Hybrid Parks e L'Allegoria del Buon Governo .145

Hybrid Parks Workshop, Ferrara 6, 7, 8 Novembre 2013


Si parla di Hybrid Parks. Tradotto in Italiano diventa Parchi Ibridi. Possiamo spingerci oltre e pensare di tradurlo dal linguaggio verbale al linguaggio visuale, come nella prima meta' del XIV secolo Ambrogio Lorenzetti dipingeva nell'affresco dell'Allegoria del Buon Governo sulle pareti del Palazzo Pubblico di Siena, era l'anno 1338. Chi canta e danza, chi attende alle proprie faccende, una citta' si apre alla campagna, le persone entrano ed escono, chi va a caccia e chi porta merci. La citta' si apre alla campagna attraverso una fascia di orti e vigneti adiacenti le mura. E' l'immagine della Pace, un'immagine di cose differenti ed in armonia tra loro, molteplici e colorate. E' l'allegoria del Buon Governo. Sulla parete di fronte un'unica macchia grigia e marrone del colore di boschi devastati e campi abbandonati e' l'immagine del Cattivo Governo.

   Il paesaggio diventa strumento di rappresentazione della condizione della citta'. Ma accade qui qualcosa di piu', e' il potere dell'allegoria. L'allegoria si compone di determinate cose: le ragazze che danzano ridendo, le finestre aperte delle case, i negozi, i campi coltivati e queste cose sono identiche a cio' che per noi significa Pace, queste cose sono la Pace. L'allegoria fissa l'identita' tra la Pace ed il suo Paesaggio, generando in noi un senso di familiarita' e di appartenenza ad esso. La forza dell'allegoria e' qui: crea un'indissolubile unita' tra quel Paesaggio e cio' di cui noi abbiamo bisogno. In una sala del Palazzo Pubblico di Siena, la Pace e la citta' del XIV secolo avevano trovato il proprio Paesaggio.

   A Ferrara, dal XV al XVI secolo, il grande potere economico-militare dei duchi Estensi assumeva una duplice forma, da un lato, armi di ultima generazione da usare e vendere ai potenti d'europa e, dall'altra, le Delizie, palazzi con giardini in cui la corte abitava alcuni mesi all'anno: il giardino, in un'epoca di guerra, e' manifesto di potere e sua rappresentazione.

   La presenza di queste aree verdi nella citta' di oggi e' rimasta pressoche' intatta. La vista dall'alto mostra la zona Nord-Est della citta' di colore verde continuo ed e' qui che accadono le cose piu' interessanti. Cio' che si percorre e' una rara fusione di sacro e profano tra orti medievali. Entro il perimetro delle mura una campagna mantiene il proprio uso, non solo la propria persistenza formale, come area di rispetto tra i due cimiteri cristiano ed ebraico che ne hanno garantito la durata.

   Forse Ferrara puo' ospitare un ragionamento sugli Hybrid Parks perche' li conosce da tempo o meglio conosce possibilita' antiche di gestione dello spazio verde pubblico che possono essere fonte di stimolo per il mondo contemporaneo. Un'idea super-moderna, quella degli Hybrid Parks, trova qui, quasi casualmente, delle radici. Questa idea, radicandosi nel tempo, acquista una patina di normalita', di ovvieta' che ci restituisce all'evidenza del suo piu' autentico carattere e sua piu' autentica ricchezza: la molteplicita'. La normalita' che si incontra a Ferrara rende l'idea della fusione di urbano ed agricolo piu' familiare, piu' consueta ovvero gia' piu' disponibile a sedimentarsi nell'immaginario di tutti coloro che l'attraversano. Si tratta allora di giungere alla fine del workshop con in se' maturato un senso di riscoperta, quasi di ovvieta' visiva e percettiva circa il significato di hybrid e con essa maturato il bisogno estetico di questo tipo di paesaggio. Un'appartenenza tout court. Le forme progettuali di tale riscoperta, poi, sono tutte da inventare.

   Nella forma di un giardino -ogni Parco e' un giardino- trova rappresentazione l'urgenza di chi lo crea e la storia del giardino e' un continuo cambiamento di forme e di idee, come teatro di una rappresentazione che muta di volta in volta i suoi contenuti.
Sappiamo tutti che l'urgenza ecologica e' l'idea dominante del nostro presente. Si tratta allora di trovare una risposta alla questione: quale sia la forma di giardino in grado di interpretare questa urgenza. Mi piace pensare che il giardino in grado di interpretare le cose che piu' ci stanno a cuore abbia una forma insolita, capace di seguire le piante nel loro sviluppo naturale.

