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Se ci penso il mio amare i giardini credo derivi dall'educazione estetica avvenuta intorno al terzo anno di universita'. Non era la prima, diciamo la seconda educazione, quella avvenuta sulla rottura della simmetria per aprirla al possibile, che certo simmetrico non e': era la biennale di musica dedicata al compositore Luigi Nono, il primo vero incontro tra cio' che alcuni amici andavano apprendendo e cio' che questi stessi amici scoprivano di aver bisogno.

   La musica che si ascoltava il pomeriggio insegnava ad ascoltare il rientro a casa. La notte umida accanto ai canali veneziani dove tutte le superfici sono lucide-una campana-da dove?!-un'altra-un altro dove, distante e molto vicino, perche' la citta' e' in ogni suo punto quando sei stanco e vuoi solo andare a letto, la casa dall'altra parte della citta' e stai camminando gia' da venti minuti.

   Al tempo di questa educazione non avevo frequentato il corso di Arte dei Giardini perche' il titolo era stupido ed io impaziente. Pur ritenendolo stupido anche ora, rimpiango di non averlo seguito, ma anni piu' tardi mi sono ritrovato seduto in tutt'altra sede al corso dello stesso professor Pizzetti e mi sono riappacificato.

   Ripeteva sempre le stesse cose, era piu' vecchio, due, tre cose che finalmente ero pronto ad ascoltare, fatte di quella liquidita' dai piu' affluenti cui solo gli anni di cose fatte, le piu' disparate, potevano permettermi di riconoscere un senso: la liquidita' delle persone anziane che non insegnano per cio' che dicono, bensi' per come lo dicono. Credo che la ripetizione degli stessi due, tre concetti agisse come le variazioni nella composizione musicale: un senso si affidava alle pieghe che tornavano a nascondere l'incanto per un istante emerso alla voce, allo sguardo, al tempo del vecchio professore e l'incanto del professore muoveva all'incanto lo studente.

   Il giardino cominciava allora fatto di quel possibile ed il possibile diventava la materia con cui fare, come le piante e come la loro ombra, trasfigurate. E' difficile il primo anno capire questo, lo si impara con il tempo.

   Fatto sta che la musica c'entra moltissimo in tutto questo ed i suoi rumori che entrano se li si lascia entrare. Questo fare entrare accoglie la campana di cui parlo all'inizio ed il marmo lucido che riflette la luna, in Inverno, lunga accanto all'acqua. Di questa materia si imparava a conoscere ogni cosa, l'amicizia compresa ed i giardini pure.

frammento Fr.81b .94

Con Saffo accanto lei intreccia crochi e viole e rose e aneto in frammenti di scrittura, fr, fr, frr gli zefiretti amorosi si levano accanto.

   Il paesaggio nella Grecia classica era di frutti in estate, caldi sugli alberi. Lo sapevano e lo sapevano che sarebbe durato per sempre, tant'e' vero che ora abbiamo i frutti caldi sugli alberi l'estate.

   Ci parlano di guerre e di riposi i poeti: il paesaggio e' affidato al riposo o meglio il riposo si affida al paesaggio facendolo cominciare, come ricompensa e scoperta, davanti a colui che ne anela la calma. Saffo non si riposa affatto, e' sempre in guerra, come le donne di Shakespeare che imprecano: "Ahi, perche' non sono un uomo?!" cosi' da far vedere quali guerre davvero sarebbero da combattere. Ed i re sciocchi combattono fino a distruggere giardini, salvo poi collezionare le piante mai viste e nuove e portarle a casa, dove un giardino le attende ed essere, cosi', signori di una terra vasta, non misurabile ed immediatamente presente all'occhio, al gusto, all'olfatto ed al tatto.

   La stessa terra vasta, non misurabile di Saffo, costantemente presente all'occhio, al gusto, all'olfatto ed al tatto senza conquista alcuna.

   Cio' che e' immediatamente presente, nella propria invisibilita', ci porta nella sfera del simbolico. La conquista cosi' si simboleggia nell'immediatezza del poter abbracciare tutta la terra, per quanto vasta possa essere, conquistata. Puo' essere un becero senso di potere o una malinconia della vanita' di tutta questa fatica, ma il giardino e' li', sempre un po' piu' ampio, un po' piu' ricco ogni volta. La vite sul pergolato del triclinio era rara e difficile da mantenere a Babilonia e la testa del re vinto era appesa ad un ramo qualche metro piu' in la', qualche secolo prima.

   L'incanto e' l'unica misura per cio' che non puo' essere misurato perche' troppo vasto. L'immaginazione del re scorre tutte le terre, nella successione delle cose viste, nello svilupparsi del ricordo, una dopo l'altra, ma e' nel giardino che l'incanto percepisce tutte le terre nella loro compresenza e le fa durare in un presente che si stacca dal tempo, quasi che le cose in esso non avessero l'ombra accanto. Il tempo non comincia in giardino, viene lasciato sulla soglia, insieme al deserto.

