Piantala / lezioni di giardinaggio .196

In Inghilterra, di solito, quelli che hanno detto qualcosa di importante nella progettazione dei giardini si sono formati in un vivaio o in una scuola di orticultura oppure sono state libere mogli di ricchi mariti che sperimentavano nei loro giardini, eccezion fatta per alcuni architetti dal talento incredibile cresciuti in cantiere.
Un college inglese di garden design non puo' quindi non percorrere le due vie parallele dello studio teorico e di quello pratico, il solo modo capace di insegnare quanto il fatto che le piante siano "materia viva" apra al disegno prospettive non immaginabili altrimenti.

   A due mesi dall'inizio del college, mentre per un intero pomeriggio ero impegnato a pacciamare un giardino, mi sono domandato piu' volte perche' stessi facendo quello che stavo facendo sotto la pioggia di novembre e per nulla volendo fare il giardiniere nella mia vita. Provenivo da una facolta' di architettura e la Forma non aveva mai avuto nulla a che vedere con il compost che stavo maneggiando, fatto di materia organica di varia natura, che ci insegnavano a mettere alla base delle piante appena potate facendo attenzione che la base dello stelo non venisse coperta cosi' da evitare lo sviluppo di funghi a causa dell'umidita'... cose belle, mi accorgevo... cose che davano un senso di "racconto" al giardino e che, in effetti, mi prendevano ogni giorno di piu' e vincevano la fatica di trovarci un senso.

   Scoprivo l'ironia inglese di giocare con la materia viva e mutabile delle cose grazie alla quale un giardino offre mille possibilita' all'invenzione, ma non transige sul rispetto secolare delle dinamiche naturali in un isola con pochissime risorse che devono durare a lungo.
Ancora piu' importante scoprivo un'ironia del disegno ovvero una prospettiva insolita che si apriva al disegno come lo avevo conosciuto fino ad allora ed era la capacita' di surfare che il disegno acquista nel modularsi sulle variazioni del terreno oppure sui mutamenti climatici e, perche' no, sulla poca memoria degli scoiattoli che ogni inverno dimenticano dove hanno nascosto i semi di ippocastano e l'albero che nasce non sospetto diventa il fulcro di un nuovo progetto. Il disegno diventava inseparabile dalla pratica che il giardino insegnava, la pratica conoscenza del funzionamento del suolo e delle piante.

   "... Dipingi quando pianti e quando lavori progetta...", siamo nel '700 ed e' la riga piu' bella della lettera scritta al Duca di Burlington dal poeta inglese Alexander Pope. Sta parlando di un'educazione all'ascolto che la Natura dei luoghi richiede a noi che in essa vogliamo metter piede o matita, in un chiasmo che tiene insieme percezione estetica e sapere pratico per raggiungere il dialogo piu' intimo con il luogo in cui il progetto vuole cominciare.

   Se non si conoscono i fondamenti di una lingua non si puo' parlare in quella lingua ed il disegnare con elementi vivi come il suolo e le piante e' una lingua che si impara in giardino.

   Potrebbe andare come introduzione ad un corso di giardinaggio.

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"garden me" / A writing about a wished frontier for the natural gardening

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Ecological Planting Design

Ecological Planting Design

Drifts / Fillers (Matrix) / Natural Dispersion / Intermingling with accents/ Successional Planting / Self seeding
What do these words mean? Some principles of ecological planting design. (from the book: "A New Naturalism" by C. Heatherington, J. Sargeant, Packard Publishing, Chichester)
Selection of the right plants for the specific site.
Real structural plants marked down into the Planting Plan. The other plants put randomly into the matrix: No. of plants per msq of the grid, randomly intermingling (even tall plants). Succession through the year.
Complete perennial weed control.
High planting density. Close planting allows the plants to quickly form a covering to shade out weeds.
Use perennials and grasses creating planting specifications that can be placed almost randomly.
Matrix: layers (successional planting for seasonal interest) of vegetation that make up un intermingling (random-scattering) planting scheme: below the surface, the mat forming plants happy in semi-shade, and the layer of sun-loving perennials.
Plants are placed completely randomly: planting individual plants, groups of two, or grouping plants to give the impression of their having dispersed naturally. Even more with the use of individual emergent plants (singletons) that do not self-seed, dispersed through the planting.
An intricate matrix of small plants underscores simple combinations of larger perennials placed randomly in twos or threes giving the illusion of having seeded from a larger group.
The dispersion effect is maintained and enhanced by the natural rhythm of the grasses that give consistency to the design. They flow round the garden while the taller perennials form visual anchors.
Allow self-seeding (dynamism) using a competitive static plant to prevent self-seeders from taking over: Aruncus to control self-seeding Angelica.
Sustainable plant communities based on selection (plants chosen for their suitability to the soil conditions and matched for their competitiveness) and proportions (balance ephemeral plants with static forms and combinations such as clumpforming perennials that do not need dividing: 20% ephemeral, self-seeding plants, 80% static plants) of the different species, dependent on their flowering season (a smaller numbers of early-flowering perennials, from woodland edges, which will emerge to give a carpet of green in the spring and will be happy in semi-shade later in the year, followed by a larger proportion of the taller-growing perennials which keep their form and seed-heads into the autumn and the winter).
Year-round interest and a naturalistic intermingling of plant forms.
Ecological compatibility in terms of plants suitability to the site and plants competitive ability to mach each other.
Working with seed mixes and randomly planted mixtures.
Perennials laid out in clumps and Stipa tenuissima dotted in the gaps. Over the time the grass forms drifts around the more static perennials and shrublike planting while the verbascum and kniphofia disperse naturally throughout the steppe.
Accents: Select strong, long lasting vertical forms with a good winter seed-heads. Select plants that will not self-seed, unless a natural dispersion model is required.
Planes: if designing a monoculture or with a limited palette, more competitive plants may be selected to prevent seeding of other plants into the group.
Drifts: to create drifts of naturalistic planting that are static in their shape over time use not-naturalizing, not self-seeding, not running plants.
Create naturalistic blocks for the seeding plants to drift around. For the static forms select plants that do not allow the ephemerals to seed into them.
Blocks: use not-naturalizing species, in high densities, in large groups.
Select compatible plants of similar competitiveness to allow for high-density planting (to enable planting at high density in small gardens).
Achieve rhythm by repeating colours and forms over a large-scale planting.