che belle le giapponesi... .118

Le campane dall'acqua bianche e oro ed i mosaici come l'albero nel ruscello o nel pozzo sono gli infiniti possibili di cui scrive il compositore Nono a Venezia alcuni decenni fa. Una citta' dove le fibre arabe che avevano lavorato il marmo con l'acqua si facevano qui piu' raccolte, trattenute, un poco, nei disegni del giardino di Scarpa.

   Una signora giapponese ascoltava ieri il mio racconto del pavimento di marmo di Granada e con il suo viso faceva "Ahhh... Ahhh..." un po' aspirato, come fanno loro e trovava che il Giappone potesse scorrere nelle acque arabe.

   In fondo me lo sono un po' inventato... mi piace vedere l'architetto Carlo Scarpa sdraiarsi e passare il dito sui due millimetri del rilievo a spirale che guida l'acqua in quel patio dell'Alhambra.

   Credo sia scritto da qualche parte, ma non ho voglia di leggere di Scarpa, ora preferisco passare il dito sui due millimetri del piano inclinato che guida l'acqua biancopanna nella fontana del giardino alla Fondazione Querini-Stampalia.


('-')_ .117

Quando in un sasso del giardino si vede una montagna, vuol dire che si ha un'eta di 5 anni oppure che la propria vista sta facendosi piu' sottile e l'immaginazione piu' ampia da oltrepassare la soglia da cui comincia il giardino giapponese dove tutto il paesaggio del Giappone comincia fatto dello sguardo che scivola su un sasso.

   Sono i ricordi di viaggi fatti sempre al di qua del contorno di un'isola, sono i paesaggi presi in prestito nella propria dimora, e' il bisogno di mantenere lo spazio dentro di se' il piu' ampio possibile, spazio che si espanda e riecheggi simile gia' a cio' che e' infinito, grande quanto ogni cosa davanti, ogni sasso e albero e fiume e uccello davanti... le cui dimensioni si dissolvono perche' ogni cosa che esiste e' l'espressione della vita infinita e, come tale, senza dimensione.

   E' la consonanza: la mente vede un sasso ed e' gia' sospinta sui boschi a seguire le montagne, come capita a noi davanti ad un disegno della pagina di un pittore giapponese dove piccolissimo c'e' un sasso... la pagina e' grande alcuni centimetri quadrati ed allora il sasso e' una montagna... ed anche il giardino della casa del pittore e' grande alcuni metri quadrati, non certo grande come un'isola... eppure anch'esso e' un'isola, l'isola del pittore.

   Questo costante salto di scala dove il piccolo comincia non diverso dalla sua corrispondenza infinitamente piu' grande, e' molto simile all'astrazione che le parole portano con se'. La parola "acqua" e' un fiume ed e' il mare e, se poco poco non ci spostiamo, ci sta gia' bagnando dal cielo o ci sporca le scarpe in una pozzanghera. Cosi' la parola "verde" fa cominciare tutti i boschi della Terra, cosi' come la parola "ruvido" e' gia' diventata una roccia pronta a sommarsi ad ogni altra roccia toccata, pronta cioe' a diventare identica alla parola "montagna".

   Il paesaggio e' uno strumento per mantenere vivo lo sguardo, e' un sasso lanciato davanti a me perche' io lo segua e mi perda a scoprire che cosa c'e' tra me e quel sasso lanciato.

   Una regola di molti secoli del fare i giardini in Giappone pone le rocce in combinazioni di tre... lo sguardo non si ferma se in mezzo a due rocce c'e' un'altra roccia perche' essa lo distrae dal fermarsi sulla facile consolatoria pausa della ripetizione, lo moltiplica, lo fa ricominciare sempre, lo fa durare e stare attento al suono degli uccelli, dell'acqua che esiste tra una roccia e l'altra.

   La malinconia del Giappone, ahime', e' sempre sveglia, ma in giardino tutto e' possibile, puoi assecondarla oppure sorridere di essa. E' cosi' che il muschio attutisce il passo, perche' non si faccia troppo forte il bisogno di riconoscere che la rapidita' dei cambiamenti fa male ed il Giappone sa cosa vuole dire. "Viva Japan!"-"Viva Japan!" dice la mia cara amica giapponese.

"Viva Japan!"... "Viva Japan!"   ('-')_

Jap... .116



















il giardino ben temperato e le polpette del 25 Marzo .115

Il comitato del grattacielo (vedi scritto .104) ha deciso che e' molto meglio preparare torte e polpette per una giornata di festa intorno a 20 nuovi alberelli da frutta che non farlo. I piu' agguerriti si sono sciolti perche' le cose belle sciolgono. Ne abbiamo davvero bisogno tutti e gli alberi da frutta sono forse la via piu' ancestralmente connessa al nostro cuore che ci sia. Tutti gioiscono a percorrerla quando l'opportunita' fa capolino.

   Fatto sta che la signora Edda era la piu' agguerrita contro l'idea degli alberi da frutta, con motivazioni serie dato il contesto in cui il giardino si pone... le polpette saranno le sue, perche' si tratta di una scommessa, si tratta di vedere se la bellezza introdotta degli alberi da frutta portera' il rispetto dei passanti diurni e notturni.

ohayo / buongiorno .114

E questo mese, il mese di Marzo, il mese del mio compleanno, mi si chiede di trasformare un giardino abbandonato in un giardino giapponese... occorre allora cominciare dalla musica.

natura tectorum .113

Questa mattina ho notato quanto siano cresciute le gemme sull'albicocco dello stentato giardino sotto la finestra della mia camera ed ho pensato che il tetto del droghiere fosse un po' troppo spoglio per non essere aiutato, cosi' bello e ricco qual e' di erbe selvatiche che si sono fatte spazio in questi anni... prima il muschio, poi le prime erbette e poi, questa mattina, ho pensato fosse giunto il momento della colonizzazione dei fiori selvatici.

   E' il cosi' chiamato climax, vale a dire il processo secondo il quale uno spazio di terra vuoto si trasforma in una foresta. Il tetto del droghiere diventera' quest'estate un prato fiorito. Bastano poche manciate di terriccio, preso da quella quantita' che il vaso rotto aveva rovesciato due giorni fa (vedi scritto .111), miscelato con semi di fiori selvatici. Oggi piove ed e' l'ideale per la distribuzione dei semi tra gli anfratti del muschio e delle piantine esistenti, ovviamente senza ostruire le tegole... 