   Questo e' il giardino per chi ha bisogno della battaglia. E per chi non ne ha bisogno?! Per lui ci sono i fichi che danno frutti, per lui c'e' l'ombra da coltivare, il tempo che scorre e che radica dove Ulisse rivede il padre. Non c'e' alcun distanza, c'e' un orto e ci sono due persone. Anche Saffo e' in un giardino e ci sono due persone.

   Il giardino puo' accogliere la fuga dal tempo, per alcuni, come pure far cominciare il tempo, per altri: giardino in cui il presente porta la propria ombra con se' e non ha bisogno di astrarsi, non sa lasciare il Tempo. E' questo il giardino che preferisco, non essendo io un re. Il giardino che fa cominciare qualcosa, che rigenera senza escludere, senza mettere il deserto fuori, perche' non c'e' alcun deserto la' fuori. E' questa la potenza della Grecia classica. Il desiderio legifera ed il mondo da scoprire non e' piu' esteso dello spazio che esiste tra il fico e l'ulivo, non piu' sconosciuto dei nomi delle piante che il padre ha insegnato al figlio Ulisse, nomi che sono li' da apprendere, che passano dalla voce alla voce, dal frammento al frammento.

   Saffo, spiegami com'e' il croco o l'aneto li' da voi, perche' ci sono i crochi anche nei prati di Londra dove le ragazze si siedono con un sandwich in mano e fanno ghirlande di margherite, non di crochi... sai qualcosa e' cambiato, si preferisce lasciare i fiori selvatici dove sono, cosi', li' blu e bianchi, blu, blu, bianchi.

"garden me" / A writing about a wished frontier for the natural gardening

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Ecological Planting Design

Ecological Planting Design

Drifts / Fillers (Matrix) / Natural Dispersion / Intermingling with accents/ Successional Planting / Self seeding
What do these words mean? Some principles of ecological planting design. (from the book: "A New Naturalism" by C. Heatherington, J. Sargeant, Packard Publishing, Chichester)
Selection of the right plants for the specific site.
Real structural plants marked down into the Planting Plan. The other plants put randomly into the matrix: No. of plants per msq of the grid, randomly intermingling (even tall plants). Succession through the year.
Complete perennial weed control.
High planting density. Close planting allows the plants to quickly form a covering to shade out weeds.
Use perennials and grasses creating planting specifications that can be placed almost randomly.
Matrix: layers (successional planting for seasonal interest) of vegetation that make up un intermingling (random-scattering) planting scheme: below the surface, the mat forming plants happy in semi-shade, and the layer of sun-loving perennials.
Plants are placed completely randomly: planting individual plants, groups of two, or grouping plants to give the impression of their having dispersed naturally. Even more with the use of individual emergent plants (singletons) that do not self-seed, dispersed through the planting.
An intricate matrix of small plants underscores simple combinations of larger perennials placed randomly in twos or threes giving the illusion of having seeded from a larger group.
The dispersion effect is maintained and enhanced by the natural rhythm of the grasses that give consistency to the design. They flow round the garden while the taller perennials form visual anchors.
Allow self-seeding (dynamism) using a competitive static plant to prevent self-seeders from taking over: Aruncus to control self-seeding Angelica.
Sustainable plant communities based on selection (plants chosen for their suitability to the soil conditions and matched for their competitiveness) and proportions (balance ephemeral plants with static forms and combinations such as clumpforming perennials that do not need dividing: 20% ephemeral, self-seeding plants, 80% static plants) of the different species, dependent on their flowering season (a smaller numbers of early-flowering perennials, from woodland edges, which will emerge to give a carpet of green in the spring and will be happy in semi-shade later in the year, followed by a larger proportion of the taller-growing perennials which keep their form and seed-heads into the autumn and the winter).
Year-round interest and a naturalistic intermingling of plant forms.
Ecological compatibility in terms of plants suitability to the site and plants competitive ability to mach each other.
Working with seed mixes and randomly planted mixtures.
Perennials laid out in clumps and Stipa tenuissima dotted in the gaps. Over the time the grass forms drifts around the more static perennials and shrublike planting while the verbascum and kniphofia disperse naturally throughout the steppe.
Accents: Select strong, long lasting vertical forms with a good winter seed-heads. Select plants that will not self-seed, unless a natural dispersion model is required.
Planes: if designing a monoculture or with a limited palette, more competitive plants may be selected to prevent seeding of other plants into the group.
Drifts: to create drifts of naturalistic planting that are static in their shape over time use not-naturalizing, not self-seeding, not running plants.
Create naturalistic blocks for the seeding plants to drift around. For the static forms select plants that do not allow the ephemerals to seed into them.
Blocks: use not-naturalizing species, in high densities, in large groups.
Select compatible plants of similar competitiveness to allow for high-density planting (to enable planting at high density in small gardens).
Achieve rhythm by repeating colours and forms over a large-scale planting.