il giardino di Stirling .201

Dopo aver creato forme che si bagnavano nella malinconia dell'utopia socialista e insieme salutavano la tecnologia, quasi un'eco, con figure diafane, a tratti come un pugno o allucinanti (non certo celebrative di una risoluzione tecnologica della forma) Stirling chiude il capitolo della forma portandosi nell'ironia, dove resta ad occhi aperti e non si affeziona piu' e saluta la forma in quanto storica (perche' la forma e' sempre storia della forma) e lo fa senza uscire da questa storia, non si costruisce ali di cera, ci sta dentro e racconta quanto la forma che emerga come rappresentazione emerge come gia' rovina, gia' archeologia. E' questo il suo affettuoso rispetto per la storia dell'architettura in cui tanti anni prima aveva messo piede. Potrebbe uscire con un battere di ciglia, ma non lo fa per rispetto, tutto qua.

   La progettazione del paesaggio ha generalmente goduto dei migliori apporti da persone che si erano avvicinate al disegno provenendo da una formazione vivaistica o una scuola di orticultura e di solito una scuola inglese di garden design percorre le due vie dello studio teorico e di quello pratico.

   Il fatto che le piante siano materia viva apre al disegno prospettive non immaginabili altrimenti. Se non si lavora con tutto cio' che comporta il fatto che le piante siano materia viva, vale a dire l'Ambiente ed il Tempo, il disegno rischia di fossilizzarsi nella suggestione formale e si chiude in se' e noi con esso.

   Sempre dall'Inghilterra veniva l'insegnamento importante per cio' che concerne la forma, era l'architetto Stirling. Ecco perche' comincio con lui. Aveva mostrato a Stoccarda quanto una forma che insista nella rappresentazione, non appena viene a galla e' gia' rovina. Non diverso e' il giardino.

   Ad esempio, per qualche decennio il giardino inglese della seconda meta' del '900 e' stato dominato da un combinare forme e materiali nelle piu' svariate variazioni da coffee table book senza accorgersi nel frattempo del sottile e progressivo variare delle temperature e del modificarsi dei fragili equilibri che l'ecologia urbana stava vivendo. C'e' voluto un vivaista olandese perche' il mondo si accorgesse quanto sono belle ed importanti le erbe selvatiche (piu' il lavoro silenzioso di alcuni botanici amanti giardinieri sparsi qui e la').

   A due mesi dall'inizio del college, per un intero pomeriggio ero impegnato a pacciamare un giardino e mi domandavo piu' volte perche' stessi facendo quello che stavo facendo sotto la pioggia di novembre e per nulla volendo nella mia vita fare il giardiniere. Provenivo da una facolta' di architettura e la "forma" non aveva mai avuto nulla a che vedere con il compost che stavo maneggiando, fatto di una materia organica di varia natura, che ci insegnavano a mettere alla base delle piante appena potate facendo attenzione che la base dello stelo non venisse coperta cosi' da evitare lo sviluppo di funghi a causa dell'umidita'... "Cose belle", in fondo, pensavo... cose che davano un senso al giardino e che, in effetti, mi coinvolgevano ogni giorno di piu'.

   Scoprivo il modo inglese di giocare con la materia viva e mutabile delle cose grazie alla quale un giardino offre mille possibilita' all'invenzione, ma non transige sul rispetto secolare delle dinamiche naturali in un'isola le cui poche risorse devono durare a lungo.
Scoprivo una prospettiva insolita che si apriva al disegno come lo avevo conosciuto fino ad allora. Era una capacita' che il disegno acquista nel seguire la materia con cui ha a che fare: la vita delle piante al pari delle variazioni del terreno, dei mutamenti climatici e perche' no, della poca memoria degli scoiattoli che ogni inverno dimenticano dove hanno nascosto le noci e l'albero che nasce non sospetto diventa il fulcro del progetto. Il disegno diventava inseparabile dalla pratica conoscenza del funzionamento del suolo e delle piante.