   Il droghiere e' un tipo simpatico e quest'estate vedra', una volta di piu', quanto miracolosa e' la natura nel portare i fiori anche sui tetti.

luna .112

La luna muove i mari e quando si parla della luna si diventa sottili. Muove la linfa nei ramoscelli quando e' crescente ed invece favorisce il fruttificare quando l'energia non va alla crescita del legno bensi' dei frutti, a luna calante, quando si puo' procedere alla potatura... O cosi' mi sembra di aver capito sfogliando oggi un manuale in libreria. Ci credo, perche' e' bello.

   Fondamentalmente pero' non mi importa quasi nulla che sia vero oppure no: gli alberi da frutta crescono e diventano bellissimi e li' la mia curiosita' viene sedotta fin dall'inizio a tal punto che ogni ragionamento e' per me come mettersi a ragionare sulla struttura lignea di un violoncello mentre questo suona. Tanto piu' che frutti bellissimi crescono sugli alberelli dei giardini abbandonati.

   La luna porta nello spazio silenzioso della nostra testa, nella immensa sfera nella quale dimorano fin dal primo sguardo la luna, i mari e i cieli, nella quale il rumore ed i suoni tutti diventano il sibilo sottile al quale comincia la prima sinfonia di Mahler, quando, o forse dove comincia il suono... il suono che comincia nella testa, quel suono simile ad un sibilo, che nel silenzio non ci lascia e ci fa piu' aerei, piu' simili a cio' che di piu' leggero c'e' nello Spazio.

   Nel mio rapporto con un albero, che importanza ha che la Luna muova le maree o la linfa, quando la conoscenza di questa influenza fissa un campo di esistenza per il mio rapporto con quella pianta che non ha nulla a che vedere con la gioia di guardarla ed immaginare, immaginare qualsiasi cosa?! La materia del suono e' aria ed allora mi fermo ad ascoltare, mi fermo alla domanda e mi piace restarci e l'albero forse e' il primo cui non importa granche' di una risposta.

   Se fosse stato per me la conoscenza non sarebbe andata molto oltre la magia (me ne vergono un poco) e scopro di essere lontano da quel fascino analitico che ha portato, porta e sempre portera' gli scienziati a rendere giustizia alla vocazione umana alla liberta'. Se non sono uno scienziato posso pero' piantare un albero di mele per fare ombra ad uno di essi.

attorno a due vasi rotti .111

Oggi ho messo in vaso due rose: ho preparato il terriccio nei vasi prendendolo da altri vasi, ho travasato le rose e ho messo i vasi in due angoli ancora disponibili, quindi ne ho preso uno per spostarlo da un posto ad un altro urtando un vaso che stava piu' in alto che è caduto su quello che tenevo in mano il quale mi è sfuggito cadendo su una rosa appena invasata, rompendosi insieme all'altro vaso e a due rametti della rosa e distribuendo tutta la terra sul pavimento.

   In generale non batto ciglio davanti alla rovina di un lavoro preciso che si e' sommato sulla schiena. So che il mio modo di fare rapido, detto anche "del tasso", non sempre si armonizza con l'intorno ed il tasso non e' il poeta della corte Estense bensi' l'animaletto che ad un certo punto perde la sua temperanza e scatta contro il pericolo senza temere alcunche' e senza misurare le proprie forze crolla sfinito, salutando cosi' il mondo. Questo e' il tasso.

   Sono un po' cosi' in effetti ed i miei amici sanno che ad un certo punto possono contare su questo extra burst of energy che mi fa risolvere in breve tempo cio' che sembra lungo e faticoso. Sanno anche che questo deriva dalla mia pigrizia che tutte le inventa per, non volendo certo rinunciare ad un'impresa, ridurre la fatica fisica da essa richiesta... e' astuzia, forse e se in altri ambiti questo modo di essere potrebbe essere criticabile (e quasi sempre da chi ha poca fantasia o disinvoltura), nel giardinaggio e' una virtu'.

   Certamente pero' puo' fare danni, come quello dei vasi di oggi, il non stare troppo a ragionare sui possibili scenari di un'azione: il vaso e' pesante, c'e' freddo e le mani non sono piu' tanto sensibili, la terrazza e' una giungla (di 1mq!). No, questo prevedere e' veramente noioso, quindi scatta il tasso e a volte i vasi si rompono. Ecco perche' non batto ciglio, lo so gia'.

   La vecchiaia di un tasso giardiniere sicuramente sara' piu' calma. Sara' preciso e questo gli bastera', come la virtu' che e' premio di per se stessa e la pigrizia avra' lasciato il posto alla persuasione che le cose che occorre fare somigliano al tempo, ai minuti, alle ore. Pero' che soddisfazione nel fare in due secondi quello che richiederebbe un'ora! Che bello tenere insieme il momento del desiderare una cosa e quello del realizzarla! ... Certo, l'impazienza, ma c'e' qualcosa d'altro, altrimenti Pasolini, allievo di Giotto, non direbbe: "... Perche' realizzare un'opera, quando e' cosi' bello sognarla soltanto...".

   Si tratta di essere gia' "dopo" il fare. E non e' certo disincanto, no, bensi' semplicemente il saperlo. E fare.

frutteto / la seconda giornata .110













Il sole, 13 alberi da frutta, una vanga, un paio d'ore, la neve e di nuovo il sole. Cosi' da oggi un boschetto continua in un frutteto:


   5 meli,
Malus domestica "Abbondanza"
Malus domestica "Calvilla Bianca"
Malus domestica "Gambafina"
Malus domestica "Renetta Champagne"
Malus domestica "Tonina"
   
   3 peri,
Pyrus communis "Abate Fetel"
Pyrus communis "San Pietro"
Pyrus communis "Spina Carpi"
   
   1 melocotogno,
Cydonia oblonga
   
   1 kaki,
Diospyros kaki "Tipo"
   
   1 pesco,
Prunus persica "Regina di Londra"
   
   1 nespolo,
Mespilus germanica
   
   1 gelso,
Morus nigra

frutteto / la prima giornata .109

Le 13 coltivazioni di oggi sono per i 13 alberi da frutta al frutteto del Barco. La terra e' stata smossa in alcuni punti che via via ho ritenuto quali giuste posizioni per i futuri alberi. Distanziati di quattro, cinque metri l'uno dall'altro queste piccole aperture di terra marrone in mezzo al prato sembrano le montagnole delle talpe, soltanto un po' piu' grandi.

   Vedere in piano il frutteto, come una mappa.

