giardino giapponese che sto realizzando; altri strumenti cosi' adeguati a passare per questa indefinitezza dove tutto e' al proprio posto, ma ricorda qualcosa d'altro: una montagna nel rilievo della carta bagnata e poi asciugata, un lago nell'azzurro che non sa staccarsi da terra, i nomi che scorrono alla base dell'albero e sull'acqua, come le loro foglie.
un disegno per una canzone .152

La foto inverte la grafite che corre lungo la parola grassland scritta sulla pagina e la parola dnalssarg ora significa "un disegno per una canzone". Il disegno e' a matita e cerca di imitare l'erba quando, vista a volo d'uccello, comincia in onde che cominciano sul campo. Mi sono sempre piaciute le linee formate da qualcosa che sta fermo: le onde del mare sono movimenti di particelle d'acqua che non si spostano, cosi' anche le onde d'erba sono fili d'erba che non si spostano, il suono pure se ne sta fermo e non si muove, non viene da nessuna parte e non va in nessun luogo, comincia soltanto e lo si potrebbe chiamare un "canto fermo" come qualcuno ha detto; dura; da dove?! Come la grafite quando insegue l'erba.
Tempo .151
Un amico mi disse: "Ma l'ho letto quando avevo vent'anni!...". Vorrei allora rileggere Le affinita' elettive a 60 anni, l'eta' di Goethe quando scrisse. Il giardino sfiorisce in lei non appena lui le dice che il sentiero cui sta pensando non e' funzionale. Una vita intera per capire che in questa piega dello spirito si attiva la chimica che accosta e tiene due esseri.
l'estate di San Martino .150
Finite le giornate del workshop Hybrid Parks ho incontrato il coordinatore del progetto, Christian Gruessen. Gli avevo ricordato se stesso trent'anni prima presentare la tesi di laurea. "Allora quello che ho detto e' superato!"; "No, non passera' mai, ma dai spazio al design, questo modo di intendere il progetto necessita di design." E' stato il primo maestro e non pensavo ne avrei incontrato uno dopo tanto tempo ed in questo nuovo disciplinare. Un vento caldo soffia per l'Europa.
la mano aperta, la main ouverte .149
Forse e' questione di colori, di forme, altezza, struttura, trasparenza, volume, foglie a terra e terra: tutte le diverse cose che in una sola pianta formano un giardino. Vedere tutte queste cose saltando di scala in scala alla velocita' di chi le ha gia' viste tante volte ed ora le vede funzionare insieme. Come quando si guarda in trasparenza le cose e le singole loro parti sono un unico movimento in atto.
Si tratta di guardare il verde della citta' e portarlo in palmo di mano facendo si' che le sue parti funzionino come una Unita' attraverso la loro differenziazione. Soltanto resi diversi, i singoli spazi verdi di una citta' cominciano a funzionare come Unita' ciascuno portando cio' che di particolare ha da dire.
Aver bisogno di questa diversita' forse deve passare per quei colori e forme della prima riga.
Non lo so, per me e' cosi', un'abitudine cominciata tempo fa. Un'abitudine a guardare. Dove le cose cominciano se le guardo, altrimenti, non che non succeda nulla, semplicemente cio' che succede mi parla di qualcosa che potrebbe essere molto migliore ed a portata di mano, ma non lo e' ancora. Ecco dove ci si lascia andare e ci si affida alla descrizione delle cose belle. E dare il nome di un colore a cio' che un attimo prima aveva ricevuto il nome che si da alle forme per poi scoprirsi a nominarlo come quando diamo nomi ai vetri e si chiama trasparenza: sono le foglie gialle, palmate e traslucide degli aceri ora che e' autunno.
Se cominciamo a dare nomi alle cose belle le differenziamo e costruiamo la frase che ci fa entrare gia' in un racconto. Ecco come comincia un parco grande come un'intera citta'. Ecco come comincia l'unita' delle parti verdi che compongono una citta'. Comincia tutto come una descrizione in cui il contorno della nostra mano che tiene nel suo palmo l'intero Verde della citta' non riesce piu' a dire dove comincia il bordo di quel verde e dove comincia il proprio.
