il salto di scala dell'arboricoltura .131

Una tecnica forestale del passato ancora praticata e' il tagliare gli alberi all'altezza di due metri circa. Questa e' l'altezza alla quale gli animali da pascolo ed i cerbiatti non possono arrivare a mordere i giovani ramoscelli attratti dal dolce degli zuccheri che la fotosintesi ha prodotto e che dalle foglie scende fino alle radici.

   Questi invece sono i due disegni curati per il corso "Woodland Habitat Management" al College a Londra. Una visita ad Hatfield Forest e la mia scelta del bosco da gestire era presto fatta. Uno dei paesaggi che piu' mi hanno aiutato a comprendere che cosa Alexander Pope intendeva quando scriveva a proposito del genius loci, lo spirito di un luogo che unisce i boschi e guida le linee immaginate.

   Qui comincia l'avventura della cimatura.

   E' una tecnica forestale che per secoli ha coltivato gli alberi per la produzione di legna da ardere. Ancora oggi si possono vedere i resti lasciati da questa pratica in alcune foreste, molto rare. Alcuni di questi alberi sono enormi cavita' di 3, 5 metri di diametro sulla cui circonferenza, informe ed appena leggibile, altri alberi sono cresciuti. Sono i pronipoti del primo albero che hanno progressivamente occupato l'area, crescendo dai primi tagli e dalle parti che si sono aperte dal primo tronco, andando cosi' formando nei secoli una corona di alberi cresciuti fino ad oggi, protetti e non piu' tagliati se non per potature di cura. Lungo il bordo del taglio l'albero produce molti rami, cosi' che da una sola potatura si genera un gran numero di rami che una volta maturi sono pronti per diventare legna da ardere. E questo ad altezza non raggiungibile da un bue, ma raggiungibile da un uomo su una scala. Ed il problema inizia qui.

   Facciamo un passaggio in altro ambiente ed altra cultura dove l'unica unita' di misura per la potatura piu' consueta che i nostri alberi vedano nel corso della loro vita e': la scala. Mettiamo una scala appoggiata all'albero e tagliamo il ramo che sta pendendo sul tetto. Da questo taglio nascono bellissimi giovani ramoscelli, troppo alti perche' una mucca urbana possa smangiucchiarne il legno. La scala e' messa in cantina ed i ramoscelli crescono, diventano grandi, del diametro di 5, 10 centimetri. Questi rami ora sono circa 6 per ramo tagliato e sono diventati pesanti. Il tetto in questione ha ora sul capo 6 volte il rischio rappresentato dal ramo che preoccupava tanto. Con un bonus: i 6 rami non partono direttamente dal tronco con la continuita' di fibre che li farebbe lavorare alle sollecitazioni meccaniche in modo unitario con il tronco e le radici, bensi' partono da un ramo. Quanto di meno sicuro ci sia.

   Da una complessa struttura che lavora scaricando ogni sollecitazione dalla fronda al terreno, attraverso il tronco e le radici in una totale unita di azioni e reazioni, si crea una struttura squilibrata in ogni suo punto maggiormente propensa ai cedimenti ed alle malattie.

   Un albero non ha una vita infinita, ha semplicemente un arco di tempo piu' o meno lungo. Le malattie possono interrompere la sua vita, ma sono le condizioni in cui un albero vive a renderlo piu' o meno sensibile a ricevere un attacco patogeno esterno e piu' o meno capace di resistere ad una malattia nel caso in cui essa sopravvenga. La salute di un albero si fa piu' debole quanto piu' difficile e' per l'albero mantenere lo stato di corretto rapporto tra le sue parti aeree e sotterranee ovvero la condizione che garantisce lo stato di corretto approvvigionamento di acqua e sali minerali dal terreno.

   Ad un certo punto la scala e' stata riposta in cantina ed e' arrivata la moderna arboricoltura ovvero, accanto a studiosi che tagliavano gli alberi per il lungo studiandone in sezione ogni minimo dettaglio di funzionamento, alcuni giovani americani appassionati di montagna cominciarono ad arrampicarsi sugli alberi usando funi fissate qui e la' sulla chioma, creando un sistema a pendolo ad una estremita' del quale appendersi e camminare tra i rami. Come il barone rampante.

   La leggerezza del tree climber penetra ovunque, si appoggia ai rami e taglia senza imporre al materiale vivente una logica funzionale astratta all'albero, coniugando il tipo ed il modo d'intervento alla fisiologia delle piante.

   Tornando al problema del tetto un tree climber procederebbe in un altro modo: ridurrebbe il numero dei rami minori che si sviluppano lateralmente lungo il ramo in questione, sfoltendo e riducendo il peso che le foglie hanno in primavera ed estate con il carico della pioggia. Quindi poterebbe il ramo prevedendo la crescita laterale destinata a svilupparsi a monte del taglio, cosi' da permettere che lo sviluppo di questa vada in una direzione e secondo un angolo che non crei ulteriori problemi al futuro assetto.

