non si scherza .67

Sto attendendo la torta alla zucca che ho imparato a fare ed una torta pasqualina che ho messo nel forno. In cucina gli errori, a parte la lieve bruciatura del caramello o della pasta sfoglia che sono le ciliegine sulla torta, sono dei disastri. Non in Natura, dove gli errori degli uomini nel piantare possono rivelarsi dei gioielli se rigorosamente protratti grazie ad un eccesso di zelo ed all'abbandono.

   Sono stato nel piccolo boschetto che ha sostituito il Bosco e ne ho misurato i 26m x 60m. Mi piacciono questi numeri, piani, pari e sereni come i pioppi che li proteggono, posti in tre filari come ad Hyde Park.

   Siamo al Barco, quartiere considerato popolare le cui case sono dignitose, ma avrebbero potuto essere meglio visto che piu' in qua, entro le mura Giovanni Michelucci aveva lasciato dei progetti. Le case finiscono in una radura che si apre ad un lieve pendio e sale ai pioppi, da lontano in fila e da vicino un rumore di foglie e rami sottili. Lo seguo e guardo in alto, faccio un giro su me stesso e vedo la strada che porta a Padova, le case marron, le porte del campo di calcio nella radura, le erbe selvatiche e ruoto e vedo il lato di 26m, alla fine del canocchiale prospettico dei pioppi. Lo percorro ed entro.

   "Taglierai l'erba, vero?!", "Credo di no." con gentilezza. L'abbandono di alcuni anni ha accarezzato quello che era un eccesso di zelo progettuale intorno ad un'idea di combinazioni vegetali selvatiche, troppo denso per troppo spirito didattico divenuto didascalico, senza spazio e senza tempo futuro. E cio' che si abbandona si riscatta seguendo una logica differente, quella che le e' propria, quella che solo l'osservazione riesce ad apprendere per poi coniugare in un artefatto che abbia spazio e tempo vitali. Le torte invece se le abbandoni si bruciano e la mia di zucca e' uscita ora giusta giusta di mezzora.

   Ecco come inizia il taglio del diamante: guardandolo. E poi lo si sfaccetta togliendo materia che non ha valore se non nella sua eredita' geometrica, nel lascito che la parte scartata rende a cio' che resta. C'e' una sorta di diritto di cio' che viene scartato in cio' che resta, un diritto alla riconoscenza. E' il diritto che il passato affida al presente, grazie al quale il presente e' avvento e propria contentezza. Ed e' proprio questo che mi accingo a fare sfalciando, potando, togliendo anche piante, si, dove l'Alnus glutinosal'ontano, si alza bello di pigne piccole, secche e nere dell'anno prima al bordo del laghetto del tempio buddista tai di Wimbledon. Che bello il meleto, l'erba alta, lo spazio di un metro sfalciato intorno al tronco e cosparso di compost perche' potessero crescere meglio, in fondo al giardino, il vecchio che spazzava, la pioggia, le mele incise in fiori dal signore tedesco ed i cibi portati dalle famiglie, l'ontano e la panchina ed il libro. Questo in 26m x 60m.

   Non si scherza, e' una prospettiva che puo' far cominciare mille giardini, e' quel diritto di meraviglia vissuta che il presente riconosce ad altro prima e sul quale soltanto puo' volare. Non si puo' spiegare, lo si vive e lo si vive ancora se lo si e' vissuto almeno una volta. Pero' lo si puo' comunicare, perche' e' contagioso, si attacca per minimo contatto anche solo della mano nella mano che accompagna. Poi c'e' sempre qualcuno, quando meno te lo aspetti, a ricordartelo.

   La prospettiva dei pioppi mi accompagna, ad entrare ed uscire e misurare le distanze, vedere il sud che da' piu' luce al bordo del tronco dove c'e' una fessura che portera' l'albero a salutare i suoi compagni di viaggio un poco prima e togliamo subito la plastica rossa alla base che proteggeva dal tagliaerba, non ce n'e' piu' bisogno.

1 commento:

  1. "E così i passi dell'uomo sulla terra sembrano essere l'impronta del suono del suo cuore che gli ordina di camminare..."
    Quando dall'altra stanza riesci a sentire il profumo che esce dal forno, allora la torta è pronta. E il profumo anche lui ha un momento perfetto, non prima e non dopo.
    E' ora di mettersi la sciarpa.

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"garden me" / A writing about a wished frontier for the natural gardening

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Ecological Planting Design

Ecological Planting Design

Drifts / Fillers (Matrix) / Natural Dispersion / Intermingling with accents/ Successional Planting / Self seeding
What do these words mean? Some principles of ecological planting design. (from the book: "A New Naturalism" by C. Heatherington, J. Sargeant, Packard Publishing, Chichester)
Selection of the right plants for the specific site.
Real structural plants marked down into the Planting Plan. The other plants put randomly into the matrix: No. of plants per msq of the grid, randomly intermingling (even tall plants). Succession through the year.
Complete perennial weed control.
High planting density. Close planting allows the plants to quickly form a covering to shade out weeds.
Use perennials and grasses creating planting specifications that can be placed almost randomly.
Matrix: layers (successional planting for seasonal interest) of vegetation that make up un intermingling (random-scattering) planting scheme: below the surface, the mat forming plants happy in semi-shade, and the layer of sun-loving perennials.
Plants are placed completely randomly: planting individual plants, groups of two, or grouping plants to give the impression of their having dispersed naturally. Even more with the use of individual emergent plants (singletons) that do not self-seed, dispersed through the planting.
An intricate matrix of small plants underscores simple combinations of larger perennials placed randomly in twos or threes giving the illusion of having seeded from a larger group.
The dispersion effect is maintained and enhanced by the natural rhythm of the grasses that give consistency to the design. They flow round the garden while the taller perennials form visual anchors.
Allow self-seeding (dynamism) using a competitive static plant to prevent self-seeders from taking over: Aruncus to control self-seeding Angelica.
Sustainable plant communities based on selection (plants chosen for their suitability to the soil conditions and matched for their competitiveness) and proportions (balance ephemeral plants with static forms and combinations such as clumpforming perennials that do not need dividing: 20% ephemeral, self-seeding plants, 80% static plants) of the different species, dependent on their flowering season (a smaller numbers of early-flowering perennials, from woodland edges, which will emerge to give a carpet of green in the spring and will be happy in semi-shade later in the year, followed by a larger proportion of the taller-growing perennials which keep their form and seed-heads into the autumn and the winter).
Year-round interest and a naturalistic intermingling of plant forms.
Ecological compatibility in terms of plants suitability to the site and plants competitive ability to mach each other.
Working with seed mixes and randomly planted mixtures.
Perennials laid out in clumps and Stipa tenuissima dotted in the gaps. Over the time the grass forms drifts around the more static perennials and shrublike planting while the verbascum and kniphofia disperse naturally throughout the steppe.
Accents: Select strong, long lasting vertical forms with a good winter seed-heads. Select plants that will not self-seed, unless a natural dispersion model is required.
Planes: if designing a monoculture or with a limited palette, more competitive plants may be selected to prevent seeding of other plants into the group.
Drifts: to create drifts of naturalistic planting that are static in their shape over time use not-naturalizing, not self-seeding, not running plants.
Create naturalistic blocks for the seeding plants to drift around. For the static forms select plants that do not allow the ephemerals to seed into them.
Blocks: use not-naturalizing species, in high densities, in large groups.
Select compatible plants of similar competitiveness to allow for high-density planting (to enable planting at high density in small gardens).
Achieve rhythm by repeating colours and forms over a large-scale planting.