   Anche come e' iniziato e' stata un'astrazione. Fuori dal foglio di carta. Mi sono messo la' dove si accede all'area ed ho immaginato la posizione del primo albero, quindi il secondo albero ed a seguire tutti gli altri hanno trovato le loro reciproche relazioni: che i rami potessero toccarsi senza togliersi aria o luce, che le radici del grande pioppo non fossero troppo vicine, che i rami dei primi tre alberi rispettassero il sentiero segnato sul terreno dal passaggio di anni in bicicletta... beh, forse qualche ramo sara' un po' piu' in la' di quanto dovrebbe... ma naturalmente e' tutto studiato cosi' che si possa cogliere facilmente una mela dal ramo al passaggio...

   Poi si tagliera' l'erba in aperture lineari tali che una persona passi con agio, forse anche due, ma lo decidero' al momento. Questo dara' la possibilita' di avere l'erba alta intorno a gruppi di tre, quattro alberi, naturalmente dopo che per i primi due anni la base dei tronchi sara' tenuta libera dalla competizione di altre pianticelle-erbacce spontanee.

   Si vedra' per il manto erboso, cosi' ricco e' il terreno argilloso che le erbe selvatiche fanno da indiscusse padrone di casa. I fiori selvatici che volevo piantare farebbero fatica a vincere in tale competizione: occorrerebbe impoverire il terreno togliendo i primi 15cm di suolo, quelli piu' ricchi di nutrimento ottimali per le erbacce opportuniste alla ricerca di spazio. Figurarsi se mi metto a guidare un buldozer... al college ho quasi rotto un tagliaerba rischiando di ferire qualcuno con le schegge del sasso infido capitato sotto le lame... pero' con la motosega avevo superato l'istruttore in un lavoro di precisione che lo aveva lasciato senza parole!

   Paura e curiosita' nell'usare quell'oggetto. Non e' uno scherzo e la bellezza nell'usarlo e' pari alla cura con la quale, ricordo, ci insegnavano ogni passaggio necessario al padroneggiarlo. Nel bosco poi, ricordo, la precisione e la cura nel seguire quei dettami di sicurezza non erano mai adeguati, ma e' sempre andato tutto bene. In futuro sara' uno strumento cui l'arboricoltura ricorrera' soltanto in casi estremi. Si tratta infatti di curare gli alberi fin dalla primissima fase dell'oculatezza della scelta del tipo di specie adatta per il tipo di luogo specifico. Da li' poi le corrette pratiche da seguire, fin dalla messa a dimora dell'albero, hanno dimostrato che da sole possono ovviare all'apparizione di quei problemi che indeboliscono la salute della pianta fino a portarla ad uno stato tale da richiedere interventi drastici quali appunto l'uso della sega a motore. E questo mi fa piacere perche' un albero non dovrebbe associarsi a quel rumore... forse per me il rumore del disboscamento dei margini del Rio Pelotas a sud del Brasile, le tute arancioni, i bordelli, il muro altissimo che la diga Barra Grande aveva portato nella regione... la mente unisce e disunisce e porta in un frutteto.

   Mi hanno detto due signori che sarebbe bello avere delle panchine qui e la', lo terro' presente, di legno, sotto il pioppo, dove cinque alberi da frutta saranno in curva.

la forma / il modo .108

In fondo non riesco a crederci... mi spiego: non riesco a credere ad una qualsivoglia forma da cui partire per il progetto di ampliamento del rettangolo boschivo al Barco (disegno .92).

   Arrivo al fatto che non si tratta di forma, ma di modo. Questo e' il punto, ora sono contento... ci voleva tanto?! C'e' voluto tanto, si, eppure "garden me" l'avevo scritto piu' di un anno fa... Ho dovuto per caso rileggere una pagina di Gilles Cle'ment per vedere dissolversi l'equivoco della forma. Dopo il selvatico London Wildlife Trust che nella sua gentilezza spiega al giardino del presente che cosa significa la parola sostenibilita', avere avuto un'ennesima sveglia da Cle'ment mi ricorda quanto ancora occorra per non cadere nei trabocchetti del foglio bianco di carta.

   Ma andiamo, ancora parlare di forma?! Scrivevo del Tempo quale strumento di progetto... ed ancora pensare ad una forma?! La sostenibilita' accade, prende forma... dunque nessuna forma data, bensi' si dovrebbe parlare di un modo di fare, che inevitabilmente ed ovviamente ha una sua forma, che pero' muta di volta in volta, a seconda di come si coniughi il nostro piacere di stare in giardino con le specie vegetali che vi prendono vita, via via. Avere chiaro in testa che cosa accade in natura e disegnare sul foglio alcuni acconci accordi! La forma c'e', una forma irriconoscibile pero', perche' non riconducibile ad altro se non a qualcosa di simile a cio' che incontriamo entrando in un vecchio frutteto abbandonato, facendoci largo fra le erbe alte e gli arbusti, dove un albero colorato ed un altro albero colorato stanno fermi carichi di frutta. Occorre solo permettere che tutto cio' prenda la sua forma, via via. 

   A spiegarlo, ci penseremo poi, fra qualche mese e qualche anno. Intanto i signori che aiutano il parroco in chiesa mi dicono che loro non riusciranno a raccogliere la frutta dai rami perche' i Pakistani arrivano prima... ricordo al grande parco della mia citta' le famiglie pakistane raccogliere le more dai gelsi... conoscevano da molto prima di noi le more sugli alberi nella stagione giusta... dove il Pakistan comincia, dove il Morus nigra coltivato in Iran e' stato portato oltre i confini orientali. E' questione di conoscere i margini e cio' che accade nel loro spessore, riconoscerlo ogni volta e, senza tentare di chiudere in una forma cio' che vi accade dentro, permettere le sue manifestazioni. Allora magari arriviamo insieme!

un anno dopo .107


Un anno prima, Aprile, post .13 (il primo dedicato al giardino di casa):

   "... Dove c'era una leggera mancanza di terra questo pomeriggio ho messo delle formelle di pavimento di cotto. Un lavoro rozzo, senza sottofondo, come c'era da immaginarsi conoscendomi, quando, ad ogni piega delle formelle, un giardino diverso puo' cominciare."

   Ed in chiusura della pagina: "... E' allora che il bosco entra nel mio giardino, pronto ad esimersi dall'avere un corretto sottofondo di sabbia dello spessore di tre centimetri come ogni libro di garden design insegna. Perche' esattamente fra tre anni, quel sottofondo sara' corroso dalla piu' amabile delle erbacce che insieme al muschio rendera' verde tutto, anche la melocotogna caduta, a meta' Novembre e gia' diventata marrone-arancio-verde."