   "... Dipingi quando pianti e quando lavori progetta...", siamo nel 1731 e questa e' la riga piu' bella della Epistle to Burlington scritta all'architetto e mecenate Duca di Burlington dal poeta inglese Alexander Pope, forse il documento piu' suggestivo di tutta la letteratura dedicata al giardino, sicuramente quello la cui influenza linguistica e' stata massima e permane ancora oggi quando si parla di "genius loci". Pope tiene insieme in quel chiasmo un'educazione all'ascolto che la Natura ed i luoghi naturali richiedono a chi si accinge a progettare un giardino.

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"garden me" / A writing about a wished frontier for the natural gardening

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Ecological Planting Design

Ecological Planting Design

Drifts / Fillers (Matrix) / Natural Dispersion / Intermingling with accents/ Successional Planting / Self seeding
What do these words mean? Some principles of ecological planting design. (from the book: "A New Naturalism" by C. Heatherington, J. Sargeant, Packard Publishing, Chichester)
Selection of the right plants for the specific site.
Real structural plants marked down into the Planting Plan. The other plants put randomly into the matrix: No. of plants per msq of the grid, randomly intermingling (even tall plants). Succession through the year.
Complete perennial weed control.
High planting density. Close planting allows the plants to quickly form a covering to shade out weeds.
Use perennials and grasses creating planting specifications that can be placed almost randomly.
Matrix: layers (successional planting for seasonal interest) of vegetation that make up un intermingling (random-scattering) planting scheme: below the surface, the mat forming plants happy in semi-shade, and the layer of sun-loving perennials.
Plants are placed completely randomly: planting individual plants, groups of two, or grouping plants to give the impression of their having dispersed naturally. Even more with the use of individual emergent plants (singletons) that do not self-seed, dispersed through the planting.
An intricate matrix of small plants underscores simple combinations of larger perennials placed randomly in twos or threes giving the illusion of having seeded from a larger group.
The dispersion effect is maintained and enhanced by the natural rhythm of the grasses that give consistency to the design. They flow round the garden while the taller perennials form visual anchors.
Allow self-seeding (dynamism) using a competitive static plant to prevent self-seeders from taking over: Aruncus to control self-seeding Angelica.
Sustainable plant communities based on selection (plants chosen for their suitability to the soil conditions and matched for their competitiveness) and proportions (balance ephemeral plants with static forms and combinations such as clumpforming perennials that do not need dividing: 20% ephemeral, self-seeding plants, 80% static plants) of the different species, dependent on their flowering season (a smaller numbers of early-flowering perennials, from woodland edges, which will emerge to give a carpet of green in the spring and will be happy in semi-shade later in the year, followed by a larger proportion of the taller-growing perennials which keep their form and seed-heads into the autumn and the winter).
Year-round interest and a naturalistic intermingling of plant forms.
Ecological compatibility in terms of plants suitability to the site and plants competitive ability to mach each other.
Working with seed mixes and randomly planted mixtures.
Perennials laid out in clumps and Stipa tenuissima dotted in the gaps. Over the time the grass forms drifts around the more static perennials and shrublike planting while the verbascum and kniphofia disperse naturally throughout the steppe.
Accents: Select strong, long lasting vertical forms with a good winter seed-heads. Select plants that will not self-seed, unless a natural dispersion model is required.
Planes: if designing a monoculture or with a limited palette, more competitive plants may be selected to prevent seeding of other plants into the group.
Drifts: to create drifts of naturalistic planting that are static in their shape over time use not-naturalizing, not self-seeding, not running plants.
Create naturalistic blocks for the seeding plants to drift around. For the static forms select plants that do not allow the ephemerals to seed into them.
Blocks: use not-naturalizing species, in high densities, in large groups.
Select compatible plants of similar competitiveness to allow for high-density planting (to enable planting at high density in small gardens).
Achieve rhythm by repeating colours and forms over a large-scale planting.