m'ama, non m'ama, .50

Nel terreno del futuro Bosco c'e' l'acqua... lo si sapeva visto il canale di fianco, ma prendere acqua dal canale azionando una pompa a benzina con un tubo che doveva passare per una pista ciclabile francamente mi sembrava piuttosto complicato e l'avventurosa sommatoria: acqua+secchio+carrucola+ponte sul canale poteva essere gioiosa nell'entusiasmo dei primi 10 minuti, ma se 3500mq non sono tanti, non credo di pensare la stessa cosa per i 1000 secchi d'acqua al giorno e soprattutto sembrano tutti molto gentili nell'informarmi al telefono della possibilita' di un allaccio alla rete idrica urbana!

   Prima della telefonata all'ufficio competente un'opzione alternativa si era presentata alla mente: il bosco poteva diventare un giardino come il Phoenix Garden del mio amico Chris a Covent Garden, un giardino senza l'acqua, un dry garden ovvero un francobollo direttamente da Marte spedito nella Pianura Padana... davvero intelligente, un giardino di piante senza necessita' d'acqua: si tolgono le amate erbacce, si aggiunge sabbia rotonda di fiume (senza spigoli come invece sarebbe quella di cava) per circa meta' della quantita' dei primi 20cm di terra (che per 3500mq sono 700mc), cosi' che l'acqua scorra rapida nello strato in cui la terra e' piu' protetta dalla forza evaporante del calore solare e le radici corrano a cercare l'acqua in profondita' senza preferire le facili diramazioni superficiali... insomma, tutto cio' che si legge nel bel libro di Olivier Filippi "The dry gardening handbook" che Chris mi ha suggerito tra i suoi vari consigli.

   Ci penso, certo che ci penso. Mi incanta l'idea, un giardino pioniere, un giardino intelligente, un esempio e monito di un clima che cambia con assoluta evidenza. Si', gia', ma un bosco, anzi il Bosco?! No, non riesco a resistere al bosco. Forse alla sua frescura. Preferisco la sensazione di ristoro all'intelligente dialogo con il calore che ci obblighera' negli anni a venire a mutare il nostro modo di immaginare il paesaggio.

   E' una questione estetica: preferisco passeggiare in un bosco usando l'acqua per crearlo, piuttosto che godere al piacere intellettuale di creare un giardino secco usando molta meno acqua. E' vero... c'e' una soglia sulla quale nel lungo tempo i due luoghi si incontrano: dopo alcuni anni, sia il bosco che il dry garden diventano (quasi) autonomi rispetto all'irrigazione artificiale e questa e' la soglia anche della mia contentezza. Vince dunque il bosco.

   Confesso che nella mia immaginazione il Bosco, gia' da un po', fa capolino come prato di fiori selvatici al seguito di ruspe atte ad impoverire il terreno sottraendone i primi fertili 20cm di strato superficiale cui e' sempre legata l'alta competizione di alcune erbacce rispetto alla delicatezza dei fiori selvatici... Ed una porzione di prateria di erbacee perenni e graminacee?! ... Lo sapevo...

   "Garden me" significa anche l'auspicio che il giardino guidi la noce sulla quale il giardiniere naviga, che metta un freno, un albero, una pianta, un sasso intorno al quale, come un giapponese, cominciare, altrimenti trovero' una margherita da sfogliare finche' il m'ama non segni il Nord.

1 commento:

  1. [Giardino marziano] : [bosco] = [torte fatte con il miele ("placentae" cioè torte di farina formaggio e miele - Catone, De Agricultura 76)] : [pane].
    Una piccola filastrocca dice.. ma sei proprio sicuro di quel che dici?
    Che gli alberi son tutti nostri amici?
    Sei stai nel bosco a lungo poi lo senti,
    son molto di più
    son nostri parenti.

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"garden me" / A writing about a wished frontier for the natural gardening

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Ecological Planting Design

Ecological Planting Design

Drifts / Fillers (Matrix) / Natural Dispersion / Intermingling with accents/ Successional Planting / Self seeding
What do these words mean? Some principles of ecological planting design. (from the book: "A New Naturalism" by C. Heatherington, J. Sargeant, Packard Publishing, Chichester)
Selection of the right plants for the specific site.
Real structural plants marked down into the Planting Plan. The other plants put randomly into the matrix: No. of plants per msq of the grid, randomly intermingling (even tall plants). Succession through the year.
Complete perennial weed control.
High planting density. Close planting allows the plants to quickly form a covering to shade out weeds.
Use perennials and grasses creating planting specifications that can be placed almost randomly.
Matrix: layers (successional planting for seasonal interest) of vegetation that make up un intermingling (random-scattering) planting scheme: below the surface, the mat forming plants happy in semi-shade, and the layer of sun-loving perennials.
Plants are placed completely randomly: planting individual plants, groups of two, or grouping plants to give the impression of their having dispersed naturally. Even more with the use of individual emergent plants (singletons) that do not self-seed, dispersed through the planting.
An intricate matrix of small plants underscores simple combinations of larger perennials placed randomly in twos or threes giving the illusion of having seeded from a larger group.
The dispersion effect is maintained and enhanced by the natural rhythm of the grasses that give consistency to the design. They flow round the garden while the taller perennials form visual anchors.
Allow self-seeding (dynamism) using a competitive static plant to prevent self-seeders from taking over: Aruncus to control self-seeding Angelica.
Sustainable plant communities based on selection (plants chosen for their suitability to the soil conditions and matched for their competitiveness) and proportions (balance ephemeral plants with static forms and combinations such as clumpforming perennials that do not need dividing: 20% ephemeral, self-seeding plants, 80% static plants) of the different species, dependent on their flowering season (a smaller numbers of early-flowering perennials, from woodland edges, which will emerge to give a carpet of green in the spring and will be happy in semi-shade later in the year, followed by a larger proportion of the taller-growing perennials which keep their form and seed-heads into the autumn and the winter).
Year-round interest and a naturalistic intermingling of plant forms.
Ecological compatibility in terms of plants suitability to the site and plants competitive ability to mach each other.
Working with seed mixes and randomly planted mixtures.
Perennials laid out in clumps and Stipa tenuissima dotted in the gaps. Over the time the grass forms drifts around the more static perennials and shrublike planting while the verbascum and kniphofia disperse naturally throughout the steppe.
Accents: Select strong, long lasting vertical forms with a good winter seed-heads. Select plants that will not self-seed, unless a natural dispersion model is required.
Planes: if designing a monoculture or with a limited palette, more competitive plants may be selected to prevent seeding of other plants into the group.
Drifts: to create drifts of naturalistic planting that are static in their shape over time use not-naturalizing, not self-seeding, not running plants.
Create naturalistic blocks for the seeding plants to drift around. For the static forms select plants that do not allow the ephemerals to seed into them.
Blocks: use not-naturalizing species, in high densities, in large groups.
Select compatible plants of similar competitiveness to allow for high-density planting (to enable planting at high density in small gardens).
Achieve rhythm by repeating colours and forms over a large-scale planting.