   Il bello e' che ad accogliere l'Ecologia nel nostro sguardo si arriva al punto di non poterne piu' fare a meno... Il piu' avventuroso dei giardinieri inglesi si chiamava Christopher Lloyd ed il 21 Dicembre '78 scriveva: “... E' questione di educazione: se sei cresciuto correndo nell'erba alta, non ne puoi piu' fare a meno.” Non poter piu' fare a meno di una Bellezza che viene a galla in forme non piu' riconducibili ad una consueta idea dell'ordine, ma sinonimi di varieta' biologica... "Pettini con la mano le erbacee a fine stagione." scrisse il designer olandese Henk Gerritsen in una lettera alla sua ultima cliente. 

   Si tratta di creare una cultura del verde aperta a soluzioni adatte al fenomeno di lento e progressivo impoverimento della diversita' climatica, adatte alla tendenza all'innalzamento delle temperature e alla scarsita' d'acqua. Attenzione alla sostenibilita' nella scelta vegetale da coniugare con un tipo di progettazione informata ai sistemi vegetali che si trovano in natura nella creazione di comunita' vegetali semi-autosufficienti. Piante resistenti e durature messe a dimora in seno ad una progettazione che, facendosi mimetica dei paesaggi naturali, sia in grado di condurre il dinamismo delle comunita' vegetali nel paesaggio delle nostre citta'. La gestione di questi spazi assecondera' sia l'opportunita' autunnale ed invernale di insetti ed uccelli di nutrirsi dalle teste dei fiori secchi, sia la bellezza formale delle erbacee perenni nella loro fase invernale, intervenendo solo allora alla loro recisione, con un contenimento delle spese. E cosi' pure lo sfalcio delle comunita' vegetali prative verra' differenziato, laddove la fruizione pubblica lo permetta, lasciandole al loro naturale sviluppo, anche in questo caso con un contenimento delle spese grazie al fatto che lo sfalcio di fine stagione e' affidato ad agricoltori per l'alimentazione degli animali. Sostenibilita' nella scelta delle specie, sostenibilita' nella progettazione e sostenibilita' nella gestione.
Sostenibilita' allora diventa qui sinonimo di molteplicita', quella molteplicita' di cui parlavo all'inizio, di cui e' fatto il Paesaggio della Pace nell'affresco dell'Allegoria del Buon Governo.

   Il rischio di non ascoltare l'urgenza ecologica non traducendola nelle forme ad essa piu' consone e' che il paesaggio in cui viviamo non rappresenti piu' nulla per nessuno e che le sue forme si ripetano senza creare intorno a se' alcun senso di condivisione. Ed e' di condivisione che si crea la Citta'. Se il Buon Governo e la sua Pace avevano trovato nel XIV secolo la loro adeguata rappresentazione pittorica, il proprio Paesaggio, noi dobbiamo interrogarci su quale forma l'urgenza ecologica del XXI secolo, la nostra Pace, puo' trovare la propria adeguata rappresentazione. Quale sara' la nostra allegoria?

   Come puo' una comunita' locale arrivare ad avere una gestione del verde che permetta tali esperimenti nell'ambito delle proprie disponibilita' economiche? E' difficile per piu' ragioni, ne scelgo due: la disponibilita' economica e la cultura della cittadinanza. La prima rende possibile la nascita di ogni cosa, la seconda rende possibile la sua durata. Questo workshop affronta il secondo punto in quanto e' strumento di comunicazione, puo' fissare un accordo dal quale partire insieme in piu' paesi per la costruzione di un consenso pubblico diffuso. Spetta quindi ai governi locali delle citta' studiare il primo punto, come creare le opportunita' nell'ambito delle proprie disponibilita'.

   Ferrara non ha grandi risorse economiche, ma si e' dotata di uno strumento di gestione degli spazi verdi pubblici che puo' permettere novita'. Si chiama Adozione Verde: privati cittadini si associano senza scopo di lucro ed adottano per la durata di cinque anni un'area di dimensioni variabili dai 20mq ai 2.000mq. L'uso differenziato dello spazio pubblico si moltiplica cosi' per l'intera citta' arricchendosi dei piu' svariati molteplici apporti dei privati cittadini. Ed e' qui che si torna all'importanza dell'informazione e della cultura della cittadinanza per garantire la qualita' delle sue proposte.

   E' cosi' che hybrid perde ogni connotazione dimensionale e diventa: consuetudine di pensiero ed e' cosi' che puo' spingersi un po' piu' in la' dell'idea di Parco ed entrare nelle nostre case ad arricchire i frammentati spazi verdi privati per trasformarli e farli funzionare in una unita' piu' grande. Se immaginiamo di guardare dall'alto la citta' di Ferrara, con la fortuna di vedere come gli uccelli, l'insieme frammentario dei suoi giardini si rivela qual e': gli uccelli non si curano dei muri divisori tra giardino e giardino, volano sopra un unico giardino grande quanto l'intera citta', la cui ricchezza e' data dalla varieta' dei tanti piccoli habitat che lo compongono. Non e' questione di scala, bensi' di approccio ed ha un nome: molteplicita', ancora una volta.