L'architetto francese Le Corbusier aveva disegnato una grande mano aperta che ruotava intorno ad un piedestallo per accogliere i beni che provengono da quell'altro grande Aperto che e' il cielo, cosi' da essere attenta ad ogni direzione del vento che soffia da quel blu dove nascono le idee piu' belle e dove i pensieri ricominciano. Ecco da dove viene il titolo di questa pagina.
Si tratta di guardare il verde della citta' e portarlo in palmo di mano facendo si' che le sue parti funzionino come una Unita' attraverso la loro differenziazione. Soltanto resi diversi, i singoli spazi verdi di una citta' cominciano a funzionare come Unita' ciascuno portando cio' che di particolare ha da dire.
Aver bisogno di questa diversita' forse deve passare per quei colori e forme della prima riga.
Non lo so, per me e' cosi', un'abitudine cominciata tempo fa. Un'abitudine a guardare. Dove le cose cominciano se le guardo, altrimenti, non che non succeda nulla, semplicemente cio' che succede mi parla di qualcosa che potrebbe essere molto migliore ed a portata di mano, ma non lo e' ancora. Ecco dove ci si lascia andare e ci si affida alla descrizione delle cose belle. E dare il nome di un colore a cio' che un attimo prima aveva ricevuto il nome che si da alle forme per poi scoprirsi a nominarlo come quando diamo nomi ai vetri e si chiama trasparenza: sono le foglie gialle, palmate e traslucide degli aceri ora che e' autunno.
Se cominciamo a dare nomi alle cose belle le differenziamo e costruiamo la frase che ci fa entrare gia' in un racconto. Ecco come comincia un parco grande come un'intera citta'. Ecco come comincia l'unita' delle parti verdi che compongono una citta'. Comincia tutto come una descrizione in cui il contorno della nostra mano che tiene nel suo palmo l'intero Verde della citta' non riesce piu' a dire dove comincia il bordo di quel verde e dove comincia il proprio.
L'architetto francese Le Corbusier aveva disegnato una grande mano aperta che ruotava intorno ad un piedestallo per accogliere i beni che provengono da quell'altro grande Aperto che e' il cielo, cosi' da essere attenta ad ogni direzione del vento che soffia da quel blu dove nascono le idee piu' belle e dove i pensieri ricominciano. Ecco da dove viene il titolo di questa pagina.
Keats scrisse A Song About Myself .148
A Song About Myself
I.
There was a naughty boy,
There was a naughty boy,
A naughty boy was he,
He would not stop at home,
He could not quiet be-
He took
In his knapsack
In his knapsack
A book
Full of vowels
And a shirt
With some towels,
A slight cap
For night cap,
A hair brush,
Comb ditto,
New stockings
For old ones
Would split O!
This knapsack
Tight at's back
He rivetted close
And followed his nose
To the north,
To the north,
And follow'd his nose
To the north.
II.
There was a naughty boy
There was a naughty boy
And a naughty boy was he,
For nothing would he do
But scribble poetry-
He took
An ink stand
In his hand
And a pen
Big as ten
In the other,
And away
In a pother
He ran
To the mountains
And fountains
And ghostes
And postes
And witches
And ditches
And wrote
In his coat
When the weather
Was cool,
Fear of gout,
And without
When the weather
Was warm-
Och the charm
When we choose
To follow one's nose
To the north,
To the north,
To follow one's nose
To the north!
III.
There was a naughty boy
There was a naughty boy
And a naughty boy was he,
He kept little fishes
In washing tubs three
In spite
Of the might
Of the maid
Nor afraid
Of his Granny-good-
He often would
Hurly burly
Get up early
And go
By hook or crook
To the brook
And bring home
Miller's thumb,
Tittlebat
Not over fat,
Not over fat,
Minnows small
As the stall
Of a glove,
Not above
The size
Of a nice
Little baby's
Little fingers-
O he made
'Twas his trade
Of fish a pretty kettle
A kettle-
A kettle
Of fish a pretty kettle
A kettle!
