abbassarsi .62


Da quando gli inglesi hanno spazzato via il teatro dal giardino per comprendere la Natura -quella con la N maiuscola, un po' meno coltivata di quella con la n minuscola- rendendo tutto cio' che succedeva davanti ed intorno un luogo gioioso, il giardiniere e' diventato il designer. O meglio il designer ha dovuto rimboccarsi le maniche ed imparare come si pianta un albero.

   Il poeta inglese del '700 Alexander Pope scrive un'epistola: Epistle IV, to Richard Boyle, Earl of Burlington, dedicata al proprio amico cultore dell'architettura del Palladio. La lettera e' conosciuta da tutti i giardinieri e garden designer, che l'Inghilterra fa crescere nei propri giardini, per alcune righe:

"Consult the genius of the place in all;
   That tells the waters or to rise, or fall;
   Or helps th' ambitious hill the heav'ns to scale,
   Or scoops in circling theatres the vale;
   Calls in the country, catches opening glades,
   Joins willing woods, and varies shades from shades,
   Now breaks, or now directs, th' intending lines;
   Paints as you plant, and, as you work, designs."

   ... e di queste: genius of the place.

   Per chi studiava in una facolta' di architettura dagli anni '80 in poi questa espressione - veicolata da una importante pubblicazione e, nel frattempo, ritornata alla sua origine latina genius loci- era il pudico filo rosso delle accese discussioni tra amici oppure l'ultimo chiavistello dello studente per cambiare le sorti di un esame penoso.

   Il "Genio del luogo", lo "spirito del luogo" e' il carattere proprio di un luogo fisico, diverso da quello di ogni altro luogo fisico, con il quale noi entriamo in relazione ed al quale la nostra stessa identita' e' affidata.

   Portare rispetto a tale carattere, da parte di uno studente di architettura, non era doveroso, bensi' essenziale perche' la sua stessa identita' non si disperdesse nell'incapacita' di rintracciarsi in luoghi non piu' riconoscibili... mi viene da pensare che qualsivoglia luogo non sarebbe, nel corso del tempo, piu' riconoscibile persino a se stesso, se avesse almeno un paio dei nostri sensi e che dunque non esista uno spirito del luogo, ma solo la nostra urgenza di coglierne uno nell'immediato presente... e' ovvio, il che e' lo stesso che dire che un luogo ha un suo spirito... Quella riflessione e' dunque davvero fondamentale e, seppure sottratta ora alla sacralita' biografica dei vent'anni, resta un punto fondamentale nell'approccio alla lettura della realta' fisica in cui viviamo, cui davvero la nostra identita' e' affidata.

   Non un carattere che detti univocita' di forma per il progetto, ma un carattere che interroghi il progettare stesso in quel luogo. Nessun determinismo formale, bensi' ricerca. La descrizione e l'emergenza del segno... che meraviglia...

   Era il mondo delle metropoli cui si faceva riferimento e della campagna inondata di case e capannoni industriali contro le sedimentate e riconoscibili forme delle citta' storiche e delle architetture che entro esse cercavano, dal secondo dopoguerra in poi, un dialogo... penso alla studentessa cinese che al professore che le chiede perche' ha disegnato un grattacielo di 150 piani in Piazza Tienanmen, risponde: "Perche' c'e' posto...". Era il master di architettura alla Bartlett School of Architecture di Londra dove un cinese va con il suo peso di almeno 20 anni di pressione psicologica nella scalata al successo. 

   "Paints as you plant, and, as you work, designs." "Dipingi come pianti e, come lavori, disegna.", che puo' anche leggersi: "Dipingi mentre pianti e, mentre lavori, disegna.". Cosi' a Pope premeva la necessita' di un'intelligente interazione con la Natura, il cui canto i maleodoranti fumi delle ciminiere cominciavano a tradurre. Genius loci, dunque... ogni volta che siamo allarmati da qualcosa, sia essa la Rivoluzione Industriale, sia essa la rivoluzione del mercato globale con le sue citta'-infrastrutture.

   Il garden designer che abbia appreso a progettare sentendo il tratto scorrere sulla zolla di terra senza interruzione di continuita', interagisce con la natura in modo intelligente, tutto qua. Ecco perche' il designer ha dovuto rimboccarsi le maniche, abbassarsi, si' abbassarsi, perche' portare una cariola carica di letame ben macerato e' abbassarsi per chi non l'ha mai fatto e non ha la cultura che viene dall'istruzione alla bellezza artigianale dei mestieri.