   Come ho fatto a dire tre anni... questo pomeriggio, appena dieci mesi dopo, le erbacce sono li' ed il cotto e' scheggiato dall'azione del sole, dell'acqua ed ora del gelo. A volte si dicono cose sciocche che il tempo rivela ben prima di quanto possiamo immaginare. Il giardino mi insegna anche a sentire il tempo scorrere piu' rapidamente, cosi' che lo si possa quasi anticipare o meglio accogliere, cosi' che si sia pronti, in un certo qual modo, alle cose, un po' piu' adeguati.

   L'Inverno in giardino non dorme. Lo dicono tutti i libri di ultima generazione sul giardino, quei libri diventati attenti alle variazioni piu' dello sguardo che del giardino stesso, attenti piu' al nostro atteggiamento nei confronti delle cose che alle cose stesse. Ecco perche' l'Inverno diventa vivo piu' di quanto lo fosse nei libri di cinquanta anni fa. Gli strumenti da aggiustare ed affilare sono diventati semplice cornice ai rumori che un giardino passa a chi aveva scritto qualcosa un anno prima.

   Prendevo questa fotografia ed un merlo becchettando e' entrato tra i rami del fico, un altro merlo poi e' entrato pure lui in giardino e si e' posato sul melocotogno. A terra neppure una melocotogna, tutta pappetta.

Pyrus communis / pero rossino .106

Alberi da frutta antichi di un frutteto abbandonato al margine dell'autostrada, cui sia stato tagliato qualche ramoscello da innestare poi su di un giovane fusto di pianta robusta. Cosi' rinascono gli alberi da frutta antichi.

   Cosi' nascera' il giardino di frutta al grattacielo. Una semplice traslazione spaziale e temporale di qualche antico albero da frutta ancora fecondo trovato in un qualche luogo della nostra regione, cui sia stato dato un codice di localizzazione ed un nome affettuoso: pero rossino, susino zucchella, melo campanino... ci si affeziona subito e la strada si scioglie.

touch .105

Un giardino esiste in Scozia e si chiama Little Sparta.
   Un giardino esiste in Inghilterra e si chiama Great Dixter.

Sono diversi e non si toccano, l'uno segna la via, l'altro la scioglie.

   Sono diversi e si sfiorano, l'uno ha paura, l'altro no.

Un giardino esiste in Scozia e conosce l'inglese.

   Un giardino esiste in Inghilterra e conosce lo scozzese.

   Again, and again, and again.

il giardino ben temperato.104

Il giardino di frutta al grattacielo ha la forma di un trapezio, ci sono 5 alberi e rastrelliere per biciclette.

   Questa sera alla riunione condominiale, cui partecipavano associazioni, funzionari pubblici, rappresentanti delle forze dell'ordine, giornalisti e cittadini, la combinazione era felice.

   Non ero mai stato ad una riunione al grattacielo. Le persone stavano ragionando su come vivere meglio. Il giardino di frutta in quel momento era al buio e si caricava di una forza, la stessa, che avevo percepito la mattina in cui a Londra avevo piantato, con i ragazzi di Trees for Cities, alcuni alberelli ai piedi di una casa al margine della citta' al margine della scuola al margine del supermercato al margine delle cose che hanno un nome diverso e che non si conoscono mai se non si va a cercarle. 

   Great Dixter e Christopher Lloyd. Mi e' venuto in mente, mentre ascoltavo, il piu' alto livello della raffinatezza del giardiniere.

   Il giardino e' un giardino, nulla piu', le piante sono piante, nulla piu', ma hanno un potere: il potere di far credere che un giardino migliori la vita. Il potere di sedurre. E' la manifestazione piu' chiaramente percepibile del significato del bello presso i Greci: quella identita' di Bello e di Buono che si apre alla percezione sensoriale, dalla superficiale alla piu' sottile, commuovendo una persona. Trasformando una persona. Non e' una piccola cosa.

   C'e' qualcosa di strano in tutto questo e mi sorprendo: come posso avere in testa il giardino di Lloyd mentre sono seduto al pianterreno del grattacielo. Non e' astrazione o fuga. Credo invece sia quel potere. Sono le assonanze di cui parlo spesso, che attraversano i giardini e gli spazi verdi curati e che tengono insieme, in uno spazio concluso, lo stato migliore di cui la mente umana possa godere. E' l'eredita' culturale che al deserto oppone il giardino, con la piu' tenace e caparbia delle volonta'. E' il potere del giardino ed insieme la forza della volonta' che lo vuole e lo crea. Ecco come Great Dixter ha fatto capolino alla riunione.

   Il Giardino ben temperato e' il titolo che Lloyd diede al suo bellissimo libro di giardinaggio. Ben temperato come il clavicembalo era per Bach o il buon governo delle citta', quello che segue le virtu' cardinali.

   La temperanza tra le cose diverse. Questa sera c'era la temperanza alla riunione. Il giardino si caricava.

equivalents .103

Le Leica sono superate da un qualsiasi iPhone oppure e' l'occhio che vede meglio... Il tempo passa e gli occhi mi sembra vedano meglio.

   Comunque sia il passaggio dalla fotografia al giardino attraversa la distanza che esiste tra questi vetri chiusi ed il paesaggio oltre. In fin dei conti la fotografia e' un mondo interiore che si nutre essenzialmente di composizione, di come la propria voglia di dire a voce alta le cose che sono care, tiene insieme queste stesse cose nel rettangolo di vetro che le fissera'... e' un mondo che si nutre di se' in fin dei conti.

   Mi stupisco quando penso che esistono fotografi che continuano a fotografare anche in tarda eta'... Cartier-Bresson alla fine si dedico' al disegno, lasciando la fotografia. Insomma uscire un poco da se', almeno alla fine, dai, un po' di ossigeno!

   Il giardino, per me, e' cominciato proprio oltre quel vetro, insieme ad un'incipiente sensazione di stare continuando ad attingere ad un dentro che era divenuto d'altri e d'altro momento.

   Ecco perche' non si puo' fotografare un giardino: un vetro non e' una porta dalla quale si possa cominciare a contemplare un giardino ed un giardino comincia sempre oltre questa porta. Bisogna entrare.

   O meglio ad un certo punto si ha il bisogno di entrare in un giardino... ad un certo punto si ha il bisogno di trasformare il luogo in cui ci si trova, in un giardino. Ecco, e' questo. E' la stessa cosa del dire a voce alta le cose che sono care, soltanto lo si fa in un modo differente. Lo si fa in un modo che non ha piu' forma di parole, siano queste immagini o parole, lo si fa in un modo che non funziona per somiglianza con il mondo esterno: e' un modo di esprimersi che comincia come risonanza e si sviluppa per combinazioni equivalenti tra loro in cui una volta entrati ogni punto e' costantemente uguale a noi stessi.