IV.
There was a naughty boy,
There was a naughty boy,
And a naughty boy was he,
He ran away to Scotland
The people for to see-
There he found
That the ground
Was as hard,
That a yard
Was as long,
That a song
Was as merry,
That a cherry
Was as red,
That lead
Was as weighty,
That fourscore
Was as eighty,
That a door
Was as wooden
As in England-
So he stood in his shoes
And he wonder'd,
He wonder'd,
He stood in his
Shoes and he wonder'd.
Incipit vita nova .147
Il melocotogno e' caduto... come puo' essere che il peso delle melecotogne abbia fatto cadere, sradicare, rovinare a terra il mio alberello, il melocotogno?... E dopo solo due giorni dalla rottura del melograno... E per di piu' con tutto il peso sulle anemoni ed il pero... insomma non ho potuto fare altro che una marmellata: melecotogne, mele verdi e banane in omaggio ad un albero orizzontale in giardino dal quale cresceranno ramoscelli lungo un tronco ancora attaccato al terreno sotto il quale cresceranno felci, epimedi, anemoni, anemoni, anemoni. Incipit vita nova
BBPR .146
Il melograno in giardino si e' rotto sotto il peso delle melegrane.
Un'amica mi ricorda i BBPR. Il loro quadrato attraversato dall'aria come quando si pota un melo e si dice che tra i rami deve poter passare un uccello.
Un'amica mi ricorda i BBPR. Il loro quadrato attraversato dall'aria come quando si pota un melo e si dice che tra i rami deve poter passare un uccello.
Hybrid Parks e L'Allegoria del Buon Governo .145
Hybrid Parks Workshop, Ferrara 6, 7, 8 Novembre 2013
Come
puo' una
comunita' locale arrivare ad avere una gestione del verde che
permetta tali esperimenti nell'ambito delle proprie disponibilita'
economiche? E' difficile per piu' ragioni, ne scelgo due: la
disponibilita' economica e la cultura della cittadinanza. La prima
rende possibile la nascita di ogni cosa, la seconda rende possibile
la sua durata. Questo workshop affronta il secondo punto in quanto e'
strumento di comunicazione, puo' fissare un accordo dal quale partire
insieme in piu' paesi per la costruzione di un consenso pubblico
diffuso. Spetta quindi ai governi locali delle citta' studiare il
primo punto, come creare le opportunita' nell'ambito delle proprie
disponibilita'.
Si parla
di Hybrid
Parks. Tradotto
in Italiano diventa Parchi Ibridi. Possiamo spingerci oltre e pensare
di tradurlo dal linguaggio verbale al linguaggio visuale, come nella
prima meta' del XIV secolo Ambrogio Lorenzetti dipingeva
nell'affresco dell'Allegoria
del Buon Governo sulle
pareti del Palazzo Pubblico di Siena, era l'anno 1338. Chi canta e
danza, chi attende alle proprie faccende, una citta' si apre alla
campagna, le persone entrano ed escono, chi va a caccia e chi porta
merci. La citta' si apre alla campagna attraverso una fascia di orti
e vigneti adiacenti le mura. E' l'immagine della Pace, un'immagine di
cose differenti ed in armonia tra loro, molteplici e colorate. E'
l'allegoria del Buon Governo. Sulla parete di fronte un'unica macchia
grigia e marrone del colore di boschi devastati e campi abbandonati
e' l'immagine del Cattivo Governo.
