Guido Cavalcanti .61


In un boschetto trova’ pasturella
più che la stella – bella, al mi’ parere.

   Cavelli avea biondetti e ricciutelli,
e gli occhi pien’ d’amor, cera rosata;
   con sua verghetta pasturav’ agnelli;

scalza, di rugiada era bagnata;
   cantava come fosse ’namorata:
er’ adornata di tutto piacere.

   D’amor la saluta’ imantenente
e domandai s’avesse compagnia;
   ed ella mi rispose dolzemente
che sola sola per lo bosco gia,
   e disse: «Sacci, quando l’augel pia,
allor disïa ’l me’ cor drudo avere».


   Po’ che mi disse di sua condizione
e per lo bosco augelli audìo cantare,
   fra me stesso diss’ i’: «Or è stagione
di questa pasturella gio’ pigliare».
   Merzé le chiesi sol che di basciare
ed abracciar, se le fosse ’n volere.

   Per man mi prese, d’amorosa voglia,
e disse che donato m’avea ’l core;
   menòmmi sott’ una freschetta foglia,
là dov’i’ vidi fior’ d’ogni colore;
   e tanto vi sentìo gioia e dolzore,
che ’l die d’amore mi parea vedere.




Il bosco, il museo e la curiosita' che in essi ci accompagna.

   Chissa' di cosa e' fatta la liberta' che sta dietro, davanti ed intorno alla curiosita'?

   Nel bosco si sa' e' l'ombra ed il fresco e nel museo le forme piu' comuni, cosi' simili alle nostre, ancora da scoprire per la prima volta, forse, ancora da ricondurre al presente dei propri gesti d'amicizia e d'amore.

   Il bosco viene da lontano come una statua greca, come la musica sia essa il canto degli uccelli o le note di una siringa al tempo di questo busto.

   Il bosco viene dal tempo delle foreste, qualunque sia la sua ampiezza, fosse anche un giardino, perche' e' come e' fatto che lo nomina, la sua densita', la sua massa, come quella scultura che porta la ragazza a guardare dove forse non ha ancora mai guardato.

   Le cose da scoprire di una vita si rivelano e tornano a portarci nel bosco dal quale non usciamo mai e dove ci ritroviamo ogni volta che non ci basta cio' che abbiamo davanti. Forse ci sospingiamo noi in esso. E' il bisogno di perdersi, di lasciarsi portare, come questa ragazza al Met si sta lasciando portare, libera di sentirsi al sicuro lasciandosi portare via.

   Un bisogno di scoperta, di entrare, ogni tanto, in allunisono con corde che vibrano diversamente dalla nostra voce, dai nostri gesti, dai nostri sguardi fino a quel momento, fino a quel momento, ogni volta, non piu' adeguati a seguire cio' che sta accadendo davanti: una luce diversa, un suono nuovo, un tepore piu' fine che ci nominano diversamente da come siamo stati abituati ad udire il nostro nome fino ad allora.

   Liberta' dell'ascolto e liberta' del seguirlo. Certamente c'e' un'eta' in cui la paura di spingersi oltremare va insieme alla gioia, quando ognuno dice: "Or è stagione di questa ... gio’ pigliare" (ognun riempia lo spazio vuoto delle proprie musiche), quando ognuno si addentra nel fosso, insegue una lucertola o tira da un lato i rami pendenti del salice, gia' liane, gia' avventura.

   Il bisogno ed il desiderio di entrare nel bosco, nel museo, delle forme che nascondono, aprono ad altre forme e quinte teatrali dove conoscersi e' l'avventura unica che tiene insieme tutta una vita.

   Il bosco non e' altro: Guido Cavalcanti, sarebbe proprio un errore non seguire alla lettera le sue parole, come anche, per la ragazza del museo, ascoltare solo cio' che le cuffie le stanno dicendo.

1 commento:

  1. "Il chiaro del bosco è un centro nel quale non sempre è possibile entrare; lo si osserva dal limite e la comparsa di alcune impronte di animali non aiuta a compiere tale passo. E' un altro regno che un'anima abita e custodisce.[...] Non bisogna cercare. E' la lezione immediata dei chiari del bosco: non bisogna andare a cercarli, e nemmeno a cercare nulla da loro. Nulla di determinato, di prefigurato, di risaputo."

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"garden me" / A writing about a wished frontier for the natural gardening

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Ecological Planting Design

Ecological Planting Design

Drifts / Fillers (Matrix) / Natural Dispersion / Intermingling with accents/ Successional Planting / Self seeding
What do these words mean? Some principles of ecological planting design. (from the book: "A New Naturalism" by C. Heatherington, J. Sargeant, Packard Publishing, Chichester)
Selection of the right plants for the specific site.
Real structural plants marked down into the Planting Plan. The other plants put randomly into the matrix: No. of plants per msq of the grid, randomly intermingling (even tall plants). Succession through the year.
Complete perennial weed control.
High planting density. Close planting allows the plants to quickly form a covering to shade out weeds.
Use perennials and grasses creating planting specifications that can be placed almost randomly.
Matrix: layers (successional planting for seasonal interest) of vegetation that make up un intermingling (random-scattering) planting scheme: below the surface, the mat forming plants happy in semi-shade, and the layer of sun-loving perennials.
Plants are placed completely randomly: planting individual plants, groups of two, or grouping plants to give the impression of their having dispersed naturally. Even more with the use of individual emergent plants (singletons) that do not self-seed, dispersed through the planting.
An intricate matrix of small plants underscores simple combinations of larger perennials placed randomly in twos or threes giving the illusion of having seeded from a larger group.
The dispersion effect is maintained and enhanced by the natural rhythm of the grasses that give consistency to the design. They flow round the garden while the taller perennials form visual anchors.
Allow self-seeding (dynamism) using a competitive static plant to prevent self-seeders from taking over: Aruncus to control self-seeding Angelica.
Sustainable plant communities based on selection (plants chosen for their suitability to the soil conditions and matched for their competitiveness) and proportions (balance ephemeral plants with static forms and combinations such as clumpforming perennials that do not need dividing: 20% ephemeral, self-seeding plants, 80% static plants) of the different species, dependent on their flowering season (a smaller numbers of early-flowering perennials, from woodland edges, which will emerge to give a carpet of green in the spring and will be happy in semi-shade later in the year, followed by a larger proportion of the taller-growing perennials which keep their form and seed-heads into the autumn and the winter).
Year-round interest and a naturalistic intermingling of plant forms.
Ecological compatibility in terms of plants suitability to the site and plants competitive ability to mach each other.
Working with seed mixes and randomly planted mixtures.
Perennials laid out in clumps and Stipa tenuissima dotted in the gaps. Over the time the grass forms drifts around the more static perennials and shrublike planting while the verbascum and kniphofia disperse naturally throughout the steppe.
Accents: Select strong, long lasting vertical forms with a good winter seed-heads. Select plants that will not self-seed, unless a natural dispersion model is required.
Planes: if designing a monoculture or with a limited palette, more competitive plants may be selected to prevent seeding of other plants into the group.
Drifts: to create drifts of naturalistic planting that are static in their shape over time use not-naturalizing, not self-seeding, not running plants.
Create naturalistic blocks for the seeding plants to drift around. For the static forms select plants that do not allow the ephemerals to seed into them.
Blocks: use not-naturalizing species, in high densities, in large groups.
Select compatible plants of similar competitiveness to allow for high-density planting (to enable planting at high density in small gardens).
Achieve rhythm by repeating colours and forms over a large-scale planting.