   Come puo' la fotografia fissare un riflesso senza esaurirsi necessariamente sulla superficie riflettente?! Un giardino e' quel riflesso e la fotografia deve essere cauta, non deve puntare all'oggetto e allora forse riuscira' a fotografare un giardino! Credo infatti che la fotografia possa fotografare un giardino solo se ad essere fissato dentro il rettangolino di vetro e' una qualunque cosa eccetto un fiore o un albero o un prato, una qualunque cosa cui il fotografo dia nome: "Giardino". Soltanto allora quello sara' un vero giardino perche' funzionera' per allunisono, come un giardino fatto di piante; funzionera' per equivalenze, come un giardino vero; funzionera' per assonanze con il nostro mondo interiore.

   Alcuni artisti dei primi decenni del '900 scoprivano quanto simili fossero tra loro le cose nel nostro cuore e quanto tutto fosse un po' piu' familiare, Dio compreso ed inserito nella distanza che c'e' tra un piatto ed un bicchiere sulla tavola, nonche' presente nelle pieghe della tenda, la terrazza ed il giardino in cui si rincorrono le voci. Si potrebbe rintracciare in questi lavori la raggiunta maturita' del giardinaggio moderno intuito qualche secolo prima da Candide nella frase Il faut cultiver notre jardin, perche' Candido aveva bisogno di coltivare il proprio giardino ora che necessitava di parole dalla forma non di parola.

USUIQUE AMICORUM .102

Grazie al plagio abbiamo scaffali ricchi di libri di giardinaggio. Colorati over-designed cool simpatici... (un libro puo' esserlo) e tutti ben informati. Le fonti non si toccano, sono i soliti Inglesi, Olandesi, Tedeschi che hanno lavorato intorno alla passione per le piante tutta una vita e cio' che dicono puo' essere senza tema tramandato.

   Quindi siamo al sicuro. E poi arriva una ragazza fresca fresca della scuola di giardinaggio per ragazze posh del Chelsea Physic Garden, a Chelsea appunto, e ti ritrovi un libro con le fotografie di lei vestita di cotone leggero l'estate, ovviamente informale, con i capelli sciolti che ti insegna a coltivare le clematidi, i ribes ed ovviamente le rose, a porre a dimora le piante ed anche a fare le torte dandoti consigli su come conquistare l'amato. Chi vuole comprarlo puo' farlo. 

   Questa leggerezza dell'editoria di non arroccarsi intorno ad alcun bisogno di originalita', bensi' abbracciare ogni fantasiosa maniera di diffondere un sapere ben radicato e ben comunicato, potrebbe invogliare una ragazza italiana, ora che il libro si trova in libreria anche da noi, di immaginarsi con stivali di gomma, da usare anche quando c'e' il sole ed immaginarsi con le unghie sporche di terra. E magari le viene voglia di andare a visitare il Chelsea Physic Garden.

   Lungo il Tamigi, una primavera di quattro secoli fa, i farmacisti di Londra hanno cominciato a concentrare in un luogo le piante che andavano scoprendo. Finalmente le navi della flotta del re facevano uscire dalle miniature dei testi medievali le piante di Teofrasto e Dioscoride, i grandi raccoglitori di piante dell'antichita'. E siccome "libro miniato" in Inglese si dice "illuminated book" il giardino di Chelsea si illuminava di quelle piante. 

   Teofrasto lascia un testamento che apre la biblioteca ed il giardino della scuola, un tempo di Aristotele e da questi a Teofrasto affidata, a tutti gli amici e le persone amanti dello studio purche' nessuno si arrogasse il diritto di usare a detrimento di altri quello spazio e quei libri. Purche' tutto restasse a disposizione di tutti. L'informazione scorre.

   Le informazioni copiate e ricopiate, certo verificate e riverificate, ma copiate e ricopiate da altri prima portano a quella ragazza inglese con gli stivali a fiorellini. Ed io entro al Chelsea Physic Garden perche' l'informazione non si arrocca e, liquida, bagna le rose del giardino di Chelsea, ancora aperto.

   L'ho scoperto passeggiando con una cartina in mano, un giorno di vento. In mezzo alla strada, la mappa davanti agli occhi, sento una vocina che mi dice qualcosa che non capisco se non nell'intento ed una signora, senza piu' tempo ormai come solo le vecchine inglesi possono, che mi aiuta a trovare il Chelsea Physic Garden. Le torte, ancora e sempre e l'albero del sughero, la Quercus suber e le piante velenose. Li' i capi giardinieri hanno i nomi in una lista scritta sopra un pannello da quel giorno di quattro secoli fa.

   Lo dice anche Christopher Lloyd che il plagiarismo e' cosa consueta presso chi scrive di giardinaggio. L'infant gate' del giardinaggio inglese ha vissuto una vita fra le quattro siepi della sua infanzia garantendo la sopravvivenza del proprio giardino attraverso mille vicende economiche, inventandosi ogni volta come fare sopravvivere le proprie avventure. Il giardiniere non e' uscito dal giardino perche' noi potessimo entrarci.

   C'e' qualcosa di bello in tutto questo. Un darsi la mano e passarsi uno strumento levigato e caldo e facile all'uso, come puo' essere un rastrello, un guanto, un libro, per costruire un luogo consono al proprio desiderio per se' e per i propri amici. Come a Venezia, tornando a casa, lungo la calle lunga che porta in campo Santa Maria Formosa, si apriva ogni volta il rettangolo stretto e alto della facciata di palazzo Grimani e la sua "USUIQUE AMICORUM", la frase scolpita ad invito degli amici, chiara anche prima del restauro.

giardino di frutta .101


Ho sempre pensato che, in attesa di realizzare un progetto ideato, in attesa di vedere il frutto delle proprie fatiche nel procedere ad una meta, in attesa di ricevere una risposta positiva fondamentale rispetto ad una richiesta inoltrata, fosse uno spreco di energia non festeggiare anche il solo fatto di essere vicini al traguardo.

   Fingers crossed, dita incrociate... ho sempre pensato che se non esulti di gioia anche a quel solo fatto, allora, qualora la risposta sia negativa non ti sei goduto neppure un istante di gioia e, qualora la risposta sia positiva, festeggi due volte! Alcune volte fondamentali ho festeggiato una sola volta e forse e' per quella gioia insensata e sensata allo stesso tempo, che gli orti nascono!

   Tradotto vuole dire che oggi ho ricevuto l'invito di un'associazione a partecipare al progetto di un giardino di frutta, come mi piace chiamarlo, un giardino di meli e peri (... chissa' che non l'abbia chiamato con il post .100, qualche giorno fa!), un piccolo frutteto.