Il
paesaggio diventa strumento di rappresentazione della condizione
della citta'. Ma accade qui qualcosa di piu', e' il potere
dell'allegoria. L'allegoria si compone di determinate cose: le
ragazze che danzano ridendo, le finestre aperte delle case, i negozi,
i campi coltivati e queste cose sono identiche a cio' che per noi
significa Pace, queste cose sono
la Pace. L'allegoria fissa l'identita' tra la Pace ed il suo
Paesaggio, generando in noi un senso di familiarita' e di
appartenenza ad esso. La forza dell'allegoria e' qui: crea
un'indissolubile unita' tra quel Paesaggio e cio' di cui noi abbiamo
bisogno. In una sala del Palazzo Pubblico di Siena, la Pace e la
citta' del XIV secolo avevano trovato il proprio Paesaggio.
A
Ferrara,
dal XV al XVI secolo, il grande potere economico-militare dei duchi
Estensi assumeva una duplice forma, da un lato, armi di ultima
generazione da usare e vendere ai potenti d'europa e, dall'altra, le
Delizie, palazzi con giardini in cui la corte abitava alcuni mesi
all'anno: il giardino, in un'epoca di guerra, e' manifesto di potere
e sua rappresentazione.
La
presenza di queste aree verdi nella citta' di oggi e' rimasta
pressoche' intatta. La vista dall'alto mostra la zona Nord-Est della
citta' di colore verde continuo ed e' qui che accadono le cose piu'
interessanti. Cio' che si percorre e' una rara fusione di sacro e
profano tra orti medievali. Entro il perimetro delle mura una
campagna mantiene il proprio uso, non solo la propria persistenza
formale, come area di rispetto tra i due cimiteri cristiano ed
ebraico che ne hanno garantito la durata.
Forse
Ferrara puo' ospitare un ragionamento sugli Hybrid
Parks
perche' li conosce da tempo o meglio conosce possibilita' antiche di
gestione dello spazio verde pubblico che possono essere fonte di
stimolo per il mondo contemporaneo. Un'idea super-moderna, quella
degli Hybrid
Parks,
trova qui, quasi casualmente, delle radici. Questa idea, radicandosi
nel tempo, acquista una patina di normalita', di ovvieta' che ci
restituisce all'evidenza del suo piu' autentico carattere e sua piu'
autentica ricchezza: la molteplicita'. La normalita' che si incontra
a Ferrara rende l'idea della fusione di urbano ed agricolo
piu' familiare, piu' consueta ovvero gia' piu' disponibile a
sedimentarsi nell'immaginario di tutti coloro che l'attraversano. Si
tratta allora di giungere alla fine del workshop con in se' maturato
un senso di riscoperta, quasi di ovvieta' visiva e percettiva circa
il significato di hybrid e
con essa maturato il bisogno estetico di questo tipo di paesaggio.
Un'appartenenza tout
court.
Le forme progettuali di tale riscoperta, poi, sono tutte da
inventare.
Nella
forma
di un giardino -ogni Parco e' un giardino- trova rappresentazione
l'urgenza di chi lo crea e la storia del giardino e' un continuo
cambiamento di forme e di idee, come teatro di una rappresentazione
che muta di volta in volta i suoi contenuti.
Sappiamo
tutti che l'urgenza ecologica e' l'idea dominante del nostro
presente. Si tratta allora di trovare una risposta alla questione:
quale sia la forma di giardino in grado di interpretare questa
urgenza. Mi piace pensare che il giardino in grado di interpretare le
cose che piu' ci stanno a cuore abbia una forma insolita, capace di
seguire le piante nel loro sviluppo naturale.
Il
bello e' che ad accogliere l'Ecologia nel nostro sguardo si arriva al
punto di non poterne piu' fare a meno... Il piu' avventuroso dei
giardinieri inglesi si chiamava Christopher Lloyd ed il 21 Dicembre
'78 scriveva: “... E' questione di educazione: se sei cresciuto
correndo nell'erba alta, non ne puoi piu' fare a meno.” Non
poter piu' fare a meno di una Bellezza che viene a galla in forme non
piu' riconducibili ad una consueta idea dell'ordine, ma sinonimi di
varieta' biologica... "Pettini con la mano le erbacee a fine stagione." scrisse il designer olandese Henk Gerritsen in una lettera alla sua ultima cliente.