   Se questa visione si fa piu' matura Ferrara, come molte altre citta', puo' non aver bisogno di un hybrid park, perche' gia' e' un hybrid park, in quanto gia' funziona come tale. Soltanto e' necessario che si faccia piu' maturo ovvero piu' diversificato il modo in cui i suoi spazi verdi funzionano nel loro insieme, ciascuno avvalorato dalla propria particolarita'. La molteplicita', che qui a Ferrara con un salto di scala temporale inatteso tiene unito il presente al medioevo, puo' diventare molteplicita' spaziale in grado di tenere e fare funzionare insieme il piccolo giardino ed il grande parco, rendendo ogni scala di intervento piu' fluida, piu' adattabile; ovvero, in una sola tensione, rendere la nostra Allegoria piu' attenta alla fragile imprevedibilita' del nostro tempo.

1 commento:

  1. Tendiamo sempre a pensare a noi stessi in termini di separatezza, ma come insegna lo Yoga... questo è folle. Come la pianta, anche noi abbiamo un luogo nel nostro corpo dove l'esterno comunica con l'interno, dove l'aria entra in noi e dove non è possibile stabilire dove finisce l'Io e dove comincia il Mondo. Nonostante non sembriamo simili agli alberi e ai giardini, in realtà anche noi siamo ibridi e abbiamo radici nella terra e foglie protese verso il Sole. Difendere la molteplicità è difendere noi stessi, ma ho la sensazione che finché non saranno troppe e ingestibili le persone come me - intossicate da un ambiente malsano - sarà veramente difficile arrivare a un buon governo. Grazie per quello che fai.

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"garden me" / A writing about a wished frontier for the natural gardening

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Ecological Planting Design

Ecological Planting Design

Drifts / Fillers (Matrix) / Natural Dispersion / Intermingling with accents/ Successional Planting / Self seeding
What do these words mean? Some principles of ecological planting design. (from the book: "A New Naturalism" by C. Heatherington, J. Sargeant, Packard Publishing, Chichester)
Selection of the right plants for the specific site.
Real structural plants marked down into the Planting Plan. The other plants put randomly into the matrix: No. of plants per msq of the grid, randomly intermingling (even tall plants). Succession through the year.
Complete perennial weed control.
High planting density. Close planting allows the plants to quickly form a covering to shade out weeds.
Use perennials and grasses creating planting specifications that can be placed almost randomly.
Matrix: layers (successional planting for seasonal interest) of vegetation that make up un intermingling (random-scattering) planting scheme: below the surface, the mat forming plants happy in semi-shade, and the layer of sun-loving perennials.
Plants are placed completely randomly: planting individual plants, groups of two, or grouping plants to give the impression of their having dispersed naturally. Even more with the use of individual emergent plants (singletons) that do not self-seed, dispersed through the planting.
An intricate matrix of small plants underscores simple combinations of larger perennials placed randomly in twos or threes giving the illusion of having seeded from a larger group.
The dispersion effect is maintained and enhanced by the natural rhythm of the grasses that give consistency to the design. They flow round the garden while the taller perennials form visual anchors.
Allow self-seeding (dynamism) using a competitive static plant to prevent self-seeders from taking over: Aruncus to control self-seeding Angelica.
Sustainable plant communities based on selection (plants chosen for their suitability to the soil conditions and matched for their competitiveness) and proportions (balance ephemeral plants with static forms and combinations such as clumpforming perennials that do not need dividing: 20% ephemeral, self-seeding plants, 80% static plants) of the different species, dependent on their flowering season (a smaller numbers of early-flowering perennials, from woodland edges, which will emerge to give a carpet of green in the spring and will be happy in semi-shade later in the year, followed by a larger proportion of the taller-growing perennials which keep their form and seed-heads into the autumn and the winter).
Year-round interest and a naturalistic intermingling of plant forms.
Ecological compatibility in terms of plants suitability to the site and plants competitive ability to mach each other.
Working with seed mixes and randomly planted mixtures.
Perennials laid out in clumps and Stipa tenuissima dotted in the gaps. Over the time the grass forms drifts around the more static perennials and shrublike planting while the verbascum and kniphofia disperse naturally throughout the steppe.
Accents: Select strong, long lasting vertical forms with a good winter seed-heads. Select plants that will not self-seed, unless a natural dispersion model is required.
Planes: if designing a monoculture or with a limited palette, more competitive plants may be selected to prevent seeding of other plants into the group.
Drifts: to create drifts of naturalistic planting that are static in their shape over time use not-naturalizing, not self-seeding, not running plants.
Create naturalistic blocks for the seeding plants to drift around. For the static forms select plants that do not allow the ephemerals to seed into them.
Blocks: use not-naturalizing species, in high densities, in large groups.
Select compatible plants of similar competitiveness to allow for high-density planting (to enable planting at high density in small gardens).
Achieve rhythm by repeating colours and forms over a large-scale planting.