   La cosa bella pero' e' che sorgera' ai piedi di un grattacielo, il solo grattacielo della mia citta'. Ai piedi dei grattacieli un tempo c'erano le rose: erano quartieri nuovi che riassumevano le istanze progressiste dell'idea di citta', certamente piu' progressiste e sincere che velleitarie, ma non riesco a non pensare che la velleita' fosse uno degli inebrianti fumi che ispiravano il costruire grattacieli, almeno in alcune citta', almeno alcune volte.

    Per diverse ragioni le rose sparirono ed i cespugli divennero luoghi di scambio clandestino, senza alcun fascino in tale forma di scambio nonostante il cespuglio possa essere affascinante, perche' non e' amore cio' che si scambia, bensi' il suo opposto ed anche questo per diverse ragioni. Al posto delle vecchie rose, allora, alcune associazioni sono sorte per cambiare il quartiere.

   Ricordo a Londra, facendo il monitoraggio di alcuni alberi precedentemente piantati dall'associazione Trees for Cities, in un quartiere che forse mi piacerebbe meno oltre il tramonto, come gli alberi di 5-6 anni di eta' fossero ancora perfettamente intatti entro le loro strutture di sostegno (tranne quell'albero la cui struttura era sparita... forse per fare una griglia per le salsicce) e come in una successiva sessione di piantumazione gli abitanti, incuriositi dai volontari, fossero scesi ad aiutare a piantare gli alberi... torte e te a disposizione di grandi e piccini. La rabbia sembra fermarsi davanti alle piante, loro non hanno colpa alcuna e la rabbia sembra distinguerlo.

   Si chiama Festa tutto cio' ed e' cio' che accanto alla parola cultura sembra formare un perfetto collante tra l'offerta e colui che ne usufruisce, che tradotta in linguaggio urbanistico diventa: tra la casa ed il cittadino... ovvio, lo so e gli stessi inglesi in coro mi direbbero: "B o r i n g !"... "N o i o s o !"... ma tant'e'.

   Fatto sta che questa associazione ha a disposizione un rettangolo di erba da gestire davanti alla porta ed un giardino di frutta ci starebbe proprio bene... lavorare davanti agli alberi da frutta e le rose... gia' perche' i vecchietti che ci abitano, le rose se le ricordano bene e ci mancherebbe altro che non gliele piantassimo di nuovo; sarebbero capaci di affossare il progetto piu' dei traffici clandestini!

   Gioisco un sacco ora, poi gioiremo ancora di piu' una volta arrivata la Primavera. Figurati l'Estate!   

.100 mele e pere!

La 100esima pagina del mio garden voglio celebrarla con questo video di Monthy Don e le sue ricette per piantare peri e meli e mangiare torte l'estate!

ascolto .99

Il numero 99 di questo post mi riporta alla serie "Spazio 1999"... con le sue piante in bianco e nero che mutavano il dna... erano buffe anche allora.

   Le piante sono mutate nel corso dei millenni... e pensare che Champollion decifro' i geroglifici scoprendo, in pratica, che la bibbia faceva cominciare la storia della Terra molto piu' tardi... La chiesa non considerava questa datazione del mondo cosi' indietro nel tempo e la lettura a voce alta dei geroglifici come caratteri dalla forma leggibile e sonora dovette creare un bello scompiglio: una lingua parlata molto prima della nascita della Terra faceva cominciare la Terra prima, magari non di molto, ma almeno quanto gli Egizi.

   Non sono colpi da poco per le certezze.

   Anche l'albero che genera dai suoi rami una pecora, come si vede ancora in un frontespizio del '600, doveva essere scardinato (questo, comunque, ci piace di piu' di altre verita'!).

   L'Inizio ogni volta slitta grazie alla scienza. Sempre un po' piu' antico, un po' prima, un po' piu' lontano, cosi' lontano che diventa gia' simile ad una piccolissima cosa, un suono, un rumore forse, semplice, come quello che nel silenzio della lettura sentiamo nella nostra testa, il rumore flebile di sabbia o di distante cascata che passa attraverso la porticina che separa il nostro corpo dal mondo. Il rumore in cui riposa il nostro incanto, da cui nascono i pensieri.

   A scardinate le paure e i dogmi infatti si entra nello spazio della ricerca o meglio, nello spazio del bisogno di ricercare, del desiderio di ricercare, che non si sa da dove venga. Ed e' l'origine delle cose a venire a galla, la' dove la scienza corre piu' sull'incanto della ricerca che sulle prove portate alla ricerca stessa. La fantasia della ricerca alcuni la chiamano: lanciare il sasso e seguirlo. Che bravi gli scienziati! Osano sempre. Non hanno paura di andare oltre le Colonne d'Ercole perche' quel rumore flebile che e' dentro la nostra testa e' simile al rumore della sabbia portata dal vento da un dove che e' piu' in la' di ogni terra. Entrano allora in allunisono e dal silenzio viene a galla un bisogno nuovo.

   Gli scienziati imparano ad accogliere i barbari che vengono dal mondo intero e che sono certamente differenti... qualcosa si perde, nella lingua che si va apprendendo, qualcosa si guadagna. Si impara a rintracciare il nostro incanto altrove. E non e' un sopravvivere, bensi' un vivere secondo il Mondo, secondo lo stesso suo Tempo... che e fatto del non trattenere. Altrimenti, prego, si cominci a fissare Inizi arbitrari ed a crederci.

   Il dna si fa piu' simile nella vicinanza, cerca le somiglianze in cui rispecchiarsi. Forse e' questa l'origine delle foglie a forma di foglie! L'origine della Terra a forma di tutti gli altri corpi celesti! Il pane a forma di pane, gli uccelli a forma di uccelli, le case, i fiumi...

   I geroglifici uscivano dal simbolico e diventavano lingua parlata, fatti di voce. Suono da udire, nuovo, che entrava nelle facolta' di archeologia e lingue classiche, in cui iniziava un Tempo nuovo per la Terra e per i suoi abitanti.