   E allora mi viene in mente una canzone di Yves Montand, Planter cafe':

Planter café, c'est pas pour les gens fragiles
Y'a qu'a se baisser mais c'est ça qui est difficile
Fait chaud l'été, le soleil pèse des tonnes
Y se fait porter et c'est trop pour un seul homme

Le patron dira ce qu'il voudra, mon sommeil est à moi

Rêver café, je ne connais rien de pire
Pour m'énerver, ça m'empêche de dormir
Porter café jusqu'au ventre des navires
Y'a qu'a en grimper et faire semblant de sourire

Ton métier contre le mien mais surtout je te préviens

Planter café, c'est pas pour les gens fragiles
Y'a qu'a se baisser mais c'est ça qui est difficile, difficile, difficile.

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"garden me" / A writing about a wished frontier for the natural gardening

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Ecological Planting Design

Ecological Planting Design

Drifts / Fillers (Matrix) / Natural Dispersion / Intermingling with accents/ Successional Planting / Self seeding
What do these words mean? Some principles of ecological planting design. (from the book: "A New Naturalism" by C. Heatherington, J. Sargeant, Packard Publishing, Chichester)
Selection of the right plants for the specific site.
Real structural plants marked down into the Planting Plan. The other plants put randomly into the matrix: No. of plants per msq of the grid, randomly intermingling (even tall plants). Succession through the year.
Complete perennial weed control.
High planting density. Close planting allows the plants to quickly form a covering to shade out weeds.
Use perennials and grasses creating planting specifications that can be placed almost randomly.
Matrix: layers (successional planting for seasonal interest) of vegetation that make up un intermingling (random-scattering) planting scheme: below the surface, the mat forming plants happy in semi-shade, and the layer of sun-loving perennials.
Plants are placed completely randomly: planting individual plants, groups of two, or grouping plants to give the impression of their having dispersed naturally. Even more with the use of individual emergent plants (singletons) that do not self-seed, dispersed through the planting.
An intricate matrix of small plants underscores simple combinations of larger perennials placed randomly in twos or threes giving the illusion of having seeded from a larger group.
The dispersion effect is maintained and enhanced by the natural rhythm of the grasses that give consistency to the design. They flow round the garden while the taller perennials form visual anchors.
Allow self-seeding (dynamism) using a competitive static plant to prevent self-seeders from taking over: Aruncus to control self-seeding Angelica.
Sustainable plant communities based on selection (plants chosen for their suitability to the soil conditions and matched for their competitiveness) and proportions (balance ephemeral plants with static forms and combinations such as clumpforming perennials that do not need dividing: 20% ephemeral, self-seeding plants, 80% static plants) of the different species, dependent on their flowering season (a smaller numbers of early-flowering perennials, from woodland edges, which will emerge to give a carpet of green in the spring and will be happy in semi-shade later in the year, followed by a larger proportion of the taller-growing perennials which keep their form and seed-heads into the autumn and the winter).
Year-round interest and a naturalistic intermingling of plant forms.
Ecological compatibility in terms of plants suitability to the site and plants competitive ability to mach each other.
Working with seed mixes and randomly planted mixtures.
Perennials laid out in clumps and Stipa tenuissima dotted in the gaps. Over the time the grass forms drifts around the more static perennials and shrublike planting while the verbascum and kniphofia disperse naturally throughout the steppe.
Accents: Select strong, long lasting vertical forms with a good winter seed-heads. Select plants that will not self-seed, unless a natural dispersion model is required.
Planes: if designing a monoculture or with a limited palette, more competitive plants may be selected to prevent seeding of other plants into the group.
Drifts: to create drifts of naturalistic planting that are static in their shape over time use not-naturalizing, not self-seeding, not running plants.
Create naturalistic blocks for the seeding plants to drift around. For the static forms select plants that do not allow the ephemerals to seed into them.
Blocks: use not-naturalizing species, in high densities, in large groups.
Select compatible plants of similar competitiveness to allow for high-density planting (to enable planting at high density in small gardens).
Achieve rhythm by repeating colours and forms over a large-scale planting.