Si
tratta di creare una cultura del verde aperta a soluzioni adatte al
fenomeno di lento e progressivo impoverimento della diversita'
climatica, adatte alla tendenza all'innalzamento delle temperature e
alla scarsita' d'acqua. Attenzione alla sostenibilita' nella scelta
vegetale da coniugare con un tipo di progettazione informata ai
sistemi vegetali che si trovano in natura nella creazione di
comunita' vegetali semi-autosufficienti. Piante resistenti e durature
messe a dimora in seno ad una progettazione che, facendosi mimetica
dei paesaggi naturali, sia in grado di condurre il dinamismo delle
comunita' vegetali nel paesaggio delle nostre citta'. La gestione di
questi spazi assecondera' sia l'opportunita' autunnale ed invernale
di insetti ed uccelli di nutrirsi dalle teste dei fiori secchi, sia
la bellezza formale delle erbacee perenni nella loro fase invernale,
intervenendo solo allora alla loro recisione, con un contenimento
delle spese. E cosi' pure lo sfalcio delle comunita' vegetali prative
verra' differenziato, laddove la fruizione pubblica lo permetta,
lasciandole al loro naturale sviluppo, anche in questo caso con un
contenimento delle spese grazie al fatto che lo sfalcio di fine
stagione e' affidato ad agricoltori per l'alimentazione degli
animali. Sostenibilita' nella scelta delle specie,
sostenibilita' nella progettazione e sostenibilita' nella gestione.
Sostenibilita'
allora diventa qui sinonimo di molteplicita', quella molteplicita' di
cui parlavo all'inizio, di cui e' fatto il Paesaggio della Pace
nell'affresco dell'Allegoria
del Buon Governo.
Il
rischio di non ascoltare l'urgenza ecologica non traducendola nelle
forme ad essa piu' consone e' che il paesaggio in cui viviamo non
rappresenti piu' nulla per nessuno e che le sue forme si ripetano
senza creare intorno a se' alcun senso di condivisione. Ed e' di
condivisione che si crea la Citta'. Se il Buon Governo e la sua Pace
avevano trovato nel XIV secolo la loro adeguata rappresentazione
pittorica, il proprio Paesaggio, noi dobbiamo interrogarci su quale
forma l'urgenza ecologica del XXI secolo, la nostra
Pace,
puo' trovare la propria adeguata rappresentazione. Quale sara' la
nostra allegoria?
Ferrara
non ha grandi risorse economiche, ma si e' dotata di uno strumento di
gestione degli spazi verdi pubblici che puo' permettere novita'. Si
chiama Adozione Verde: privati cittadini si associano senza scopo di
lucro ed adottano per la durata di cinque anni un'area di dimensioni
variabili dai 20mq ai 2.000mq. L'uso differenziato dello spazio
pubblico si moltiplica cosi' per l'intera citta' arricchendosi dei
piu' svariati molteplici apporti dei privati cittadini. Ed e' qui che
si torna all'importanza dell'informazione e della cultura della
cittadinanza per garantire la qualita' delle sue proposte.
E'
cosi'
che hybrid
perde ogni connotazione dimensionale e diventa: consuetudine di
pensiero ed e' cosi' che puo' spingersi un po' piu' in la' dell'idea
di Parco ed entrare nelle nostre case ad arricchire i frammentati
spazi verdi privati per trasformarli e farli funzionare in una
unita' piu'
grande. Se immaginiamo di guardare dall'alto la citta' di Ferrara,
con la fortuna di vedere come gli uccelli, l'insieme frammentario dei
suoi giardini si rivela qual e': gli uccelli non si curano dei muri
divisori tra giardino e giardino, volano sopra un unico
giardino
grande quanto l'intera citta', la cui ricchezza e' data dalla
varieta' dei tanti piccoli habitat che lo compongono. Non e'
questione di scala, bensi' di approccio ed ha un nome: molteplicita',
ancora una volta.