   Tutto in un suono e nel suo ascolto.

su soli .98

Il sole in Sardegna ha piu' nomi, "sol" triestino e "sol" veneziano. Non e' piu' uno e lo stesso per tutti e cinque gli sguardi, perche' e' diventato tanti, uno per ciascuno, non si tiene, esplode di calore a scaldare i gradini del porto romano a sud-est dell'isola (e tu li scavi con le dita come fossero fiori da piantare), a scaldare il cortile della chiesa dei Greci (e tu guardi), a scaldare da dentro il legno ancora da lavorare (e tu tagli e limi e viene fuori il tavolo che vuoi fare venir fuori).

musica .97

Se ci penso il mio amare i giardini credo derivi dall'educazione estetica avvenuta intorno al terzo anno di universita'. Non era la prima, diciamo la seconda educazione, quella avvenuta sulla rottura della simmetria per aprirla al possibile, che certo simmetrico non e': era la biennale di musica dedicata al compositore Luigi Nono, il primo vero incontro tra cio' che alcuni amici andavano apprendendo e cio' di cui questi stessi amici scoprivano di aver bisogno.

   La musica che si ascoltava il pomeriggio insegnava ad ascoltare il rientro a casa. La notte umida accanto ai canali veneziani dove tutte le superfici sono lucide-una campana-da dove?!-un'altra-un altro dove, distante e molto vicino, perche' la citta' e' in ogni suo punto quando sei stanco e vuoi solo andare a letto, la casa dall'altra parte della citta' e stai camminando gia' da venti minuti.

   Al tempo di questa educazione non avevo frequentato il corso di Arte dei Giardini perche' il titolo era stupido ed io impaziente. Pur ritenendolo stupido anche ora, rimpiango di non averlo seguito, ma anni piu' tardi mi sono ritrovato seduto in tutt'altra sede al corso dello stesso professor Pizzetti e mi sono riappacificato.

   Ripeteva sempre le stesse cose, era piu' vecchio, due, tre cose che finalmente ero pronto ad ascoltare, fatte di quel fiume dai piu' affluenti per il quale solo gli anni di cose fatte, le piu' disparate, potevano permettermi di riconoscere un senso: la liquidita' delle persone anziane che non insegnano per cio' che dicono, bensi' per come lo dicono. Credo che la ripetizione degli stessi due, tre concetti agisse come le variazioni nella composizione musicale: un senso si affidava alle pieghe che tornavano a nascondere l'incanto per un istante emerso alla voce, allo sguardo, al tempo del vecchio professore e l'incanto del professore muoveva all'incanto lo studente.

   Il giardino cominciava allora fatto di quel possibile ed il possibile diventava la materia con cui fare, come le piante e come la loro ombra, trasfigurate. E' difficile il primo anno capire questo, lo si impara con il tempo.

   Fatto sta che la musica c'entra moltissimo in tutto questo ed i suoi rumori che entrano se li si lascia entrare. Questo fare entrare accoglie la campana di cui parlo all'inizio ed il marmo lucido che riflette la luna, in Inverno, lunga accanto all'acqua. Di questa materia si imparava a conoscere ogni cosa, l'amicizia compresa ed i giardini pure.

frammento Fr.81b .94

Con Saffo accanto lei intreccia crochi e viole e rose e aneto in frammenti di scrittura, fr, fr, frr gli zefiretti amorosi si levano accanto.

   Il paesaggio nella Grecia classica era di frutti in estate, caldi sugli alberi. Lo sapevano e lo sapevano che sarebbe durato per sempre, tant'e' vero che ora abbiamo i frutti caldi sugli alberi l'estate.

   Ci parlano di guerre e di riposi i poeti: il paesaggio e' affidato al riposo o meglio il riposo si affida al paesaggio facendolo cominciare, come ricompensa e scoperta, davanti a colui che ne anela la calma. Saffo non si riposa affatto, e' sempre in guerra, come le donne di Shakespeare che imprecano: "Ahi, perche' non sono un uomo?!" cosi' da far vedere quali guerre davvero sarebbero da combattere. Ed i re sciocchi combattono fino a distruggere giardini, salvo poi collezionare le piante mai viste e nuove e portarle a casa, dove un giardino le attende ed essere, cosi', signori di una terra vasta, non misurabile ed immediatamente presente all'occhio, al gusto, all'olfatto ed al tatto.

   La stessa terra vasta, non misurabile di Saffo, costantemente presente all'occhio, al gusto, all'olfatto ed al tatto senza conquista alcuna.

   Cio' che e' immediatamente presente, nella propria invisibilita', ci porta nella sfera del simbolico. La conquista cosi' si simboleggia nell'immediatezza del poter abbracciare tutta la terra, per quanto vasta possa essere, conquistata. Puo' essere un becero senso di potere o una malinconia della vanita' di tutta questa fatica, ma il giardino e' li', sempre un po' piu' ampio, un po' piu' ricco ogni volta. La vite sul pergolato del triclinio era rara e difficile da mantenere a Babilonia e la testa del re vinto era appesa ad un ramo qualche metro piu' in la', qualche secolo prima.

   L'incanto e' l'unica misura per cio' che non puo' essere misurato perche' troppo vasto. L'immaginazione del re scorre su tutte le terre, nella successione delle cose viste, nello svilupparsi del ricordo, una dopo l'altra, ma e' nel giardino che l'incanto percepisce tutte le terre nella loro compresenza e le fa durare in un presente che si stacca dal tempo, quasi che le cose in esso non avessero l'ombra accanto. Il tempo non comincia in giardino, viene lasciato sulla soglia, insieme al deserto.

   Questo e' il giardino per chi ha bisogno della battaglia. E per chi non ne ha bisogno?! Per lui ci sono i fichi che danno frutti, per lui c'e' l'ombra da coltivare, il tempo che scorre e che radica dove Ulisse rivede il padre. Non c'e' alcun distanza, c'e' un orto e ci sono due persone. Anche Saffo e' in un giardino e ci sono due persone.

   Il giardino puo' accogliere la fuga dal tempo, per alcuni, come pure far cominciare il tempo, per altri: giardino in cui il presente porta la propria ombra con se' e non ha bisogno di astrarsi, non sa lasciare il Tempo. E' questo il giardino che preferisco, non essendo io un re. Il giardino che fa cominciare qualcosa, che rigenera senza escludere, senza mettere il deserto fuori, perche' non c'e' alcun deserto la' fuori. E' questa la potenza della Grecia classica. Il desiderio legifera ed il mondo da scoprire non e' piu' esteso dello spazio che esiste tra il fico e l'ulivo, non piu' sconosciuto dei nomi delle piante che il padre ha insegnato al figlio Ulisse, nomi che sono li' da apprendere, che passano dalla voce alla voce, dal frammento al frammento.