   Ogni taglio apicale infatti innesca inevitabilmente lo sviluppo di cio' che sta a monte in quanto nella parte apicale c'e' un ormone che controlla la crescita laterale nelle regioni che vengono prima, inibendola. Una volta soppressa la parte apicale le gemme latenti fanno festa.

   Si tratta dunque di seguire la cosi' chiamata intelligenza dell'albero: riuscire a leggere le fibre esterne ed interne che costituiscono la struttura di un albero, conoscere come un albero cresce, come si muove e come reagisce agli eventi esterni. Avere la capacita' d'immaginare che cosa succede dopo che alcune parti sono state recise, come da queste recisioni si sviluppi altra crescita e come questa nuova crescita incida sul comportamento generale dell'albero, dalla chioma, al tronco e alle radici. Si tratta di comprendere l'architettura di un albero nella sua unita'.

   Certo, possiamo anche intervenire sugli alberi usando una gru. La gru si avvicina con le ruote al tronco e qualche tonnellata si posa alla base dell'albero compattando il suolo. Le particelle di terra in un terreno ottimale per la crescita delle radici hanno dimensioni che variano ed e' questa varieta' di dimensione a garantire, tra particella e particella, il vuoto. Si parla di "struttura del terreno" ed e' grazie ad una ottimale crumbly structure di equilibrata proporzione tra particelle grandi e piccole che l'aria e l'acqua riescono a passare. Lo schiacciamento delle particelle, porta alla rottura di questa fragile struttura con riduzione drastica dello spazio vuoto fino alla sua totale eliminazione. E senza aria ne' acqua, l'albero e' sottoposto ad uno stress che ne riduce le capacita' di vita portando all'insorgenza di malattie, cui in condizioni ottimali, l'albero sarebbe molto meno sensibile.

   Si tratta di leggere che cosa c'e' scritto negli ultimi capitoli dei libri.

   Ricordo una foresta.

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"garden me" / A writing about a wished frontier for the natural gardening

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Ecological Planting Design

Ecological Planting Design

Drifts / Fillers (Matrix) / Natural Dispersion / Intermingling with accents/ Successional Planting / Self seeding
What do these words mean? Some principles of ecological planting design. (from the book: "A New Naturalism" by C. Heatherington, J. Sargeant, Packard Publishing, Chichester)
Selection of the right plants for the specific site.
Real structural plants marked down into the Planting Plan. The other plants put randomly into the matrix: No. of plants per msq of the grid, randomly intermingling (even tall plants). Succession through the year.
Complete perennial weed control.
High planting density. Close planting allows the plants to quickly form a covering to shade out weeds.
Use perennials and grasses creating planting specifications that can be placed almost randomly.
Matrix: layers (successional planting for seasonal interest) of vegetation that make up un intermingling (random-scattering) planting scheme: below the surface, the mat forming plants happy in semi-shade, and the layer of sun-loving perennials.
Plants are placed completely randomly: planting individual plants, groups of two, or grouping plants to give the impression of their having dispersed naturally. Even more with the use of individual emergent plants (singletons) that do not self-seed, dispersed through the planting.
An intricate matrix of small plants underscores simple combinations of larger perennials placed randomly in twos or threes giving the illusion of having seeded from a larger group.
The dispersion effect is maintained and enhanced by the natural rhythm of the grasses that give consistency to the design. They flow round the garden while the taller perennials form visual anchors.
Allow self-seeding (dynamism) using a competitive static plant to prevent self-seeders from taking over: Aruncus to control self-seeding Angelica.
Sustainable plant communities based on selection (plants chosen for their suitability to the soil conditions and matched for their competitiveness) and proportions (balance ephemeral plants with static forms and combinations such as clumpforming perennials that do not need dividing: 20% ephemeral, self-seeding plants, 80% static plants) of the different species, dependent on their flowering season (a smaller numbers of early-flowering perennials, from woodland edges, which will emerge to give a carpet of green in the spring and will be happy in semi-shade later in the year, followed by a larger proportion of the taller-growing perennials which keep their form and seed-heads into the autumn and the winter).
Year-round interest and a naturalistic intermingling of plant forms.
Ecological compatibility in terms of plants suitability to the site and plants competitive ability to mach each other.
Working with seed mixes and randomly planted mixtures.
Perennials laid out in clumps and Stipa tenuissima dotted in the gaps. Over the time the grass forms drifts around the more static perennials and shrublike planting while the verbascum and kniphofia disperse naturally throughout the steppe.
Accents: Select strong, long lasting vertical forms with a good winter seed-heads. Select plants that will not self-seed, unless a natural dispersion model is required.
Planes: if designing a monoculture or with a limited palette, more competitive plants may be selected to prevent seeding of other plants into the group.
Drifts: to create drifts of naturalistic planting that are static in their shape over time use not-naturalizing, not self-seeding, not running plants.
Create naturalistic blocks for the seeding plants to drift around. For the static forms select plants that do not allow the ephemerals to seed into them.
Blocks: use not-naturalizing species, in high densities, in large groups.
Select compatible plants of similar competitiveness to allow for high-density planting (to enable planting at high density in small gardens).
Achieve rhythm by repeating colours and forms over a large-scale planting.