Se
questa visione si fa piu' matura Ferrara, come molte altre citta',
puo' non aver bisogno di un hybrid park, perche' gia' e'
un
hybrid park, in quanto gia' funziona
come tale. Soltanto e' necessario che si faccia piu' maturo ovvero
piu' diversificato il modo in cui i suoi spazi verdi funzionano nel
loro insieme, ciascuno avvalorato dalla propria particolarita'. La
molteplicita', che qui a Ferrara con un salto di scala temporale
inatteso tiene unito il presente al medioevo, puo' diventare
molteplicita' spaziale in grado di tenere e fare funzionare insieme
il piccolo giardino ed il grande parco, rendendo ogni scala di
intervento piu' fluida, piu' adattabile; ovvero, in una sola tensione, rendere la nostra Allegoria piu' attenta alla fragile imprevedibilita' del nostro tempo.
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Ecological Planting Design
Ecological Planting Design
What do these words mean? Some principles of ecological planting design. (from the book: "A New Naturalism" by C. Heatherington, J. Sargeant, Packard Publishing, Chichester)
Real structural plants marked down into the Planting Plan. The other plants put randomly into the matrix: No. of plants per msq of the grid, randomly intermingling (even tall plants). Succession through the year.
Complete perennial weed control.
High planting density. Close planting allows the plants to quickly form a covering to shade out weeds.
Use perennials and grasses creating planting specifications that can be placed almost randomly.
Matrix: layers (successional planting for seasonal interest) of vegetation that make up un intermingling (random-scattering) planting scheme: below the surface, the mat forming plants happy in semi-shade, and the layer of sun-loving perennials.
Plants are placed completely randomly: planting individual plants, groups of two, or grouping plants to give the impression of their having dispersed naturally. Even more with the use of individual emergent plants (singletons) that do not self-seed, dispersed through the planting.
An intricate matrix of small plants underscores simple combinations of larger perennials placed randomly in twos or threes giving the illusion of having seeded from a larger group.
The dispersion effect is maintained and enhanced by the natural rhythm of the grasses that give consistency to the design. They flow round the garden while the taller perennials form visual anchors.
Allow self-seeding (dynamism) using a competitive static plant to prevent self-seeders from taking over: Aruncus to control self-seeding Angelica.
Sustainable plant communities based on selection (plants chosen for their suitability to the soil conditions and matched for their competitiveness) and proportions (balance ephemeral plants with static forms and combinations such as clumpforming perennials that do not need dividing: 20% ephemeral, self-seeding plants, 80% static plants) of the different species, dependent on their flowering season (a smaller numbers of early-flowering perennials, from woodland edges, which will emerge to give a carpet of green in the spring and will be happy in semi-shade later in the year, followed by a larger proportion of the taller-growing perennials which keep their form and seed-heads into the autumn and the winter).
Year-round interest and a naturalistic intermingling of plant forms.
Ecological compatibility in terms of plants suitability to the site and plants competitive ability to mach each other.
Working with seed mixes and randomly planted mixtures.
Perennials laid out in clumps and Stipa tenuissima dotted in the gaps. Over the time the grass forms drifts around the more static perennials and shrublike planting while the verbascum and kniphofia disperse naturally throughout the steppe.
Accents: Select strong, long lasting vertical forms with a good winter seed-heads. Select plants that will not self-seed, unless a natural dispersion model is required.
Planes: if designing a monoculture or with a limited palette, more competitive plants may be selected to prevent seeding of other plants into the group.
Drifts: to create drifts of naturalistic planting that are static in their shape over time use not-naturalizing, not self-seeding, not running plants.
Create naturalistic blocks for the seeding plants to drift around. For the static forms select plants that do not allow the ephemerals to seed into them.
Blocks: use not-naturalizing species, in high densities, in large groups.
Select compatible plants of similar competitiveness to allow for high-density planting (to enable planting at high density in small gardens).
Achieve rhythm by repeating colours and forms over a large-scale planting.
