   Saffo, spiegami com'e' il croco o l'aneto li' da voi, perche' ci sono i crochi anche nei prati di Londra dove le ragazze si siedono con un sandwich in mano e fanno ghirlande di margherite, non di crochi... sai qualcosa e' cambiato, si preferisce lasciare i fiori selvatici dove sono, cosi', li' blu e bianchi, blu, blu, bianchi.

brevi invenzioni .93

Per la prima volta oggi ho seminato i semi di fiori selvatici della pianura friulana, gli stessi che troviamo anche qui, non fosse che sono ormai divenuti davvero rari e dipendono in buona parte dalla ricerca e propagazione di SemeNostrum. Spero che i raggi di sole siano sufficienti e le erbe piu' forti non troppo piu' forti perche' quei semi possano diventare prati, brevi invenzioni, tra gli alberi.

disegno .92

A meta' pagina c'e' il disegno dello spazio tra il rettangolo e i pioppi. La forma si e' sciolta alle piante che una volta disegnate sul foglio hanno riportato lo sguardo a terra: tre ciliegi in fiore, in primavera, una siepe mista e selvatica, di alberelli potati informalmente ad un'altezza di un metro e mezzo, alcuni dei quali lasciati crescere come fossero singoli tra quelli potati dando movimento e vita alla siepe. Un altro ciliegio ed un altro a seguire la siepe, uno dall'altra parte della siepe, seguendo la curva da uno spigolo del rettangolo ad un punto 24 metri piu' in la' dove, davanti al primo grande pioppo, la siepe si ferma.

   Ho impiegato quattro pagine ed un disegno e' venuto fuori con sempre un po' di stupore nel pensare a quanto si rimanga legati ad un'idea e poi, dimenticandosela, venga fuori una forma che non ha ombra, se non quella che le disegno su un lato cosi' sembra uscire dal foglio. Lo stupore e' nel trovare strano che la forma non sia venuta in mente da subito.

   C'e' pero' una continuita' nel passare da un disegno ad un altro, una costante che sempre accompagna quella scoperta, e' la rarefazione della geometria, come se l'occhio si affidasse progressivamente, lasciando gli ormeggi, alla sensazione che prova trovandosi davanti all'albero che vorrebbe li' in quel punto... un ciliegio dai fiori rosa, in primavera, che forma con altri due un luogo da andare a vedere, in primavera, dal quale una siepe comincia con i suoi colori verdi e marron, in autunno, di foglie di quercia e di olmi, senza una linea netta e tuttavia disegnata in curva, a raccogliere uno spazio, farlo cominciare ed aprirlo ai tre filari che oggi mi ricordavano ancora di piu' i parchi di Londra.

   Il disegno porta con se' una dimensione umana che sembrava superata, che mette radici e non vorrebbe ed al tempo stesso si sente far parte del tempo... sensazioni del passato che non lasciano e che nel disegno, nel disegnare, vengono a galla, insieme si' alla gioia della forma trovata, ma cosi' umanamente radicate da dire: "Uffa, non mi lasciate, eh?!" ed e' Cocteau a scrivere che le muse non abbandonano chi, una volta almeno, le ha frequentate.

   Pensavo pero' che si potesse stare alla larga da cio' che radica e ci fa espandere nel mondo, ma non e' cosi', il nostro cuore e' fatto della stessa materia e nelle stesse percentuali relative di cui sono fatte le stelle, mi ha detto un amico astrofisico, un giorno in piscina e Picasso si stupiva di come ogni volta, facendo il bagno, non si sciogliesse nell'acqua come uno zuccherino. Mi arrendo.

"garden me" / A writing about a wished frontier for the natural gardening

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Ecological Planting Design

Ecological Planting Design

Drifts / Fillers (Matrix) / Natural Dispersion / Intermingling with accents/ Successional Planting / Self seeding
What do these words mean? Some principles of ecological planting design. (from the book: "A New Naturalism" by C. Heatherington, J. Sargeant, Packard Publishing, Chichester)
Selection of the right plants for the specific site.
Real structural plants marked down into the Planting Plan. The other plants put randomly into the matrix: No. of plants per msq of the grid, randomly intermingling (even tall plants). Succession through the year.
Complete perennial weed control.
High planting density. Close planting allows the plants to quickly form a covering to shade out weeds.
Use perennials and grasses creating planting specifications that can be placed almost randomly.
Matrix: layers (successional planting for seasonal interest) of vegetation that make up un intermingling (random-scattering) planting scheme: below the surface, the mat forming plants happy in semi-shade, and the layer of sun-loving perennials.
Plants are placed completely randomly: planting individual plants, groups of two, or grouping plants to give the impression of their having dispersed naturally. Even more with the use of individual emergent plants (singletons) that do not self-seed, dispersed through the planting.
An intricate matrix of small plants underscores simple combinations of larger perennials placed randomly in twos or threes giving the illusion of having seeded from a larger group.
The dispersion effect is maintained and enhanced by the natural rhythm of the grasses that give consistency to the design. They flow round the garden while the taller perennials form visual anchors.
Allow self-seeding (dynamism) using a competitive static plant to prevent self-seeders from taking over: Aruncus to control self-seeding Angelica.
Sustainable plant communities based on selection (plants chosen for their suitability to the soil conditions and matched for their competitiveness) and proportions (balance ephemeral plants with static forms and combinations such as clumpforming perennials that do not need dividing: 20% ephemeral, self-seeding plants, 80% static plants) of the different species, dependent on their flowering season (a smaller numbers of early-flowering perennials, from woodland edges, which will emerge to give a carpet of green in the spring and will be happy in semi-shade later in the year, followed by a larger proportion of the taller-growing perennials which keep their form and seed-heads into the autumn and the winter).
Year-round interest and a naturalistic intermingling of plant forms.
Ecological compatibility in terms of plants suitability to the site and plants competitive ability to mach each other.
Working with seed mixes and randomly planted mixtures.
Perennials laid out in clumps and Stipa tenuissima dotted in the gaps. Over the time the grass forms drifts around the more static perennials and shrublike planting while the verbascum and kniphofia disperse naturally throughout the steppe.
Accents: Select strong, long lasting vertical forms with a good winter seed-heads. Select plants that will not self-seed, unless a natural dispersion model is required.
Planes: if designing a monoculture or with a limited palette, more competitive plants may be selected to prevent seeding of other plants into the group.
Drifts: to create drifts of naturalistic planting that are static in their shape over time use not-naturalizing, not self-seeding, not running plants.
Create naturalistic blocks for the seeding plants to drift around. For the static forms select plants that do not allow the ephemerals to seed into them.
Blocks: use not-naturalizing species, in high densities, in large groups.
Select compatible plants of similar competitiveness to allow for high-density planting (to enable planting at high density in small gardens).
Achieve rhythm by repeating colours and forms over a large-scale planting.