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Le Leica sono superate da un qualsiasi iPhone oppure e' l'occhio che vede meglio... Il tempo passa e gli occhi mi sembra vedano meglio.

   Comunque sia il passaggio dalla fotografia al giardino attraversa la distanza che esiste tra questi vetri chiusi ed il paesaggio oltre. In fin dei conti la fotografia e' un mondo interiore che si nutre essenzialmente di composizione, di come la propria voglia di dire a voce alta le cose che sono care, tiene insieme queste stesse cose nel rettangolo di vetro che le fissera'... e' un mondo che si nutre di se' in fin dei conti.

   Mi stupisco quando penso che esistono fotografi che continuano a fotografare anche in tarda eta'... Cartier-Bresson alla fine si dedico' al disegno, lasciando la fotografia. Insomma uscire un poco da se', almeno alla fine, dai, un po' di ossigeno!

   Il giardino, per me, e' cominciato proprio oltre quel vetro, insieme ad un'incipiente sensazione di stare continuando ad attingere ad un dentro che era divenuto d'altri e d'altro momento.

   Ecco perche' non si puo' fotografare un giardino: un vetro non e' una porta dalla quale si possa cominciare a contemplare un giardino ed un giardino comincia sempre oltre questa porta. Bisogna entrare.

   O meglio ad un certo punto si ha il bisogno di entrare in un giardino... ad un certo punto si ha il bisogno di trasformare il luogo in cui ci si trova, in un giardino. Ecco, e' questo. E' la stessa cosa del dire a voce alta le cose che sono care, soltanto lo si fa in un modo differente. Lo si fa in un modo che non ha piu' forma di parole, siano queste immagini o parole, lo si fa in un modo che non funziona per somiglianza con il mondo esterno: e' un modo di esprimersi che comincia come risonanza e si sviluppa per combinazioni equivalenti tra loro in cui una volta entrati ogni punto e' costantemente uguale a noi stessi.

   Come puo' la fotografia fissare un riflesso senza esaurirsi necessariamente sulla superficie riflettente?! Un giardino e' quel riflesso e la fotografia deve essere cauta, non deve puntare all'oggetto e allora forse riuscira' a fotografare un giardino! Credo infatti che la fotografia possa fotografare un giardino solo se ad essere fissato dentro il rettangolino di vetro e' una qualunque cosa eccetto un fiore o un albero o un prato, una qualunque cosa cui il fotografo dia nome: "Giardino". Soltanto allora quello sara' un vero giardino perche' funzionera' per allunisono, come un giardino fatto di piante; funzionera' per equivalenze, come un giardino vero; funzionera' per assonanze con il nostro mondo interiore.

   Alcuni artisti dei primi decenni del '900 scoprivano quanto simili fossero tra loro le cose nel nostro cuore e quanto tutto fosse un po' piu' familiare, Dio compreso ed inserito nella distanza che c'e' tra un piatto ed un bicchiere sulla tavola, nonche' presente nelle pieghe della tenda, la terrazza ed il giardino in cui si rincorrono le voci. Si potrebbe rintracciare in questi lavori la raggiunta maturita' del giardinaggio moderno intuito qualche secolo prima da Candide nella frase Il faut cultiver notre jardin, perche' Candido aveva bisogno di coltivare il proprio giardino ora che necessitava di parole dalla forma non di parola.

1 commento:

  1. Vedere il tempo, il più bello sguardo sinestesico sulle persone e sulle cose. E serve come l'occhio l'anima.

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"garden me" / A writing about a wished frontier for the natural gardening

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Ecological Planting Design

Ecological Planting Design

Drifts / Fillers (Matrix) / Natural Dispersion / Intermingling with accents/ Successional Planting / Self seeding
What do these words mean? Some principles of ecological planting design. (from the book: "A New Naturalism" by C. Heatherington, J. Sargeant, Packard Publishing, Chichester)
Selection of the right plants for the specific site.
Real structural plants marked down into the Planting Plan. The other plants put randomly into the matrix: No. of plants per msq of the grid, randomly intermingling (even tall plants). Succession through the year.
Complete perennial weed control.
High planting density. Close planting allows the plants to quickly form a covering to shade out weeds.
Use perennials and grasses creating planting specifications that can be placed almost randomly.
Matrix: layers (successional planting for seasonal interest) of vegetation that make up un intermingling (random-scattering) planting scheme: below the surface, the mat forming plants happy in semi-shade, and the layer of sun-loving perennials.
Plants are placed completely randomly: planting individual plants, groups of two, or grouping plants to give the impression of their having dispersed naturally. Even more with the use of individual emergent plants (singletons) that do not self-seed, dispersed through the planting.
An intricate matrix of small plants underscores simple combinations of larger perennials placed randomly in twos or threes giving the illusion of having seeded from a larger group.
The dispersion effect is maintained and enhanced by the natural rhythm of the grasses that give consistency to the design. They flow round the garden while the taller perennials form visual anchors.
Allow self-seeding (dynamism) using a competitive static plant to prevent self-seeders from taking over: Aruncus to control self-seeding Angelica.
Sustainable plant communities based on selection (plants chosen for their suitability to the soil conditions and matched for their competitiveness) and proportions (balance ephemeral plants with static forms and combinations such as clumpforming perennials that do not need dividing: 20% ephemeral, self-seeding plants, 80% static plants) of the different species, dependent on their flowering season (a smaller numbers of early-flowering perennials, from woodland edges, which will emerge to give a carpet of green in the spring and will be happy in semi-shade later in the year, followed by a larger proportion of the taller-growing perennials which keep their form and seed-heads into the autumn and the winter).
Year-round interest and a naturalistic intermingling of plant forms.
Ecological compatibility in terms of plants suitability to the site and plants competitive ability to mach each other.
Working with seed mixes and randomly planted mixtures.
Perennials laid out in clumps and Stipa tenuissima dotted in the gaps. Over the time the grass forms drifts around the more static perennials and shrublike planting while the verbascum and kniphofia disperse naturally throughout the steppe.
Accents: Select strong, long lasting vertical forms with a good winter seed-heads. Select plants that will not self-seed, unless a natural dispersion model is required.
Planes: if designing a monoculture or with a limited palette, more competitive plants may be selected to prevent seeding of other plants into the group.
Drifts: to create drifts of naturalistic planting that are static in their shape over time use not-naturalizing, not self-seeding, not running plants.
Create naturalistic blocks for the seeding plants to drift around. For the static forms select plants that do not allow the ephemerals to seed into them.
Blocks: use not-naturalizing species, in high densities, in large groups.
Select compatible plants of similar competitiveness to allow for high-density planting (to enable planting at high density in small gardens).
Achieve rhythm by repeating colours and forms over a large-scale planting.